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Smetto quando voglio
commedia di Sydney Sibilia
 


con Edoardo Leo, Valeria Solarino, Valerio Aprea, Paolo Calabresi, Libero De Rienzo, Pietro Sermonti, Italia 2013
Smetto quando voglio, per la regia dell’esordiente giovane salernitano Sydney Sibilia, oltre ad essere un tuffo vertiginoso nel cinema contemporaneo di genere è un film che intercetta una condizione sociale diffusa, il precariato d’eccellenza. Così un gruppo di brillanti ricercatori universitari tenta di uscire dall’impasse lavorativo ed esistenziale della precarietà cronica, producendo e spacciando smart drugs. Pietro è un geniale giovane ricercatore di neurobiologia, che ha sviluppato un rivoluzionario algoritmo per la modellizzazione teorica di molecole organiche. Il valore della ricerca non viene percepito dalla commissione finanziatrice che non rinnova l’assegno di ricerca, soprattutto per la noncuranza  e corruzione del docente  che supervisiona l’operato del ricercatore.
Pietro decide allora di utilizzare l’algoritmo per creare una nuova droga, sfruttando una molecola non ancora catalogata dal Ministero della Salute: le sue qualifiche e il suo talento non possono essere buttati al vento. Ricorre all’aiuto delle migliori menti che conosce: giovani colleghi brillanti ma costretti – per i tagli – a fare lavori inadeguati rispetto alle loro qualifiche. Mattia e Giorgio, latinisti che fanno i benzinai per un gestore bengalese; Alberto, chimico, lavapiatti in un ristorante cinese; Bartolomeo economista, cerca invano di sfruttare le sue abilità al gioco; Arturo, archeologo, lavora come impiegato per l’università e Andrea, antropologo, cerca lavoro come manovale.
Grazie alle competenze di ciascuno viene prodotta una droga, lecita nelle sue componenti ed estremamente potente; la  distribuzione e vendita nelle discoteche, frutta al gruppo una grande quantità di soldi. La droga di per sé è legale, lo spaccio e il lucro che ne derivano ovviamente no. Alberto inizia a prendere le pillole da lui stesso prodotte e a tutti l’improvvisa ricchezza dà alla testa.
Ovviamente “Er Murena” – boss che gestisce il mercato locale delle droghe – va su tutte le furie e prende in  ostaggio Giulia, fidanzata di Pietro e in attesa di un  figlio. “Er Murena” rivela a sua volta di essere un ingegnere navale che per sopravvivere ha dovuto cambiare mestiere.
L’incontro con “Er Murena” per liberare Giulia in cambio della cessione in esclusiva della nuova droga viene fissato al matrimonio di Bartolomeo. Si scopre che Pietro ha fatto un accordo con la polizia: consegnare “Er Murena” in cambio dell’immunità per i suoi amici.
Pietro in galera insegnerà chimica agli altri detenuti. Quando la moglie va a trovarlo con il figlio, lui le dice che tra un anno potrebbe essere fuori per buona condotta. Giulia gli ricorda che lo stipendio da insegnante del carcere fa comunque comodo e Pietro allora architetta un piano per non uscire tanto presto di prigione.
Smetto quando voglio garantisce sin dalle prime inquadrature aeree su una Roma notturna, che in alcuni momenti ricorda Los Angeles, una qualità rilevante. Buona la fotografia, misurati gli effetti speciali, fresca la regia, ritmato e vivace il montaggio.
C’è inoltre un lavoro piuttosto accurato sui personaggi, ben caratterizzati, soprattutto quando si tratta dei singoli componenti della banda.
Edoardo Leo (Pietro) è trascinante mentre Valeria Solarino (Giulia) è un po’ monocorde. Neri Marcoré conferma la sua bravura nel ruolo di “Er Murena”.
Il ritmo incalzante a un certo punto sembra fermarsi, per poi accelerare un po’ troppo velocemente verso il finale.
 
Lucia Berta
(maggio 2014)
 
 
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