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Istruzione e formazione in Europa: studio comparativo di Eurydice
Unione europea
 


Il Rapporto Eurydice EDUCATION AND TRAINING IN EUROPE 2020: Responses from the EU Member States presenta un'analisi comparativa tra i 28 paesi UE sullo stato attuativo delle riforme necessarie per la realizzazione degli obiettivi della Strategia Europa 2020 in materia di istruzione e formazione.

Basato sulle informazioni raccolte dal Network Eurydice e da Eurypedia, il rapporto si articola in 4 capitoli, che focalizzano le misure adottate contro l'abbandono scolastico, per favorire l'offerta e la qualità dell'istruzione superiore, nonché per accrescere l'occupazione giovanile e la formazione permanente. Emerge come la gran parte dei paesi europei sia attivamente impegnata a far sì che, come auspicato, almeno il 40% dei giovani in età 30/34 anni possa  completare il percorso universitario o equivalente. Il risultato non può prescindere dall'adozione di misure idonee, capaci sia di ampliare gli accessi (contrasto alla precoce fuoriuscita dal sistema scolastico; sostegno ai gruppi di studenti svantaggiati), sia di aumentare l'efficienza del servizio formativo offerto (maggior numero di laureati e minor tempo per conseguire il titolo).

Rispetto alla media UE, attualmente pari al 35,7%, molti Stati (Belgio, Danimarca, Irlanda, Finlandia, Paesi Bassi, Regno Unito) hanno già centrato l'obiettivo del 40% con netto anticipo e alcuni (Irlanda - 51,1%, Cipro - 49,9%, Lussemburgo - 49,6% e Lituania - 48,7%) l'hanno addirittura superato. Maglia nera per l'Italia (21,7%), la Romania (21,8%) e Malta (22,4%). Generalmente le azioni attuate dai Paesi più virtuosi hanno privilegiato l'accrescimento del numero di diplomati, potenziali fruitori del segmento universitario. Molto spesso si è trattato di misure calibrate in base alle Raccomandazioni del Consiglio europeo del 16/5/2013 e focalizzate su particolari gruppi sottorappresentati: tutoraggio studentesco (es. Malta: programma Broadening Access in Education); sostegno economico a gruppi economicamente svantaggiati (ad es. in Belgio); portatori di handicap; immigrati (ad. es. in Ungheria in aiuto alla popolazione rom); uguaglianza di genere o utenza non tradizionale (ad es. in Irlanda e nel Regno Unito accesso facilitato agli adulti e corsi part-time). Minore attenzione è stata invece generalmente destinata a favorire l'accrescimento del tasso dei laureati, contrastando gli effetti negativi prodotti da  scelte errate dei percorsi formativi e da scarsa preparazione.

Tuttavia nel 2013 alcuni Paesi hanno rafforzato gli interventi a favore del primo ciclo di studi universitari (ad es. in Francia il Plan pluriannuel pour la réussite en licence), altri hanno operato per indirizzare gli studenti verso determinate aree disciplinari (ad es. in Austria sono stati aumentati i finanziamenti a favore del cosiddetto settore MINT - Matematica, Informatica, Scienze e Tecnologia, ovvero per spronarli a terminare gli studi nei termini prescritti (ad es. in Danimarca sono ridotti i benefici a favore degli iscritti, che si attardano due anni in più del previsto e in Ungheria i borsisti, che completano gli studi in un arco temporale superiore di una volta e mezzo, sono tenuti a restituire la metà dei benefici finanziari ricevuti). Più diffusa la pratica di legare i finanziamenti pubblici in tutto o in parte alla quantità di laureati (Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Danimarca, Finlandia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Svezia e Regno Unito).

Di forte impatto anche le modalità della tassazione studentesca che, benché non espressamente contemplate nelle strategie politiche, distinguono i Paesi che erogano benefici sulla base dei bisogni economici da quelli che privilegiano l'eccellenza. Per il nostro Paese è ricordata la recente istituzione dell'Osservatorio Nazionale sul diritto allo studio universitario (D. Lgs. 68/2012, art. 20) cui compete la creazione di un sistema informativo sulla distribuzione dei benefici e dei beneficiari e la proposta di miglioramenti negli interventi e della Fondazione per il merito (L. 240/2010, art. 4), capace di attribuire - con fondi pubblici e privati - premi e buoni studio alle eccellenze.

L'indagine ha focalizzato attentamente anche gli interventi attuati per la creazione di organismi indipendenti, destinati ad accrescere la trasparenza nella valutazione della qualità (ad es. in Danimarca è sottolineata la rilevanza sociale dei programmi di studio, mentre la Repubblica Ceca ha utilizzato a tal fine i Fondi Strutturali europei e ha legato il 22,5% dei finanziamenti pubblici agli indicatori della qualità).


 

Maria Luisa Marino
(gennaio 2014)

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