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segnalato da Freeonline.it
Latin America’s New Knowledge Economy: Higher Education, Government and International Collaboration
AA.VV.
 


Il volume, edito dall’Institute of International Education (IIE) e dall’ American Institute for Foreign Study Foundation (AIFS), analizza il contributo dell’istruzione superiore alla rapida crescita economica e ai cambiamenti sociali che hanno interessato l’America Latina negli ultimi tre decenni: «Perché i responsabili nazionali, che cercano di costruire una solida economia della conoscenza nei loro Paesi sappiano che l’investimento in istruzione superiore è la chiave di tale crescita», ha ricordato Allan Goodmann, presidente dell’IIE.
In primo luogo la migliorata situazione economica: secondo il Fondo Monetario Internazionale l’economia dell’intera Regione è cresciuta del 3,7% nel solo 2012, cui prevedibilmente si aggiungerà un ulteriore 4,1% nell’anno in corso. Lo sviluppo economico, oltre a favorire una stabilizzazione politica e sociale, ha permesso a una classe media in espansione di disporre dei mezzi finanziari sufficienti per far studiare i propri figli all’estero: da Messico, Brasile, Colombia e Venezuela provengono attualmente 35.498 studenti iscritti nelle università statunitensi. Gli scambi educativi tra Sud e Nord America sono favoriti – ha evidenziato William L. Gertz, presidente dell’AIFS – anche dai cambiamenti demografici in atto negli Stati Uniti: secondo l’US Census Bureau, oltre 50 milioni di cittadini statunitensi sono di discendenza ispanica, e quindi in grado di favorire un ideale legame culturale e linguistico tra le due aree (lo spagnolo è parlato dal 12% della popolazione statunitense).
Il 7° Global Research Report Education dell’IIE, analizza, nell’introduzione, il contesto storico e comparato dei sistemi accademici sudamericani, mentre nei nove capitoli successivi passa in rassegna le questioni chiave connesse al ruolo giocato dall’istruzione superiore: strutture della governance; competenze richieste dalla società della conoscenza; effetti dei programmi delle borse di studio all’estero; evoluzione della mobilità accademica da brain drain a brain gain; equità negli accessi universitari, partendo dal presupposto che le diseguaglianze nell’approccio a un insegnamento di qualità riflettono e rafforzano tutte le altre diseguaglianze.
Nonostante i progressi segnalati dagli anni Sessanta, resta ancora molto da fare in merito alle differenze di genere. Come altrove le donne appaiono ancora sottorappresentate nelle cosiddette discipline STEM (scienze, tecnologia, ingegneria e matematica) così come persistono differenze nei tassi occupazionali e nei salari. Minori successi sono stati raggiunti anche nella lotta alle differenze, che affliggono le minoranze sociali soprattutto nei Paesi a forte presenza di comunità autoctone e/o di origine africana, ad esempio Messico, Perù, Bolivia e nord-est del Brasile. Proprio alla realtà universitaria del Brasile, «il solo Paese con un importante numero di università che fanno ricerca» sono dedicati due interi capitoli, evidenziando le esperienze di partenariato universitario, ivi compreso il Programma governativo di durata quadriennale Ciência sem Fronteiras, promosso per sostenere finanziariamente per un anno un centinaio di studenti e ricercatori brasiliani, desiderosi di completare la loro formazione o di frequentare stage in atenei statunitensi o europei.
 
Maria Luisa Marino
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