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Autonomia e responsabilità sociale dell’Università. Governance e Accountability
Alberto Cassone e Lorenzo Sacconi (a cura di)
 


Milano 2013, pp. 227
No, non è un altro volume sulla governance di ateneo. Non solo questo, almeno. È un libro che intende fare luce su un fenomeno passato sempre in secondo piano, ma che denota una delle caratteristiche essenziali dell’università in quanto tale: il rapporto con la società, il ruolo primario nello sviluppo del territorio sul quale un ente come un’università ha radici più o meno profonde. Il tema della cosiddetta terza missione riempie le pagine di questo libro anche quando si parla del concetto di autonomia, presente anche all’art. 33 della Costituzione italiana.
I curatori del volume, docenti nelle università del Piemonte Orientale “Amedeo Avogadro” (Cassone) e di Trento (Sacconi), prendono le mosse da un concetto diventato un leit-motiv: «Che il mondo dell’università italiana attraversi, oggi, una fase di cambiamento, è noto a tutti». Più che il concetto di autonomia, la vera forza del libro è la descrizione semantica e culturale della “responsabilità sociale” dell’università. La governance non può avere solo ricadute “interne”, ovvero essere esercitata ponendo come unica funzione quella di formare i fruitori diretti del sapere accademico quali studenti, docenti e ricercatori; essa deve prevedere ricadute esterne, ovvero essere a conoscenza dell’influenza che l’università può esercitare su comunità locali, personale amministrativo, imprese, etc. È la missione dell’istituzione che necessita un cambiamento culturale di notevole spessore: uscire dal mondo autoreferenziale in cui vengono allevati giovani studiosi in cerca di futuro, per aprirsi verso un’influenza decisiva sulla società, partendo da quella più diretta, ovvero la comunità territoriale di riferimento. Nell’Introduzione è scritto: «…ad essa (l’università) è richiesto di assumersi responsabilità nei confronti della società, poiché numerose sono le esternalità nella produzione di didattica e ricerca che ricadono sulla collettività».
I termini utilizzati nel volume sono quelli della governance delle aziende private: corporate social responsibility, stakeholder, bilancio sociale. L’accountability, alla fine, non è che la verifica del rispetto di questo binomio (autonomia-responsabilità), l’elemento in base al quale si viene a conoscenza di un impegno totale da parte dell’istituzione per la promozione sociale e culturale del proprio modo di essere e di agire.
Nel volume non mancano le parti più “oscure”: la descrizione di fatti che hanno dato il via a tante polemiche sull’ultima legge di riforma dell’università (Legge 240/2010, ovvero la Legge Gelmini), come la rappresentanza esterna nei consigli di amministrazione o il controllo statale sull’operato delle singole università.
Illuminante è la seconda parte, sulla responsabilità sociale dell’università: in particolare, l’osservazione puntigliosa, fatta dagli autori, sulle tipologie di bilancio sociale adottate dagli atenei che negli ultimi anni si sono aperti a questo tipo di rapporti bilaterali con il territorio di riferimento. Nessuno ne parla, ma questo sembra essere il vero punto di forza sul quale l’università italiana deve puntare nel futuro, per riprendersi quel poco di dignità che sembra essersi ridotta a tutto vantaggio delle politiche ormai globali relative all’internazionalizzazione dell’istruzione superiore. 
 
Danilo Gentilozzi
 
 
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