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Scommettere sull’Africa emergente - Opportunità e scenari della presenza italiana nell’Africa Subsahariana
Giovanni Carbone, Gian Paolo Calchi Novati, Gianpaolo Bruno, Marta Montanini
 


e-book, ISPI, Milano 2013
Non solo guerre, carestie, epidemie. Ma anche un Continente con la voglia di riscatto, di democratizzazione e di normalizzazione. L’Africa Subsahariana racchiude ben più di un’opportunità per il nostro Paese, come emerge dal balzo degli investimenti diretti esteri italiani nell’area passati da 21,2 milioni di dollari nel 2000 a 638,5 milioni nel 2011. E l’interscambio commerciale, fermo ad appena 13,6 miliardi di euro (l’1,8% dell’intero interscambio commerciale italiano) potrebbe diventare molto più alto, se solo l’Italia non si limitasse a una presenza economica e di cooperazione alla sicurezza sulla sponda sud del Mediterraneo. È questo uno dei fili conduttori del saggio disponibile gratuitamente online Scommettere sull’Africa emergente, redatto con l’ausilio di numerosi dati macroeconomici e indicatori di sviluppo da Giovanni Carbone, Gian Paolo Calchi Novati, Gianpaolo Bruno, Marta Montanini per l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale e per il Ministero degli Esteri.
Certo, l’Africa Subsahariana resta in gran parte un’area a politicamente debole: ai bacini di instabilità del Corno d’Africa e dei Grandi Laghi si è aggiunta la zona del Sahel, come si legge nella prima parte del saggio, dedicata al quadro politico-economico del Continente, al ruolo svolto finora dall’Italia e dagli altri paesi avanzati, a problemi noti e studiati come il deficit di infrastrutture, l’analfabetismo, la corruzione. Ma ci sono almeno quattro settori (beni di consumo, risorse minerarie, agricoltura e infrastrutture) e almeno otto Paesi “prioritari” (Angola, Etiopia, Ghana, Kenya, Mozambico, Nigeria, Senegal, Sudafrica) nei quali l’Italia può rafforzare il proprio ruolo, a partire dall’occasione dell’Expo 2015 “Nutrire il pianeta, energia per la vita”. Nella seconda parte del volume gli autori esplorano le opportunità offerte in questi Paesi non solo dalla crescita attesa superiore al 5% per il quinquennio 2014-2018, ma anche dalla stabilità politica e della «facilità di fare business»: da qui i suggerimenti di policy e gli strumenti a disposizione delle imprese e del sistema-Paese, a patto che l’Italia e i partner europei elaborino una strategia geopolitica e di cooperazione con l’Africa che da troppi anni è assente dalle nostre politiche.
Non è solo una questione di prossimità geografica, rimarcano gli studiosi. Le opportunità dell’internazionalizzazione economica in Africa traggono origine da altri due fattori: i timidi segnali di uscita dalla crisi per l’Italia con la possibilità di legare il rilancio dell’economia alla crescita africana, e la possibilità per il nostro Paese di esercitare una leadership nell’indirizzare i processi di sviluppo e di governance a livello globale. Tale impegno è una necessità strategica: oltre a portare avanti la «diplomazia per la crescita», l’Italia e l’Europa possono trarre grandi vantaggi dalla stabilizzazione e dalla sicurezza dell’Africa (basti pensare all’ascesa dei partiti contro l’immigrazione nelle ultime elezioni europee), e da una cooperazione che non si fermi alla dimensione economica, ma torni a incidere sul piano sociale, culturale, ambientale e dell’istruzione (come si è visto negli anni Cinquanta in Somalia). L’unico antidoto al brodo di coltura del terrorismo offerto dal mix di miseria, analfabetismo ed esclusione sociale che caratterizza vaste aree del Continente.
 
Manuela Borraccino
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