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Bain&Company – Italia: indagine sulle aspettative dei giovani laureati per l’inserimento nel mondo del lavoro
 


La società di consulenza Bain & Company ha realizzato l'indagine "I giovani sfidano il futuro: Dall'impiego all'impegno", che fotografa le aspettative dei giovani laureati italiani in procinto di entrare nel mercato del lavoro.

Il rapporto offre una serie di preziosi dati comportamentali da valutare opportunamente in un periodo di perdurante disoccupazione giovanile, alla vigilia dell'adozione delle concrete misure attuative del Programma UE Youth Guarantee, che attribuirà al nostro Paese oltre 500 milioni di euro per migliorare le opportunità di orientamento, di formazione e di inserimento lavorativo del segmento più giovane della popolazione.

Il sondaggio è stato condotto on line su un campione di 1.000 giovani, un terzo dei quali residente in tre Regioni del Nord (Lombardia, Piemonte e Veneto), oltre la metà di età inferiore a 24 anni e per due terzi iscritto in corsi universitari principalmente di Economia, Ingegneria e Giurisprudenza. Ai partecipanti all'indagine è stato chiesto di conoscere le loro priorità, la disponibilità all'impegno e la tipologia delle rinunce che sono in grado di sopportare per avere successo. I risultati appaiono tutt'altro che deludenti, ben lontani dallo stereotipo che li aveva descritti come bamboccioni, indignados o sfigati: si definiscono generatori di idee ambiziose e pronti ad investire seriamente su loro stessi e sulle loro aspirazioni e ad accettare difficoltà e rischi di fare impresa pur di perseguire con passione e tenacia la propria strada. Determinazione, talento e coraggio precedono i contatti di amici e familiari, nonché la frequenza di Università prestigiose e il voto di laurea alto come requisiti ritenuti determinanti per un efficace inserimento. Impegno unito al sacrificio e un'idea imprenditoriale chiara e definita sono considerati gli aspetti imprescindibili per seguire le loro ambizioni professionali. Più concretamente i giovani ricercano un lavoro, che dia loro soddisfazione e reddito; a tal fine sarebbero disposti ad accettare maggiori responsabilità ed un eventuale trasferimento all'estero - nella convinzione che offra opportunità lavorative più interessanti - o al di fuori della propria città, di accettare una sfida imprenditoriale e di sopportare un aumento degli orari lavorativi. Per una maggiore soddisfazione economica sono pronti a sacrificare la certezza del posto fisso.

Abbastanza positivo il giudizio nei confronti del sistema accademico, che a loro avviso li aiuta a creare le basi per la propria carriera, ma non garantisce una connessione al mondo del lavoro e della classe dirigente, vista come esempio di coraggio e di eccellenza, che non promuove però sufficientemente un contesto meritocratico e la crescita giovanile.

Più negativa la fiducia espressa nei confronti delle istituzioni pubbliche, accusate di non favorire l'imprenditorialità, e ancor più (88% dei pareri espressi) nei confronti delle banche e dei finanziatori, rimproverati di non contribuire a sufficienza alla nascita e allo sviluppo di nuove aziende, non facilitando l'accesso al credito con il rischio del fallimento come nuova regola del gioco. 



Antonella Lorenzi
(11 marzo 2014)

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