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Addio per sempre? Storie di giovani all’estero
Enzo Riboni
 


Italic Digital Editions
Sono intraprendenti, flessibili e rigorosamente poliglotti. Non solo ingegneri o analisti finanziari, ma anche operatori per la cooperazione nei Paesi in via di sviluppo. Queste 81 vicende di vita e di lavoro sono raccontate nel libro Addio per sempre? Storie di giovani all’estero di Enzo Riboni, edito da Italic Digital Editions e disponibile su Amazon, su www.portalebook.it e sui principali store digitali al prezzo di 2,99 euro. Nato dagli articoli redatti per il Corriere della Sera dal novembre 2008 al settembre 2013, il volume offre uno spaccato di estremo interesse su chi sono i giovani italiani emigrati qualificati e su come hanno costruito opportunità di crescita e di carriera in Italia difficilmente realizzabili.
Riboni parte dai dati: secondo l’Istat nel 2012 sono stati 78.941 i cittadini italiani emigrati all’estero, con un’età media di 34 anni ed un aumento del 30,2% rispetto ai 60.635 cittadini italiani espatriati nel 2011. Tra loro meno del 10%, ovvero 6.276, sono laureati. I dati dell’Aire, l’Anagrafe degli italiani all’estero, dicono che l’esodo si è concentrato (nel 44,8% dei casi) nella fascia d’età tra i 20 e i 40 anni, con una rapida crescita dell’emigrazione intellettuale. Secondo l’Istat, infatti, sono diminuiti nel decennio 2001-2010 sia gli emigranti italiani senza alcun titolo di studio o con la sola licenza media sia quelli diplomati, mentre i laureati sono quasi raddoppiati, passando da 3.879 a 6.276.
Tra loro ci sono gli “asiatici” come Luca Verre, ingegnere elettronico che da Catanzaro si è spostato a Milano e, dopo un Master in Francia mentre studiava il giapponese, è approdato a Osaka, da dove poi si è trasferito a Francoforte. O come Elena Mannoni, che dal Friuli è approdata in Cina e da sei anni lavora ad Hong Kong, dove lavora in una multinazionale dei giocattoli molto nota anche ai bambini italiani. Ci sono gli appassionati d’Africa e del deserto come Emanuele Santi e Carlotta d’Anna, quelli che si occupano di Hi-Tech oppure di “food & wine” a New York, i “sedotti” da Londra e dagli States, fino agli immancabili giovani emigrati in Svizzera e all’interno dell’Unione Europea, e ai rimpatriati per i quali l’esperienza estera è servita ad ottenere ruoli in multinazionali presenti in Italia.
Il volume è ricco di consigli, spunti e riflessioni anche sulle condizioni di vita in terra straniera. Come dimostrano le ammissioni sulle difficoltà incontrate da chi è partito senza conoscere la lingua, o di come, ad esempio in Germania, sia indispensabile essere davvero disposti ad assimilarsi visto che «gli italiani, alla stregua di greci e spagnoli, sono visti come coinquilini esotici e sfortunati».
È significativo che per molti di loro la ricerca del lavoro non sia l’unico motore che li spinge da un Paese all’altro: «Gli effetti dell’integrazione europea – spiega Sara Borgiattino, oggi a Francoforte – ormai influiscono profondamente sulla socializzazione dei giovani europei. L’educazione, poi, tende a internazionalizzarsi e così l’effetto finale è che i confini del proprio Paese diventano labili».
Lo conferma nella prefazione anche il sociologo del lavoro Domenico de Masi: è vero, dice, che l’Italia «non ha mai saputo valorizzare i propri laureati»  e che oggi con il 40% di disoccupazione intellettuale ha raggiunto «un primato abominevole». Però va tenuto presente che «la mobilità dei cervelli caratterizza tutte le società postindustriali e non dipende solo dalla disperazione». Oggi, ricorda, anche i giovani laureati americani vanno in Cina o in Giappone, così come i giovani laureati cinesi si dirigono verso l’America o l’Europa. Perciò le 81 storie del libro gettano luce sulla mobilità dei 30enni di oggi, nomadi per curiosità intellettuale e per forma mentis: la generazione dei “digitali globalizzati”. Ne è prova anche la crescente emigrazione femminile, altro segno dei tempi: nel volume la schiera delle espatriate tocca quota 44 su 81, quasi il 55%. Emblematiche, fra le altre, le storie delle manager Sara Bezzan ed Elisa Chieno, residenti da anni in Australia.
Il comune denominatore di queste diverse traiettorie sembra essere il darsi da fare con umiltà e spirito di iniziativa, l’impegno per lo studio, in primis quello di diverse lingue extraeuropee, il porsi degli obiettivi alti ed il non arrendersi al mantra nostrano secondo cui “in Italia non c’è spazio per la meritocrazia, contano frequentazioni e contatti”. Questi giovani provano a migliorarsi e a migliorare la propria condizione, con spirito di sacrificio e di adattamento. Ed è questo che fa di questo e-book uno strumento di fiducia in un cambiamento possibile, mentre trasmette consigli concreti su come realizzarlo: una lettura decisamente controcorrente rispetto alle rappresentazioni mediatiche che vedono il nostro Paese dominato dalla sfiducia e troppo spesso dalla mancanza di un pensiero costruttivo.
 
Manuela Borraccino
 
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