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CUN: proposte per la semplificazione del sistema universitario
Istruzione superiore
 


Università, obiettivo semplificazione. Questo l'impegno immediato del Consiglio universitario nazionale (CUN), che nel documento «Semplifica Università. "Per cominciare"» ha posto in primo piano talune delle problematiche legate alla progressiva burocratizzazione del sistema universitario, aggravata dall'ipertrofia normativa dell'ultimo decennio.

Gli atenei sono infatti alle prese non solo con i numerosi decreti applicativi della legge 240/2010, ma anche con le nuove modalità di accreditamento dei corsi di studio e dei dottorati, con la riforma del reclutamento, con la valutazione della ricerca e della didattica. L'attuale fase di riforma è rallentata da un coacervo normativo che vincola gli atenei alla compilazione periodica di schede, note e rapporti. Il risultato è un drastico ridimensionamento dell'autonomia universitaria, resa sempre più "controllata" dai vincoli autorizzativi imposti dal Ministero. A tutto questo si aggiunge la congerie dei passaggi amministrativi e contabili che scandiscono l'ordinaria amministrazione: «Rimuovere questi ostacoli e realizzare un'effettiva semplificazione normativa e amministrativa non può che essere l'esito di un processo condiviso ed esteso nel tempo, al quale sia garantita continuità e assicurata la capacità di agire su tutti i centri di regolazione del sistema universitario i cui interventi si sommano gli uni agli altri, aggravando il carico burocratico».

In particolare, il Cun stigmatizza tre aspetti: le complicazioni legate al controllo di legittimità dei contratti di collaborazione coordinata e continuativa; la lentezza delle procedure di acquisto di beni e servizi tramite il Mercato elettronico della pubblica amministrazione (Mepa); la complessità delle pratiche di rimborso delle spese per missioni del personale universitario, effettuate utilizzando i fondi dedicati alla ricerca.

In merito al controllo di legittimità sui contratti di collaborazione, la proposta del Cun prevede l'«esclusione dei contratti stipulati da università ed enti di ricerca su fondi di ricerca» dalla tipologia dei contratti sottoposti a controllo preventivo (come invece stabilito dalla Corte dei Conti nel 2009). In riferimento all'acquisto di beni e servizi, il Cun propone di riformulare il comma 450 della legge Finanziaria del 2007 (n. 296/2006), precisando «la non obbligatorietà del ricorso al Mepa per le Università limitatamente agli acquisti che gravano sui fondi di ricerca». In riferimento al rimborso delle spese per missioni del personale universitario effettuate su fondi di ricerca, l'obiettivo è superare le difficoltà di rimborso per spese non documentabili (come quelle sostenute durante missioni in località disagiate) o mediante indennità forfettarie, spesso previste dagli stessi enti finanziatori.

Sono queste alcune delle criticità messe in evidenza nel documento, cui il Cun darà seguito con nuove proposte di intervento in altri settori nevralgici del sistema: ordinamenti didattici; accreditamento dei corsi di studio, dei dottorati di ricerca e delle strutture; valutazione della ricerca e abilitazione scientifica nazionale. Come sottolinea il Cun, sono questioni «oggetto di un ampio dibattito che investe lo stesso modello di valutazione al quale rinviano, rispondente a una logica prevalentemente autorizzativa e di controllo, fondato sul rispetto di condizioni declinate in termini numerici e applicate in maniera generalizzata, la cui evidenza richiede l'adempimento, da parte di tutti gli attori coinvolti, di oneri informativi estremamente estesi e gravosi».

 


Andrea Lombardinilo
(giugno 2014)

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