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Vita e Pensiero, cento anni di sapere e ricerca a beneficio della cultura italiana
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Nel 2014 Vita e Pensiero, la rivista culturale dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, compie cento anni. Essa venne alla luce cinque anni prima della fondazione dell'università, con l'importante missione di coniugare idee, conoscenza e ricerca in uno strumento che sapesse trasmettere la cultura cattolica in Italia e nel mondo.

Universitas ha rivolto alcune domande a Lorenzo Ornaghi, direttore responsabile della rivista nonché ex Rettore dell'Università Cattolica ed ex ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo nel governo Monti (2011), sul ruolo delle riviste universitarie (e che parlano di università) nel panorama della comunicazione della cultura italiana.


Prof. Ornaghi, qual era l'obiettivo di padre Agostino Gemelli con la fondazione della rivista "Vita e Pensiero"?

Penso che si possa sintetizzare così: ravvivare e rinfrancare la cultura cattolica, mostrarne la necessità per il mondo contemporaneo e per l'Italia tutta in particolare, fare in modo che una rafforzata presenza culturale dei cattolici rendesse più unitaria e incisiva la loro azione pubblica. È importante ricordare bene il momento e il clima storico in cui - siamo al 1° dicembre 1914 - viene alla luce «Vita e Pensiero». L'unificazione italiana ha poco più di cinquant'anni e molte delle lacerazioni fra lo Stato e la Chiesa sono ancora aperte e doloranti. La cultura, che intende essere del tutto egemone nelle scuole, nelle università, sui giornali, è guidata dal razionalismo parziale dell'età illuministica e, propugnando il 'politeismo dei valori', diffonde un crescente relativismo. L'Europa, dall'estate del 1914, ha incominciato quella che sarà la prima delle sue due guerre civili, che suggelleranno la fine del primato politico del Vecchio continente nel mondo. Per Agostino Gemelli, la Rivista è il modo in cui far sentire la voce della cultura cattolica.

 
Quali sono, secondo Lei, i punti di forza che rendono la rivista "Vita e Pensiero", a distanza di cento anni dalla sua fondazione, uno spazio culturale privilegiato per lo scambio e diffusione di idee e riflessioni?

Come voleva il suo fondatore, la Rivista cerca in ogni suo numero, di «entrare nel cuore della realtà». Vi entra mettendo ogni volta a confronto dei fatti e processi, che contrassegnano - facilmente visibili o invece nascosti - la nostra stagione storica, quella che Romano Guardini ha chiamato la «visione cattolica del mondo». Senza una tale visione, la cultura cattolica non avrebbe molti motivi per distinguersi da altre concezioni culturali e per affermare la propria perenne vitalità di fronte alle res novae. Se si è forti di una tale visione, utile e mai confuso o equivoco diventa allora il colloquio con chi è o si sente lontano dal cattolicesimo. Per ricordare il proprio secolo di vita, la Rivista in ogni numero di quest'anno conterrà due reprint di articoli originariamente pubblicati, l'uno, nei primi cinquant'anni e, l'altro, nel mezzo secolo successivo. I reprint mostreranno, con qualche piacevole sorpresa, quale sia sempre stata l'apertura di «Vita e Pensiero» non solo alle 'cose nuove', ma anche alle idee e riflessioni di interlocutori non cattolici sinceramente guidati dalla ricerca del bene e della verità. Un altro punto di forza, soprattutto in questi ultimi anni, è l'attenzione che viene tempestivamente prestata alle principali questioni del sistema globale e della politica internazionale.

 
Il mondo dell'informazione è in continuo cambiamento e ha, come obiettivo dichiarato, quello di rendere le notizie alla portata di tutti e rapidamente consultabili. Come pensa che la rivista potrà affrontare le sfide comunicative del futuro, senza perdere la sua grande tradizione saggistica?

Pensando a quelle che saranno le nuove generazioni di studenti (i giovani sono sempre stati al centro dell'attenzione della Rivista), c'è da immaginare che, aumentando la loro naturale confidenza con le innovazioni tecnologiche-comunicative, il grado di interesse per quello che è scritto su carta tenderà a decrescere, per abitudine e per comportamenti acquisiti sin dai primi anni di vita. Per questo la rivista negli ultimi anni è stata pubblicata anche in versione digitale; tuttavia per valorizzarne l'archivio storico stiamo valutando se e come mettere on line, non solo gli indici, ma tutti gli articoli dei fascicoli di «Vita e Pensiero» fin dal suo primo numero del 1° dicembre 1914, peraltro già fruibile sul nostro sito in occasione del centenario.

Personalmente, però, resto convinto che la 'carta' abbia un suo valore specifico, anche di tipo educativo. Credo che leggere su carta dia qualche possibilità in più di riflessione, educhi a quelle pause di approfondimento o di critica personale che sono essenziali per non restare indifesi di fronte ai luoghi comuni e alle più diffuse superstizioni sociali. Il difficile problema sollevato dalla domanda è davvero un problema 'culturale'.


Da ex Rettore, quale pensa che potrebbe essere il ruolo di una rivista culturale di un'università nel trasmettere, alla società e al territorio in cui opera, riflessioni attuali sui vari princìpi e valori in discussione nell'opinione pubblica?

È un ruolo importante, forse non surrogabile in nessun altro modo. Si potrebbe anche aggiungere che, grazie a un tale ruolo, l'Università tiene fede alla sua vocazione originaria. Che, accanto a quella di dare una formazione professionale la più valida possibile, consiste nel promuovere una ricerca mai fine a se stessa, bensì orientata a far sì che gli accrescimenti della conoscenza scientifica servano a rafforzare la dignità umana, a favorire lo sviluppo dei popoli, a conseguire il bene comune delle grandi collettività e di tutta umanità. Ciò che è in discussione nell'opinione pubblica non è irrilevante o indifferente per la ricerca scientifica; e, viceversa, percorsi e risultati di quest'ultima non avvengono in una sorta di vuoto pneumatico. Proprio rispetto a quei princìpi e valori che, discussi nella sfera dell'opinione pubblica, sono da considerare essenziali e decisivi per il futuro nostro e della società, saper produrre cultura è tra le funzioni irrinunciabili di un'Università Cattolica e di una Rivista come «Vita e Pensiero». Anche se talvolta non ce ne accorgiamo, per ognuno di noi e per il Paese intero la cultura è l'ossigeno nell'aria che respiriamo, è la compagnia necessaria per pensare al futuro con confidenza e con la ragionevole speranza di riuscire a realizzare ciò che di meglio, per noi e gli altri, desideriamo.



Danilo Gentilozzi
(aprile 2014)

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