• Studenti di successo
  • Dossier sul Diritto allo studio
  • Camerino, il futuro non crolla
  • Da Expo 2015 a Human Technopole
  • Proteste negli atenei turchi
  • I laureati per una società migliore
NOTIZIE DALL'ITALIA
31/12/2016
Università: approvato il nuovo decreto “Ava” che istituisce le lauree professionali
01/12/2016
ITWIIN 2016 premia l'invenzione e l'innovazione femminili
30/11/2016
Rapporto Svimez 2016: un MIT del Mezzogiorno per contrastare l’impoverimento culturale del Sud Italia
15/11/2016
Le potenzialità dell’e-learning e le sfide per la modernizzazione delle università europee
14/11/2016
Università: le riserve del Consiglio di Stato sulle cattedre Natta
20/10/2016
Riparte a Bologna il Master in Editoria voluto da Umberto Eco
Leggi tutte le notizie dall'Italia
NOTIZIE DALL'ESTERO
13/12/2016
Unione europea: nuove iniziative lanciate dalla Commissione contro la disoccupazione giovanile
12/12/2016
Unione europea: nominato il comitato di alto livello per la scienza e la tecnologia
16/11/2016
Francia: in aumento le iscrizioni nelle cinque università cattoliche
14/11/2016
Call Erasmus+ per il 2017: bilancio totale di oltre due miliardi di euro
27/10/2016
America Latina: verso uno spazio dell’istruzione superiore ibero-americano
26/10/2016
Russia: freno allo sviluppo del sistema universitario, sospeso il Progetto 5-100
Leggi tutte le notizie dall'estero
Cimea
Cimea
Sito 
segnalato da Freeonline.it
Viaggio in Italia – I luoghi, le emozioni, il coraggio di un Paese che soffre ma non si arrende
Roberto Napoletano
 


