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Eurobarometro: per tre cittadini europei su quattro le competenze sviluppate durante gli studi universitari aiutano a trovare lavoro
 


È stato pubblicato a giugno 2014 il rapporto della Commissione europea "EUROBAROMETER: EUROPEAN AREA OF SKILLS AND QUALIFICATIONS", nel quale viene espressa l'opinione dei cittadini europei sulla congruità della formazione ricevuta rispetto alle esigenze del mondo del lavoro.

L'indagine - condotta tra il 26 aprile e l'11 maggio 2014 con il metodo dell'intervista diretta ad un campione di quasi trentamila cittadini di 36 Paesi (28 UE, Norvegia, Svizzera, Turchia, Serbia, Bosnia-Erzegovina, Kosovo, Montenegro e Australia) - ha evidenziato che le numerose iniziative finora avviate per promuovere il riconoscimento delle competenze e delle qualifiche (European Qualification Framework, Europass, Quality assurance in Higher Education ecc.) hanno avuto un'applicazione lenta e poco conforme agli obiettivi stabiliti, e necessitano di opportuni adattamenti agli sviluppi dell'apprendimento digitale e all'internazionalizzazione.

Sul tipo di istruzione ricevuta, l'opinione degli intervistati è stata mediamente alta (86%): i cittadini di Finlandia e Lettonia hanno espresso un giudizio positivo quasi totalizzante (92%), e anche l'Italia (87%) supera il gradimento medio. I giudizi più negativi sono espressi da Danimarca (20%) e dai 3 Paesi più colpiti dalla crisi: Grecia (18%), Spagna e Irlanda (16%). Atteggiamento sostanzialmente positivo sul livello di competenze ottenuto grazie agli studi dell'istruzione superiore per il 75% degli intervistati.

Sulla congruità a fini lavorativi della formazione ricevuta, i risultati dell'indagine sono stati abbastanza positivi. In media solo un interpellato su quattro ritiene che l'istruzione/formazione ricevuta non lo abbia dotato delle abilità necessarie per trovare un lavoro in linea con la sua qualificazione: Svezia (87%), Danimarca (86%), Germania (85%) e Austria (83%) i più soddisfatti, al contrario dei giudizi negativi e di insoddisfazione per i cittadini di Italia (35% i pessimisti rispetto al 59% soddisfatto), in Spagna (38%) e in Grecia (quasi la metà è insoddisfatta).

Una buona parte degli intervistati è consapevole della possibilità di acquisire alcune abilità (conoscenze linguistiche e competenze specifiche per il lavoro ecc.) al di fuori dell'istruzione formale, mentre si è notata una scarsa conoscenza degli strumenti messi in atto per favorire il riconoscimento delle qualifiche (il più citato Europass, specialmente dai Paesi dell'Est europeo) e la mobilità degli studenti e dei lavoratori. Il 44% ha affermato di aver cercato qualche informazione per l'orientamento e il 56% di aver trovato con facilità le informazioni richieste; il 56% è pure ottimista sulla possibilità di ottenere il riconoscimento delle qualifiche in un altro Stato membro, mentre il 6% dichiara di aver fallito il tentativo di lavorare all'estero a causa del mancato riconoscimento delle qualifiche da parte del datore di lavoro estero ovvero per mancanza di informazioni. Gli interpellati hanno suggerito che, nel percorso formativo, venga posta maggior attenzione al contenuto effettivo dell'apprendimento piuttosto che al monte ore.

Concentrando l'analisi solo sui laureati intervistati (64%) si è evidenziato come essi siano i più consapevoli che le capacità linguistiche possono essere sviluppate anche al di fuori dell'insegnamento formale e che le competenze per lo svolgimento di attività specifiche possono essere acquisite on the job; essi sono i più soddisfatti sulla quantità di competenze acquisite nel periodo formativo e utilizzate nell'attività lavorativa nonché i più fiduciosi nelle possibilità di riconoscimento all'estero delle qualifiche e i più informati sui vari aspetti educativi e sugli strumenti a disposizione per facilitarne l'equipollenza.

 

 
Antonella Lorenzi
(11 luglio 2014)

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