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Asia, la sfida del terzo millennio. I dieci anni di Asianews
Bernardo Cervellera (a cura di)
 


Cantagalli, Siena 2014, pp. 216, € 13
 
Il decimo anniversario (nell’ottobre 2013) della fondazione dell’agenzia giornalistica AsiaNews – un’agenzia specializzata sull’Asia in italiano, inglese, cinese e spagnolo, con notizie anche su attività e documenti del Papa e della Santa Sede e una media di 12mila visitatori unici al giorno – ha offerto l’occasione per una interessante riflessione al suo direttore, padre Bernardo Cervellera, missionario del Pime-Pontificio Istituto Missioni Estere. Le proiezioni sulla crescita demografica e degli standard di vita fanno dire a diversi esperti che nei prossimi anni l’Asia non sarà solo la più grande produttrice di beni ma anche la più grande consumatrice del pianeta. Nel 2030, secondo alcuni studi, la classe media della sola regione Asia-Pacifico sarà di circa 2,5 miliardi, quasi il 60% della classe media mondiale. Un “secolo asiatico”, fatto di produttori e consumatori asiatici, che secondo Cervellera rischia di essere zoppo, e lo mostra già ora.
Gli atti del convegno, che si è svolto il 9 ottobre all’Università Urbaniana Propaganda Fide, riportano alcune “storie di frontiera” e offrono uno spaccato di notevole interesse sui primati collezionati negli ultimi vent’anni dal continente asiatico e sul prezzo pagato per ottenerli.
Secondo Cervellera, il modello di sviluppo promosso da vari Paesi mostra un tallone d’Achille, ovvero «aver tenuto come modello di uomo quello del produttore/consumatore considerando secondari tutti gli altri elementi che danno spessore, solidità, storia a ciò che è umano: famiglia, affetti, religioni, etnia, nazionalità […]. Lo sviluppo a cui stiamo assistendo in Asia, e quello che sembra più interessare il resto del mondo, è segnato dall’elemento materiale: vi sono più beni prodotti, più beni consumati, ma tale modello di sviluppo, oltre che possibilità nuove per gli asiatici, sta creando anche mostri». Perché se è vero che Cina e India hanno raddoppiato i redditi pro capite in dieci anni, la ricchezza è tuttavia distribuita in modo ineguale; in Asia si trovano le città più inquinate del mondo, e vi sono campagne – come quelle cinesi – dove non si vede mai un medico. Inoltre, se la scolarizzazione è cresciuta in molti Paesi, quasi ovunque le donne sono discriminate e tenute ai margini dell’istruzione.
Oggi i Paesi asiatici, scrive l’economista Angelo Caloia (docente all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano), condividono la stessa sfida: distribuire più equamente la ricchezza e aumentare il reddito, avendo come obiettivo la riduzione della povertà. Trovarsi all’indomani della grande crisi, rimarca Caloia, offre un’opportunità unica per costruire un modello economico che vada oltre le logiche di breve termine e la crescita basata sui consumi. La spesa sanitaria e per la formazione in Asia restano fortemente inferiori a quelle degli altri Paesi: eppure sono proprio questi i programmi destinati alla riduzione della povertà.
Nell’offrire una “visione australiana” dell’Asia, l’arcivescovo di Sydney George Pell (nominato a febbraio presidente della Segreteria per l’economia, la nuova struttura per gli affari economici della Santa Sede) sottolinea come l’Australia stia diventando sempre più legata economicamente all’Asia (già nel 2011 sette dei primi dieci partner commerciali bilaterali erano asiatici, con Cina e Giappone ai primi posti) e il Rapporto pubblicato dal governo australiano nell’ottobre 2012 delinea sfide cruciali per il futuro, a cominciare dall’urbanizzazione: 44 milioni di persone all’anno in Asia si spostano dalle campagne alle città, e nel 2025 probabilmente due miliardi di persone (la metà della popolazione urbana nel mondo) vivrà nelle città asiatiche. E poi la desertificazione, lo sfruttamento delle risorse idriche, la qualità dell’acqua, l’invecchiamento della popolazione.
Non meno puntuale è il saggio di padre Samir Khalil Samir, islamologo di fama mondiale, sulla crisi che attraversa il mondo arabo e in particolare il travagliato Medio Oriente, dilaniato dal conflitto regionale intra-musulmano fra sunniti e sciiti, dall’instabilità che ha preso piede dopo le grandi speranze suscitate dalle rivolte arabe, dai mali della povertà e del sottosviluppo e più in generale dall’involuzione generata dalla crescita dei fondamentalismi. Un fenomeno, quest’ultimo, in aumento in diverse religioni ma quello islamico «tende alla violenza e al radicalismo militante attuato con le armi, come da parecchi anni si può constatare in decine di gruppi islamici terroristici che usano vari nomi».
E ancora: il martirio della Chiesa irachena; lo stupro e le torture raccontate in prima persona da una suora indiana vittima dei pogrom contro i cristiani nell’Orissa;  la storia della vocazione maturata nel nascondimento, ascoltando delle audiocassette su Gesù, di un sacerdote clandestino cinese ex-militante del Partito comunista.
Sono alcuni esempi di «dieci anni di frutti, di volti, di storie» come recita il titolo della terza parte di questo volume, uno strumento di grande utilità e spessore per conoscere l’altra faccia della medaglia della crescita asiatica. Una crescita raccontata in questi primi dieci anni in Italia e all’estero da redattori, corrispondenti e traduttori di Asianews «offrendo sempre notizie di prima mano» e soprattutto «con uno sguardo cattolico ai fatti e alle notizie, un modo per guardare con più profondità le situazioni, scoprendo elementi di verità verso cui altri media sono ciechi per distrazione e per motivi ideologici». Il risultato non è privo di sorprese.
 
Manuela Borraccino
(aprile 2014)
 
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