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Argentina: aumentano gli studenti internazionali ma resta alto il tasso di abbandono
 


Secondo Paese dell'America Latina per numero di abitanti (43 milioni), l'Argentina rappresenta sia una fonte che una meta di studenti internazionali. Il sistema universitario, però, continua a patire deficit strutturali sia in merito al tasso di abbandono, che resta uno dei più alti del mondo, sia rispetto alla qualità dell'insegnamento, impartito quasi gratuitamente e che resta una delle emergenze delle ventilate riforme in discussione da anni. È quanto prospettato dall'economista di fama internazionale Alieto Aldo Guadagni, tra i maggiori studiosi del nesso fra università, crescita e sviluppo in America Latina, in un colloquio apparso sul n. 119 di Universitas, e confermato da un recente articolo dell'Icef Monitor. L'Argentina, peraltro, investe appena poco più del 6% del Pil in istruzione, ben al di sotto della media dei Paesi Ocse.

Secondo gli osservatori, l'arretratezza dell'università argentina ed il basso numero di laureati sono dovuti principalmente alle carenze della scuola secondaria. Come in altri Paesi in via di sviluppo e con forti diseguaglianze fra centro e periferie, negli ultimi decenni la priorità delle politiche educative in Argentina è stata l'iscrizione alle scuole secondarie: in queste ultime il tasso di inclusione è passato dal 10% nel 1950 a più del 90% nel 2010, con percentuali tuttavia più basse nelle regioni più remote del Paese.

L'istruzione superiore è composta da 124 istituti (fra college, università e istituti tecnici): il tasso di iscrizione è il più alto in America Latina, con circa 2 milioni di iscritti, ma appena in 27 su 100 concludono gli studi e l'altissimo tasso di abbandono del 73%, con punte in alcuni atenei dell'80% secondo i dati ufficiali, continua ad animare un acceso dibattito all'interno del Paese. Nonostante l'81% si iscriva nelle università pubbliche, alla fine del corso di studi il 30% dei laureati viene dagli atenei privati.

Altro dato che fa riflettere è l'aumento di studenti provenienti dall'estero: malgrado la maggior parte delle matricole abbandoni alla fine del primo anno, tra il 2006 e il 2013 gli studenti internazionali sono raddoppiati, superando quota 50.000. Di questi, un terzo viene dalla Colombia e due terzi dal resto dell'America Latina (principalmente Venezuela, Messico, Brasile, Uruguay e Perù), fra di loro il 60% risiede nella regione della capitale Buenos Aires.

Quali sono le ragioni di questa crescente popolarità? «Non ci sono esami di ingresso - risponde Bet E. Wolff, direttore dell'agenzia argentina di studio e lavoro all'estero BEWNetwork - il livello di studio è accettabile, l'università è gratuita, si può vivere e lavorare senza restrizioni, le loro valute sono più forti del peso argentino, nessuna discriminazione per gli stranieri ed in più c'è una vita notturna molto vivace»

Come nel resto del mondo, il nesso fra università e settore privato si è rafforzato negli ultimi anni e anche in Argentina nel 2013 il ministro per l'Istruzione Alberto Sileoni ha promosso la creazione di un network di corsi universitari legati al settore petrolifero, in quella che ha definito una «partnership strategica tra il sistema universitario e un progetto politico» sullo sfruttamento delle risorse naturali. Nelle nostre società basate sull'economia della conoscenza del resto «l'istruzione - ha rimarcato Sileoni - non dovrebbe essere pura astrazione ma conoscenza applicata che mira sempre alla giustizia sociale e lavora verso il miglioramento del benessere generale della società». Considerati i problemi del sistema universitario, cresce anche il numero di studenti argentini che scelgono l'estero e sono ben 9.000 quelli che attualmente risultano iscritti negli atenei di Spagna, Stati Uniti, Cuba, Francia e Brasile, principalmente in Ingegneria ed Economia e Commercio.




Manuela Borraccino
(18 luglio 2014)

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