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Rivista di Studi Politici
Istituto di Studi Politici “S. Pio V”
 


n. 3, luglio/settembre 2013
Trimestrale dell’Istituto di Studi Politici “S. Pio V”
 
In questo numero della “Rivista di Studi Politici” sono stati pubblicati due contributi importanti, che riprendono tematiche relative all’istruzione superiore in discussione negli ultimi anni.
Il primo contributo è di Alessandro Aresu, collaboratore alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e fondatore del think tank “Lo Spazio della Politica”. Nell’articolo Geopolitica dell’istruzione e della ricerca approfondisce l’importanza dell’investimento in educazione e ricerca non solo per lo sviluppo dei singoli paesi, ma anche per i rapporti diplomatici che portano al dialogo fra i paesi ricchi e quelli in via di sviluppo. L’autore riconosce che negli ultimi anni il divario produttivo tra Europa e Stati Uniti si è capovolto, a favore di questi ultimi. La profonda crisi produttiva d’insieme ha reso l’Europa poco attraente per gli studenti che escono dalle università di paesi emergenti come Cina e India. Il problema, secondo Aresu, sta nell’importanza data al segmento che precede l’ingresso nel mondo del lavoro: tanto meno un paese finanzia il settore dell’educazione, minori saranno i benefici in termini di produttività nel futuro. Ma qual è la scelta migliore per un governo: impegnarsi con tutte le forze a trovare nuovi posti di lavoro detassando le imprese o incrementare il finanziamento dell’istruzione, così da formare una futura classe dirigente con una solida preparazione alle spalle? Aresu conclude l’indagine con una panoramica geopolitica dei MOOC, i corsi online gratuiti che stanno spopolando negli USA ma che in Europa incontrano ancora qualche perplessità e difficoltà di realizzazione, benché consentano a tutti di seguire un corso di studi, accorcino le distanze tra paesi, incrementino la cooperazione e mostrino il valore di un titolo di studio elevato anche nelle materie più a rischio disoccupazione (studi umanistici e giuridici).
 
Il secondo contributo, Carenza di cervelli tra fabbisogno e “drenaggio”: le analisi del World Economic Forum è realizzato a quattro mani da Alessandro Albano, statistical assistant di Eurostat, e Maria Carella, ricercatore di Demografia nell’Università degli Studi di Bari. L’articolo analizza dal punto di vista demografico il fenomeno della fuga dei cervelli: la loro carenza non è dovuta solo ai flussi migratori, ma anche al decremento demografico che ha colpito buona parte del globo. La conseguente scarsità di giovani talenti potrebbe, alla lunga, essere un impedimento allo sviluppo tecnologico e innovativo delle economie attuali. Il calo delle nascite, la riduzione degli investimenti in istruzione, l’invecchiamento delle società sono fenomeni che, come afferma il World Economic Forum, inducono a ripensare le politiche governative in grado di assicurare un futuro meno grigio alle prossime generazioni. Interessanti le tavole con l’Indice di Talento Globale, che mostrano un’Italia ancora troppo lontana dai migliori standard, e l’Indice di Competitività Globale, che impone al nostro paese di prendere decisioni importanti per tornare a essere un luogo in cui i talenti internazionali possano investire il loro futuro. Il capitolo si chiude con le sette proposte del World Economic Forum per aumentare l’indice di talento globale e raggiungere l’obiettivo, quasi utopistico, di un mondo sempre più concorrenziale nella “caccia ai talenti”.
 
Danilo Gentilozzi
 
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