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Il dottorato di ricerca. Profili innovativi
Benedetto Coccia (a cura di)
 


Manuela Costone, Chiara Finocchetti, Giovanni Finocchietti, Marzia Foroni, Fabrizia Sernia
Editrice Apes, Roma 2013, pp. 198
 
Tempo di riforma per il dottorato di ricerca: il nuovo regolamento ministeriale (Dm 94/2013) delinea un sostanziale restyling per i corsi di dottorato, nel tentativo di stimolarne l’internazionalizzazione, l’innovazione, la sinergia con il mondo del lavoro. In leggero anticipo rispetto alla promulgazione del regolamento ministeriale, che definisce le nuove modalità di accreditamento, attivazione e valutazione dei dottorati di ricerca, l’Istituto di studi politici “San Pio V” di Roma ha realizzato un ricerca volta ad esaminare l’influenza delle politiche europee di ricerca nello sviluppo di buone pratiche dei dottorati italiani, con particolare riguardo alle strategie di internazionalizzazione del terzo livello della formazione universitaria. Obiettivo, rilevare la capacità dei nostri dottorati nel promuovere l’innovazione tecnologica e la ricerca scientifica (anche presso industrie hi-tech), nel segno di una crescente attenzione alla professionalizzazione dei percorsi d’alta formazione.
Una ricerca attenta e ambiziosa, che ha la peculiarità di mettere a sistema i vari interventi di riforma del dottorato che si sono succeduti negli ultimi anni (compreso quello promosso dalla legge 240/2010), volti ad affrontare talune delle criticità palesatesi nel corso dell’ultimo decennio: la proliferazione di corsi di dottorato ridondanti o poco efficaci sul piano professionale, la riduzione costante delle risorse destinate alle borse di studio, il basso grado di internazionalizzazione, l’autoreferenzialità di talune attività di ricerca. Di qui l’accento posto sulla necessità di inquadrare la riforma del dottorato all’interno dello scenario europeo, scandito dalla costruzione dello Spazio europeo dell’istruzione superiore e dallo Spazio europeo della ricerca: un processo lungo e complesso, che impone tra l’altro un confronto costante tra i ricercatori e una maggiore sinergia tra atenei ed enti di ricerca, nel tentativo di definire linee programmatiche di ricerca al passo con il fenomeno della globalizzazione e della circolarità delle conoscenze.

Nella fase di gestazione della nuova riforma del dottorato di ricerca, che demanda all’Anvur il compito di accreditare qualitativamente e scientificamente i nuovi corsi, la ricerca svolta dall’Istituto “San Pio V” ha perseguito alcune finalità specifiche: studiare l’influenza delle realtà di ricerca europee nell’organizzazione nazionale dei dottorati; analizzare i modelli dottorali più diffusi all’estero e la loro evoluzione recente; esaminare la diffusione dei dottorati congiunti tra atenei italiani e stranieri (con particolare attenzione al rilascio del titolo congiunto); analizzare la diffusione del dottorato professionale; studiare i casi più significativi di dottorati italiani finalizzati all’impiego in azienda.

Sullo sfondo campeggia la riflessione realizzata dall’European University Association (Eua), che a tal fine ha promosso i progetti Doctoral Programmes Project e Doc-Careers, volti ad approfondire le prospettive del modello denominato collaborative doctoral education, e il progetto Codoc, che ha preso in consegna le diverse strategie della formazione dottorale in Europa. A tal proposito la ricerca dell’Istituto “San Pio V” evidenzia il carattere innovativo non solo dei dottorati congiunti e dei dottorati internazionali, ma anche del Doctoratus Europaeus, «una certificazione congiunta allegata a un titolo nazionale di dottorato che si qualifica per determinate caratteristiche di internazionalizzazione», e che è possibile conseguire nel rispetto di quattro requisiti: co-tutela, giuria internazionale, plurilinguismo e mobilità.

