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ONU: sfide, successi e negatività della migrazione internazionale qualificata
 


L'ONU ha pubblicato nelle ultime settimane due rapporti dedicati alla migrazioni internazionali, con capitoli specifici sul mondo dei laureati e dell'istruzione superiore. Sulle migrazioni internazionali si veda l'articolo di Danilo Gentilozzi "Migrazioni studentesche, un trend in crescita" sul n. 131 di Universitas.


World Migration in Figures 2013

Questo primo Rapporto, predisposto congiuntamente dal Department of Economic and Social Affairs (DESA) dell'ONU e dall'OCSE, focalizza il fenomeno migratorio mondiale, evidenziandone non solo gli aspetti quantitativi, ma anche le caratteristiche, le tendenze, le opportunità, le sfide e le implicazioni per lo sviluppo. Nonostante la crisi economica, la migrazione internazionale continua a crescere di portata, complessità e impatto, in quanto causa ed effetto dei processi di sviluppo più ampi e caratteristica intrinseca della globalizzazione.

Nel 2013 sono stati complessivamente 232 milioni i migranti internazionali nel mondo, passati nel primo decennio del secolo dal 2,9% al 3,2% della popolazione mondiale, con una migrazione Sud/Nord del mondo ormai quantitativamente pari a quella Sud/Sud.

Più rapida la crescita proporzionale di mobilità dei migranti laureati (+70%), che nel 2010/11 erano 27,3 milioni, di cui circa 4,7 milioni nel quinquennio precedente. India (2 milioni), Cina (1,7 milioni) e Filippine (1,4 milioni) totalizzano da soli un quinto dei laureati in mobilità. Più limitato l'apporto di Romania (109.000), Brasile (75.000) e Colombia (71.000). L'andamento della diaspora intellettuale segue a grandi linee l'andamento dei flussi degli studenti universitari in mobilità.

In forte aumento il brain drain, a svantaggio soprattutto dei Paesi piccoli o insulari dell'Africa e dell'America Latina e Caraibi: nel 2010/11, 1 laureato ogni 9 in Africa e 1 su 13 nell'area sud americana vivevano in uno dei 34 Paesi membri dell'OCSE. Proporzione significativamente alta nelle Barbados, Haiti, Trinidad e Tobago dove ben il 90% dei laureati ha lasciato il Paese d'origine; valori particolarmente elevati anche in Giamaica (46%), Tonga (44%), Zimbabwe (43%), Mauritius (41%), Repubblica del Congo (36%), Belize (34%) e Figi (31%).  In alcune fattispecie (ad es. Cina, India e Indonesia), il fenomeno, benché conosca valori assoluti crescenti, è meno evidente su scala percentuale perché compensato dal più forte aumento della popolazione laureata rimasta in patria, favorita dai forti investimenti in istruzione superiore.

 
Youth & Migration 2013

Questo Rapporto si sofferma più in particolare sugli aspetti psicologici e motivazionali alla base della migrazione giovanile volontaria, analizzando il fenomeno dalla prospettiva stessa dei giovani migranti, raccogliendo le loro voci e le loro esperienze di vita.

Viene messo in primo piano il notevole aumento degli studenti internazionali a livello universitario (da 2 milioni nel 2000 a 3,6 milioni nel 2010, con la prospettiva di 8 milioni nel 2020), guidato dalla crescita in diversi Paesi in via di sviluppo della classe media fortemente interessata ai più elevati livelli formativi, dalla crescente diffusione dell'inglese come lingua della comunicazione globale, dalla disponibilità di borse di studio e dalle opzioni di trasporto relativamente più semplici e meno onerosi.

Un ruolo altrettanto importante può essere giocato: dall'orientamento, per non avventurarsi in territorio sconosciuto senza le adeguate informazioni; dai perduranti legami con i familiari, le comunità e le Università d'origine; dalle tecnologie dell'informazione (ICT) e dai social network; soprattutto, dal riconoscimento dei titoli di studio nella doppia direzione dell'iscrizione all'estero e del ritorno a casa, che è fondamentale per conciliare gli interessi individuali dei migranti con gli obiettivi di sviluppo dei Paesi di origine e di destinazione.    

 

Luigi Moscarelli
(21 marzo 2014)

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