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Europa – Africa: reciproci vantaggi assicurati dal rafforzamento della cooperazione universitaria
 


Il Seminario For mutual gain. Euro African Cooperation in Higher Education - organizzato a Bruxelles dall'ACA (Academic Cooperation Association) in collaborazione con DAAD (German Academic Exchange Service), EAIE (European Association for International Education) ed EUA (European University Association) - ha dimostrato il ruolo che può essere giocato dalle università europee per lo sviluppo del sistema universitario africano e per la crescita del Continente, segnato da grandi contrasti quali:

- aree di estrema povertà e di conflitti armati si contrappongono a regioni che stanno conoscendo una rapida crescita economica;

- esistenza di sub-regioni, retaggio di differenti culture, lingue, religioni e influenze coloniali.

Secondo un'indagine di CampusFrance (l'agenzia francese per la promozione dell'istruzione, dell'accoglienza e della mobilità internazionale), una decina di Paesi ospitano gran parte degli studenti africani, desiderosi di allargare il proprio orizzonte culturale e intellettuale: la prima destinazione è la Francia con 111.195 iscritti (29,2% del totale), seguita da Sudafrica (15%), Regno Unito e Stati Uniti (9,7 ognuno), Germania (4,7%), Malesia (3,9%), Canada (2,9%), Italia (2,0%), Australia (2%) e Marocco (1,8%). Marocco, Nigeria, Algeria, Zimbabwe, Camerun e Tunisia le provenienze più diffuse.

L'Europa deve individuare modelli di cooperazione a lungo termine per valorizzare questo potenziale di risorse (ben presente nel radar strategico di Paesi emergenti come Cina, Arabia Saudita, Turchia e Brasile). L'istruzione superiore africana - che aveva subito una battuta d'arresto nel 1990 per effetto della decisione della Banca Mondiale di attribuire priorità allo sviluppo dell'istruzione primaria - è decollata dal 2005 grazie all'importanza attribuitale dall'Unesco World Conference on Higher Education del 1998.

La crescita della domanda di istruzione universitaria, la maggiore qualificazione dei docenti, l'accresciuto bisogno di ricercatori africani e del loro accesso alle riviste scientifiche, nonché i legami rafforzati con i centri di eccellenza mondiali risultano tra le emergenze da superare. Finora sono state attivate misure ad hoc dal Regno Unito (ad esempio con l'Africa Knowledge Transfer Partnership e con le borse di studio del Gruppo Tullow Oil a favore della Costa d'Avorio) e dalla Germania, che sta promuovendo con l'UNESCO un sistema di controllo della qualità dell'insegnamento superiore. Complesse e diversificate le azioni della Francia, inquadrate giuridicamente dal Decreto 11/5/2005 e attuate nell'ambito di accordi intergovernativi: come le istituzioni che rilasciano doppi diplomi o le succursali di università francesi in Paesi africani con diplomi reciprocamente riconosciuti (come l'École Euromed a Marrakesh), ovvero di formazioni aperte a distanza (FOAD) con il Camerun e il Senegal per il tramite dell'AUF (Agence Universitaire de la Fracophonie) e degli atenei nati da partenariati pubblico-privati (come l'Institut 2IE Burkina Faso).

Più recente e penetrante la collaborazione della Cina. Divenuta il primo partner commerciale del Continente, ha lanciato FOCAC, un accordo congiunto con 50 Paesi africani che si estende anche al campo dell'istruzione universitaria: in tale ambito, è prevista l'attribuzione di circa 18.000 borse a studenti africani e l'attivazione in una ventina di università locali di 31 Istituti Confucio per promuovere la conoscenza della lingua e della cultura cinese (cfr. L'Istituto Confucio e la diplomazia culturale della Cina in "Universitas" 131, p. 43).

Senza contare, infine, il fenomeno crescente della meno costosa mobilità intra-regionale, grazie all'attrattività esercitata dal Sudafrica verso gli anglofoni, dal Marocco nei confronti dei francofoni e dall'Angola nei riguardi dei Paesi di lingua portoghese (come Capo Verde e São Tomé e Principe).

 


Maria Luisa Marino
(30 maggio 2014)

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