Nel dettaglio, la ricerca realizzata dall’Istituto “San Pio V” si compone di cinque capitoli, ciascuno volto a fotografare un particolare aspetto della riforma del dottorato: il primo dedicato allo scenario internazionale e alle politiche per la ricerca e la formazione dottorale (Giovanni Finocchietti); il secondo finalizzato a fornire un quadro comparato dei modelli di dottorato utilizzati in Francia, Germania, Regno Unito, Danimarca, Usa e Brasile, molti dei quali rispondenti alle esigenze delle imprese e alla formalizzazione del rapporto tra candidato e istituzione (Marzia Foroni); il terzo capitolo incentrato sullo studio dei corsi ad alto tasso di internazionalizzazione, compresi quelli inseriti nei programmi europei Erasmus Mundus, Marie Curie ed Euraxess (Mauela Costone); il quarto capitolo dedicato al dottorato professionale e alla sua diffusione in Australia, Usa e Regno Unito (Chiara Finocchietti); il quinto e ultimo capitolo incentrato sulla creazione di dottorati svolti in azienda, con focus specifici dedicati al ruolo degli atenei, degli enti di ricerca e delle regioni, nonché alla diffusione del dottorato in alto apprendistato e al dottorato di ricerca executive per l’industria (Fabrizia Sernia).

La ricerca getta così le basi per una riflessione circostanziata sul ruolo del dottorato nella società della conoscenza, caratterizzata da una complessità culturale, economica e funzionale che richiede percorsi formativi adeguatamente ispirati alla internazionalizzazione e alla professionalizzazione delle conoscenze, al fine di contrastare la preoccupante perdita di attrattività del titolo di dottorato registratasi negli ultimi anni. Allo stesso modo la ricerca pone in evidenza talune criticità dei nostri dottorati, che il nuovo regolamento ministeriale si prefigge di contrastare con forza, puntando sull’accreditamento dei corsi, sulla promozione di percorsi congiunti tra atenei italiani e stranieri, sulla qualificazione internazionale dei docenti, fino all’eccellenza della formazione e delle attività scientifiche e alla sostenibilità finanziaria e infrastrutturale dei corsi.

Una vera e propria rivoluzione per i nostri atenei, già alle prese con l’applicazione dei numerosi decreti attuativi della legge 240/2010, che interviene anche sulla formazione dottorale: all’articolo 19 il provvedimento prevede da un lato la possibilità di attivare corsi di dottorato anche da parte di qualificate istituzioni di formazione e ricerca avanzate, e dall’altro l’attribuzione di responsabilità dirette all’Anvur in termini di accreditamento, valutazione, monitoraggio della qualità dei dottorati. Il nuovo regolamento ministeriale recepisce queste ed altre istanze riformistiche, incoraggiando nuove possibilità di sinergia con atenei esteri, maggiore impegno di professori ordinari e associati (anche stranieri), un migliore raccordo con enti pubblici di ricerca e mondo delle professioni, una più stretta aderenza ai modelli scientifici europei. Obiettivi programmatici che gli atenei stanno recependo in aderenza non solo dei dettami ministeriali, ma anche delle istanze riformistiche imposte dal Processo di Bologna, che «pone al centro delle azioni da realizzare la necessità di produrre innovazione sulla base dell’integrazione a tutti i livelli tra formazione e ricerca; ciò appare tanto più importante nell’attuale fase di grave crisi economica, che richiede uno sforzo particolare per creare le condizioni di una ripresa e di un nuovo sviluppo sostenibile».

Una ripresa che passa anche attraverso il rilancio del terzo livello della formazione accademica, in una fase particolarmente delicata per le università italiane, afflitte da una costante emergenza finanziaria e da un processo di riforma ancora tutto da verificare in termini di risultati, finalizzato comunque a elevare la qualità della formazione e della ricerca, come imposto dall’Europa.
 
Andrea Lombardinilo
 
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