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Eurostat: i dati del 2013 sui progressi dei paesi UE nella strategia EUROPA 2020
 


Gli indicatori statistici appena diffusi da Eurostat presentano al pubblico gli ulteriori progressi realizzati nel corso del 2013 dai sistemi universitari dei 28 Paesi membri dell'Unione verso gli obiettivi formativi di Europa 2020.

La percentuale dei giovani adulti in età 30/34 anni, che hanno completato il percorso di studi superiori, è mediamente salita al 37% (+1,3% rispetto all'anno precedente e +13% rispetto al 2002) ed è ormai prossima al traguardo del 40% entro il 2020.

Appare significativa la diminuzione del numero degli abbandoni precoci (i cosiddetti early leavers) del sistema formativo in età 18/24 anni, passati mediamente in un decennio dal 17% del 2002 al 12% del 2013 e vicini all'obiettivo del 10% nel 2020.

Nel complesso, si tratta di risultati soddisfacenti anche se distribuiti in maniera disomogenea tra gli Stati. Disegnando un'ideale classifica della percentuale dei laureati "adulti", Irlanda (52,6%), Lussemburgo (52,5%) e Lituania (51,3%) sono nelle prime posizioni mentre l'Italia arranca sia per risultati effettivamente raggiunti (solo il 22,4% di laureati 30/34enni, rispetto al 13,1% del 2002) che per mancato rispetto dell'obiettivo nazionale prefisso (un modesto, auspicato 26%). L'Italia è superata anche da Romania (22,8%), Croazia (25,9%) e Malta (26%), che partivano da posizioni peggiori. Ben 16 Paesi hanno invece già raggiunto o addirittura superato l'asticella del 40%: Irlanda, Lussemburgo, Lituania, Svezia, Cipro, Regno Unito, Finlandia, Francia, Estonia, Danimarca, Paesi Bassi, Belgio, Lettonia, Spagna, Polonia e Slovenia. 

Dai dati statistici si evidenzia come i migliori risultati abbiano premiato nel più recente periodo soprattutto i Paesi dell'Est europeo (Polonia, Slovacchia, Romania, Lettonia, Ungheria, Lituania e Repubblica Ceca), che hanno più che raddoppiato il tasso di laureati. Difficile dare un quadro comune per le statistiche sugli abbandoni precoci: già inferiore al target del 10% in 11 Stati (Repubblica Ceca, Danimarca, Germania, Croazia, Cipro, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Austria, Slovenia e Svezia), vede nelle ultime posizioni il nostro Paese, sceso dal 22,3% del 2005 al 17% del 2013, con una diminuzione più sensibile nella componente femminile (13,7%) rispetto a quella maschile (20,2%), ma con un ritardo sensibile nelle Regioni di Campania, Calabria, Puglia, Basilicata e Sicilia dove il valore medio si attesta tuttora al 22%.

Per incoraggiare il superamento dei gap, che attanagliano anche il nostro Paese, restano più che mai valide le Raccomandazioni di Bruxelles, volte all'ampliamento degli accessi, alla riduzione dei drop out e dei fuori corso e al mantenimento dell'attrattività dell'istruzione superiore attraverso la percezione del valore aggiunto della formazione universitaria per un futuro occupazionale.

 

Maria Luisa Marino
(28 aprile 2014)



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