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FLC CGIL, indagine “Ricercarsi”: fotografia delle competenze, attività e aspirazioni professionali dei precari dell’università italiana
 


Sono stati presentati il 9 luglio 2014 presso la Sapienza Università di Roma i risultati dell'indagine "RICERCARSI", promossa da FLC CGIL (Federazione lavoratori della conoscenza). Lo studio è stato realizzato utilizzando dati ufficiali del MIUR del decennio 2002-2012, effettuando 40 interviste a precari della ricerca in 10 Atenei di diverse dimensioni e con la somministrazione di 1861 questionari online ad un campione omogeneo distribuito per genere (donne 57%), per età (media 35 anni; 18,9% fino a 30 anni; 19,9% tra 31 e 33 anni; 18,8% tra 34 e 36 anni; 20,8% tra 37 e 40 anni; 21,5% oltre 40 anni) e per area disciplinare (25% umanistica; 24,1% socio-economica; 29,7% scientifica e 21,2% cura).

Forniamo una sintesi dei dati più indicativi del fenomeno conosciuto come "precariato universitario".


Chi sono i precari dell'università italiana?

Le categorie precarie - in gran parte occupate in mega (32%) e grandi (22%) Atenei soprattutto nel Nord-Ovest (33%) e nel Centro (26%) - comprendono, per ordine di grandezza: gli assegnisti di ricerca, i parasubordinati, i dottorandi e i ricercatori a tempo determinato.


Precari inseriti in organico

Nell'ultimo decennio, solo il 6,7% dei precari ha ottenuto la stabilizzazione.


Attività svolta dai precari

Solo il 3,1% ha dichiarato di dedicare il proprio lavoro accademico esclusivamente alla ricerca, come sarebbe loro compito; oltre la metà (60%, prevalenza femminile) ha riferito di aver svolto qualche volta e spesso lavori non retribuiti; più di un terzo (38%) dei dottorati ha svolto docenza senza titolarità e un assegnista su quattro (24%) ha seguito tesi di laurea per conto di altri;


Titoli di studio, esperienze e competenze dei precari della ricerca

Sul piano delle competenze, il 73% degli intervistati è in possesso di un dottorato di ricerca conseguito in larghissima misura (64%) nella stessa Università in cui è stata conseguita la laurea, per il 29,2% in un altro Ateneo, per il 6,2% all'estero. Più della metà (60%) ha già fatto esperienze accademiche all'estero, la stessa percentuale peraltro dei dottorandi, che ritengono molto o del tutto probabile andare via dall'Italia per costruirsi un futuro professionale in ambito accademico;


Difficoltà professionali per il presente e il futuro

Le maggiori difficoltà e aspettative riguardano la situazione contrattuale, che in misura quasi totalizzante (84,3%) influenza lo svolgimento del lavoro, una situazione di incertezza, che attanaglia soprattutto i ricercatori a tempo determinato, mentre uno su due degli intervistati non riesce neppure ad immaginare il proprio futuro professionale tra 10 anni. Peraltro proprio le difficoltà contrattuali risultano la principale causa di uscita dal sistema, addebitabile nel 54,1% dei casi al mancato rinnovo; mentre solo il 5,5% ha optato per una proposta più interessante e ancor meno per un lavoro più gratificante.


Come definiscono la propria attività?    
Nonostante tutto, gli aggettivi più gettonati dagli intervistati per descrivere la propria attività sono positivi: "stimolante", "interessante", "appassionante" e "impegnativo".

 


Maria Luisa Marino
(15 luglio 2014)

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