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Ricerca UK conferma: investire nell’istruzione superiore comporta una sicura crescita economica
 


La ricerca "The Impact of Tertiary Education in Low and Lower-middle Income Countries: A Rigorous Literature Review" (qui l'Abstract della ricerca), commissionata dal Deparment for International Development del governo del Regno Unito, alla quale hanno lavorato tre accademici dell'Institute of Education dell'Università di Londra, ha raccolto le conclusioni di quasi cento pubblicazioni riguardanti l'effetto dell'istruzione terziaria sulle economie emergenti. Sono stati esaminati documenti a partire dal 1990 sui paesi a reddito basso e medio-basso, così come definiti dalla Banca Mondiale, al di fuori dell'Europa e dell'ex Unione Sovietica e ha incluso stati come l'India, la Nigeria e l'Indonesia.

Per molti anni, il finanziamento dell'istruzione superiore in questi paesi è stato limitato perché si riteneva più importante consolidare i livelli inferiori d'istruzione. Dagli anni Ottanta, infatti, gli economisti avevano sostenuto che investire nell'istruzione primaria piuttosto che in quella terziaria fosse il modo migliore per condurre i paesi fuori dalla povertà. La ricerca in questione evidenzia, al contrario, come sia meglio incanalare un maggior numero di investimenti e il sostegno dalle agenzie internazionali verso l'istruzione di terzo livello.

Secondo l'indagine, l'istruzione superiore ha fatto di più per sostenere l'economia rispetto ai gradi più bassi dell'istruzione scolastica. Senza contare che essa renderebbe le persone più positive verso la democrazia e meno tolleranti verso la corruzione.

L'indagine ne ha esaminato altresì l'impatto sulla produttività dei lavoratori e sul trasferimento della tecnologia all'industria. Si è avuta la certezza di come, nei paesi a reddito medio-basso, gli studi universitari abbiano migliorato la salute dei laureati, aumentato la loro partecipazione alla politica e conferito più responsabilità alle donne.

 

 

Elena Cersosimo
(5 febbraio 2014)


(Fonte: Universities' growth factor has been understated, da THE - Times Higher Education, 9 gennaio 2014)

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