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30 anni di dottorato di ricerca. L’ora del 2+3
Nicola Vittorio, Giampaolo Cerri
 


Prefazione di Luigi Berlinguer - ?xòrma, Roma 2013, pp. 31
Quali vicende ha vissuto il dottorato in Italia nei suoi primi trent’anni di vita? Alla domanda rispondono Nicola Vittorio e Giampaolo Cerri, che con questo volume scattano un’istantanea dello stato di salute dei nostri dottorati (introdotti nel 1980 ma attivati, nella sostanza, nel 1983), nati con finalità di innovazione scientifica e di raccordo strategico con il mondo delle professioni, ma progressivamente sacrificati alle ragioni (spesso insondabili) degli equilibri accademici, forieri di scelte che non sempre hanno salvaguardato qualità ed efficacia della formazione, anche dottorale.
Delineata la via europea all’innovazione, descritta evidenziando l’impegno della Commissione Europea per il dottorato (programma Marie Curie), gli autori si soffermano sull’istituzione delle scuole di dottorato in Italia e sui differenti modelli organizzativi elaborati da Cnvsu, Miur, Crui e Convui (Coordinamento dei nuclei di valutazione), che danno conto delle problematiche relative all’assetto logistico e formativo dei corsi. Questa intensa dialettica ha spinto il Ministero a emanare il nuovo regolamento del 2013, che vincola l’accreditamento dei corsi al rispetto di requisiti minimi ben precisi, a partire dalla composizione del collegio dei docenti, selezionati dall’ateneo sulla base del curriculum e della loro congruità scientifico-disciplinare rispetto alle linee scientifiche e curriculari dei dottorati. 
Il nuovo percorso dovrebbe rendere i nostri dottorati più appetibili e competitivi a livello internazionale, nel segno della qualità, della trasparenza, della qualità, dell’occupabilità e della mobilità. Tutti fattori opportunamente evidenziati dagli autori del libro, che hanno il merito di aver sintetizzato in maniera agile e chiara i primi trent’anni di vita del nostro dottorato, con lo sguardo rivolto all’immediato futuro: «A quasi 15 anni dall’applicazione della prima grande riforma europea del nostro Paese – piaccia o no ma il “3+2” questo è stato – si tratta di fare un passo ulteriore per tenere ancora il ritmo di quanto l’Europa sta facendo. Dopo tre lustri di “3+2” è venuto il momento di pensare alla costruzione del “2+3”». Un invito che gli autori corroborano con dovizia di dati e con una proposta conclusiva di dieci idee, enunciate «per ricominciare a ragionare di università e del suo ruolo nella società della conoscenza», proiettata verso orizzonti cognitivi e culturali in continuo divenire.
La riforma del dottorato non è che uno dei tasselli che compongono il più ampio disegno di riforma che gli atenei vivono sulla scia della digitalizzazione delle conoscenze e della globalizzazione economica e produttiva: come per i corsi di laurea e per la governance, così per il dottorato la sfida della razionalizzazione si rivela un processo irreversibile. Questa la sfida dell’università “2+3”, discendente diretta dell’università “3+2”. 
Andrea Lombardinilo
(giugno 2014)
 
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