Rizzoli, Milano 2014

L’obiettivo di questo bel libro di Roberto Napoletano, direttore del “Sole 24 Ore”, non è quello di abbattere ulteriormente il lettore ribadendo la gravità di problemi con cui le cronache ci martellano quotidianamente: al contrario, vuole dare fiducia, risvegliare la speranza in un Paese che può ancora farcela con l’impegno di tutti. È ora di «sporcarsi le mani», come più volte suggerisce Napoletano: piangersi addosso non serve, bisogna fare.
L’autore, con grande garbo, elenca gli obiettivi e i modi per raggiungerli, ma non manca di sottolineare lucidamente le cause dei nostri problemi: burocrazia ossessiva, giustizia amministrativa e civile dai tempi biblici, imposizione fiscale abnorme, costo del lavoro esagerato e accesso al credito quasi impossibile. Se questo mix stronca le speranze degli italiani che vorrebbero fare impresa, come possiamo sperare che qualche investitore estero si avventuri nel nostro Paese? Invece l’Italia sarebbe una meta ambita da molti perché è bella, ha un clima invidiabile, è un museo a cielo aperto, la gente è accogliente e creativa e, ulteriore ma non ultimo, si mangia bene e si beve meglio.
Napoletano – sull’onda dei tanti messaggi da lui ricevuti e pubblicati nella rubrica Memorandum della “Domenica” del “Sole 24 Ore” – ha girato da cima a fondo la Penisola per quasi tre anni, «tra le macerie italiane e le speranze di rinascita», e la confronta con alcuni Paesi che ha visitato.
Le parole di uno studente di Saluzzo, Paolo Dominici, allargano il cuore e fanno capire che tra i giovani ci sono i germogli della speranza e della voglia di farcela, e c’è ancora l’orgoglio di essere italiani, un sentimento che sarebbe ora di recuperare: «Da italiano credo nell’Italia, non ci sto a concepire il mio futuro fuori, io stesso voglio essere un’opportunità per il mio Paese. Se Mazzini non avesse creduto nell’Italia, forse l’Italia non ci sarebbe neppure». Quelle di Stefano, invece, sono una doccia fredda, anche se ricche di dignità: «Più della crisi è proprio la paura del futuro che ci atterrisce. Ho tanti sogni da realizzare e non mi arrendo all’idea che non si possa invertire la rotta. Le mie ali non si toccano, ci hanno già provato in tanti a spezzarle».
Tanti giovani colgono occasioni interessanti lontano dall’Italia; in qualche caso hanno provato a rientrare e hanno dovuto rifare mestamente il percorso inverso perché qui è tutto troppo complicato, e soprattutto non hanno la libertà di lavorare in modo soddisfacente come succede all’estero. Tanti altri restano in patria in cerca di una vita e di un lavoro dignitosi. Ma, con lo sguardo in avanti, viene da chiedersi: come sarà l’Italia tra vent’anni? I nostri politici – con la miopia dell’oggi e l’incapacità di una programmazione politica di lungo periodo – si pongono queste domande? Sono consapevoli di trascinare il paese su una strada senza ritorno? Sanno che «perdere la fiducia nei giovani significa non avere fiducia nell’avvenire» e condannare il Paese a un inesorabile declino?
Gli italiani, in fondo, cosa vorrebbero? Che tramontasse il capitalismo corrotto (ricordate il caso Parmalat, che ha bruciato i risparmi di una vita di 45mila persone?) e che la presenza dello Stato non creasse solo ostacoli, avvitata com’è in una spesa pubblica improduttiva che cerca di giustificare con una burocrazia sempre più soffocante.
Sergio Escobar, direttore del Piccolo Teatro di Milano, descrivendone il disinteresse nei confronti della cultura, ha paragonato lo Stato a una «rete a strascico, passa e distrugge tutto, per dieci anni dopo lì non c’è nessuna forma di vita, per me questa rete a strascico è lo Stato senza conoscenze che ci considera amministrazione statale e non vuole che faccio pubblicità agli spettacoli, prendo sponsorizzazioni e realizzo missioni all’estero, scuola di formazione, e così via, ma allo stesso tempo taglia i finanziamenti pubblici». Scienza e cultura sarebbero un capitale prezioso, in grado di attrarre investimenti, e invece finiscono sotterrati dal peso della burocrazia e dalla miopia della politica.
Capita anche che i presidenti di grandi industrie, come Francesco Paolo Fulci della Ferrero Italia, si dichiarino seriamente preoccupati per il futuro dell’Italia a causa «della malattia (endemica) della politica e di quella (contagiosa) di una cattiva burocrazia centrale e (soprattutto) locale». Vengono citati alcuni passi del discorso che suo padre Sebastiano – deputato liberale – fece il 3 ottobre 1967 alla Camera riunita per discutere delle Regioni a statuto ordinario. Con tanti anni di anticipo, aveva saputo prevedere i guasti e gli sperperi che ne sarebbero derivati: Sebastiano Fulci non era un veggente, ma semplicemente un politico dotato di buon senso e concretezza. Oggi ci sarebbe tanto bisogno di qualcuno che ne seguisse le orme.
Purtroppo tanti anni di incuria morale hanno lasciato il segno e fanno perdere di vista il senso delle cose, come ha spiegato a Napoletano Carlo Rovelli, docente di fisica teorica nell’Università di Marsiglia. Rendendosi conto delle doti eccezionali di un suo allievo, lo segnala ai colleghi italiani come un’occasione da non perdere. «La risposta è che non ci sono posti nell’università. Quello che mi sconcerta è che si scusano di non potermi fare un favore assumendo il giovane brillante. Senza capire che sono io che sto cercando di fare loro un favore segnalandoglielo, non loro a fare un favore a me assumendolo».
Gli stessi sindacati hanno perso il consenso generalizzato di una volta, perché «difendono troppi disonesti e sfaticati, tollerano le angherie dei cattivi burocrati e proteggono gli uomini degli affari e della politica che sono ovunque».
Ma siamo sicuri che gli amministrati siano migliori dei loro amministratori? Perché, a pensarci bene, il governo di un paese è l’espressione dei suoi elettori. Forse, in Italia, la maturità democratica non è del tutto compiuta: spesso si preferisce la logica di schieramento – anche quando non è convincente – alla logica dei programmi, e soprattutto bisognerebbe smettere di votare chi non ha mantenuto le promesse fatte in campagna elettorale. Anche così i cittadini si «sporcano le mani»: non più spettatori rassegnati, ma elettori responsabili e giustamente esigenti.
Anche chi scrive, come Napoletano, non si rassegna e vuole conservare una dose di ottimismo sul futuro dell’Italia: abbiamo ancora le qualità per tornare a stupire il mondo, ma è ora di svegliarsi. Perché, se le cose non cambiano – e noi con loro – il mondo non ci aspetterà.

Isabella Ceccarini

Per acquistare il libro
Idee di Università
Universitas Reviews
Iscriviti alla newsletter
QUADERNI
31. Capaci e meritevoli. Il diritto allo studio universitario in Italia e in Europa
Cimea
Universitas per iPhone e iPad
In merito al talento
Tag
Più valore al futuro
 
 
 
Viale XXI Aprile 36, 00162 Roma - universitas@fondazionerui.it - rivistauniversitas.it
CODICE ISSN: 2283-9119

Web Consulting: ATG