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Giordania, intervista ad Aya Ahmed Al Asmar: “Applicare le leggi per cambiare la mentalità”
 


Le donne giordane devono in primo luogo "avere più fiducia in se stesse ed essere indirizzate a facoltà che diano loro le stesse opportunità di lavoro e di carriera assicurate agli uomini, e non solo ad ambiti lavori ristretti all'insegnamento e all'infermeria". Aya Ahmed-Al Asmar,  professore associato di Odontoiatria alla University of Jordan, ribadisce che "il governo giordano deve assumersi le sue responsabilità nel fissare la legislazione contro la discriminazione di genere e fare in modo che venga applicata. Se i nostri legislatori non assicurano gli stessi diritti alle donne e agli uomini, come possiamo chiedere di farlo ai datori di lavoro?". È questo il commento della dentista e docente raggiunta via email da Universitas, sul rapporto della Banca mondiale sul "gender paradox" più marcato in Giordania che in altri Paesi in via di sviluppo: più le donne sono istruite e meno trovano lavoro, secondo l'organizzazione internazionale.

"Il rapporto descrive la realtà giordana per quella che è" conferma la docente. "Posso confermare che anche nella facoltà di Medicina dentale e Odontoiatria due terzi degli studenti sono donne. Spesso tra l'altro hanno anche punteggi più alti nei voti di ingresso, nel profitto e nell'impegno rispetto ai colleghi. Tuttavia benché siano il 65% degli studenti, sono appena un terzo dei dentisti che lavorano. Perché questo gap? Le ragioni sono molteplici. Certamente le barriere culturali: le ragazze qui vengono educate fin da bambine a pensare che il modello che devono perseguire è quello di diventare perfette donne di casa, mentre gli uomini vengono cresciuti con il modello della carriera e del successo".

Secondo la professoressa 37enne, che ha lei stessa tre bambini, quel che può fare la differenza è l'azione governativa. "La nostra cultura e l'ambiente in cui cresciamo spingono le donne verso l'insegnamento, l'infermeria, la ragioneria, o la Medicina dentale anziché la Medicina, mentre gli uomini vengono preparati all'imprenditoria e al mondo degli affari. Qui si presuppone che l'uomo sia il capo e la donna l'impiegata. Anche nell'università i ricercatori procedono molto più facilmente e velocemente delle loro colleghe nella carriera accademica. Tutto questo deve cambiare. Dappertutto, anche in Università, la donna deve lavorare molto di più per raggiungere le stesse posizioni di un uomo, o per guadagnare lo stesso salario che in media è del 5-10% più basso rispetto a quello di un uomo a parità di qualifica".

Infine, a provocare l'eccesso di disoccupazione femminile fra le laureate è il "mismatch" fra domanda e offerta di lavoro: "Abbiamo 8.000 dentisti per poco più di appena 5 milioni di abitanti. Malgrado siano già troppi - rimarca la docente - le studentesse continuano ad iscriversi a Medicina Dentale: questo aumenta le probabilità di restare disoccupate. Io credo che le donne debbano maggiormente centrare le scelte universitarie sulle esigenze del mercato del lavoro, ed anche a cercare lavoro con più determinazione, con più creatività, o anche a crearlo dal nulla. C'è bisogno insomma di inculcare più autostima".

Secondo Aya Ahmed Al Asmar, malgrado gli ostacoli "ci sono molti tentativi fruttuosi oggi anche nel mondo accademico per rafforzare la condizione della donna". Ad esempio negli ultimi otto anni i presidi di Facoltà erano delle donne, ed anche il Politecnico dell'ateneo oggi ha un preside donna.



Manuela Borraccino
(1 settembre 2014)


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