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Il Rapporto 2013 sullo stato del sistema universitario e della ricerca
ANVUR
 


Il 18 marzo l’Anvur ha presentato il Rapporto 2013 sullo stato del sistema universitario e della ricerca (in versione integrale e sintetica), che fa il punto della situazione a 15 anni dall’introduzione del 3+2. L’indagine, suddivisa in 3 sezioni (il sistema universitario; la ricerca; le novità introdotte dalla legge 240/2010 in materia di governance e organizzazione degli atenei, valutazione e accreditamento),  riassume i dati attualmente disponibili evidenziando:
- nella prima sezione, le tendenze relative agli studenti (iscrizioni, percorsi ed esiti negli studi), l’andamento delle risorse economiche impiegate e dell’offerta formativa;
- nella seconda sezione, l’analisi del sistema della ricerca, esplorando sia gli aspetti istituzionali delle risorse nazionali che quelli di fonte europea e del posizionamento internazionale.

Ne è emerso un quadro significativo:

- sul piano universitario sono stati ridotti alcuni squilibri e, nonostante la riduzione a partire dal 2009 degli stanziamenti pari a circa un miliardo di euro, il sistema è stato ricondotto alla sostenibilità economica;
- il rapporto docenti/studenti è tornato su valori elevati a causa della riduzione del personale docente, che nel prossimo quinquennio subirà un’ulteriore contrazione di 9.000 unità per pensionamento;
- dal 1993 al 2012 è stato registrato un significativo aumento dei laureati, la cui quota, rapportata alla popolazione in età lavorativa, è salita dal 5,5% al 12,7%, e addirittura dal 7,1% al 22,3% tra i giovani in età tra i 25 e i 34 anni. Nonostante sia diffusa la percezione di un eccesso di laureati, siamo ancora lontani dalle realtà di altri Paesi europei, che hanno già soddisfatto gli obiettivi di Europa 2020;
- nonostante alcuni progressi, permangono problemi cronici, attenuati ma non risolti dalla Riforma e parzialmente addebitabili alla mancanza in Italia di un’offerta di corsi universitari a carattere professionale: ritardi nei tassi di laurea (scarse immatricolazioni oltre i 25 anni di età) e difficoltà a laurearsi nei termini prescritti (oltre il 40% degli immatricolati ad un corso triennale non conclude gli studi). Una mole di dati sulla dispersione, sulla regolarità degli studi e sul tempo medio per conseguire il titolo mostrano una scarsa efficienza del sistema, ed evidenziano una frattura tra gli atenei del Nord e quelli del Centro-Sud, in parte conseguenti alle differenze già rilevate nella formazione pre-universitaria (come mostrano i test Invalsi e Pisa).

Il settore Ricerca&Sviluppo ha un finanziamento tra i più bassi delle grandi economie industriali, principalmente addebitabile al settore privato. Le risorse pubbliche investite ammontano a circa lo 0,52% del Pil (0,18% in meno della media OCSE) e non compensano il ritardo delle imprese private. Ciò nonostante, le università e gli enti di ricerca mostrano una qualità delle pubblicazioni scientifiche paragonabile a quella dei principali Paesi europei, segno di adeguata produttività e di vitalità da valorizzare.

Più limitata la capacità di attrarre risorse, che fotografa purtroppo il complessivo sottodimensionamento del sistema ricerca con il risultato che scarsi investimenti e pochi ricercatori si traducono in minori possibilità di intercettare preziose risorse aggiuntive per condurre progetti di ricerca di ampio respiro.

 
Maria Luisa Marino
(marzo 2014)
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