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Alliance for YOUth: da soli si può fare molto, insieme si può fare di più
Occupazione giovanile
 


Il 18 settembre è stato presentato a Roma Alliance for YOUth, un progetto lanciato da Nestlé per creare 100.000 opportunità di lavoro o stage in Europa, di cui 5.000 in Italia. Nestlé ha coinvolto in questo ambizioso progetto contro la disoccupazione giovanile ben 200 aziende in Europa (tra cui figurano Adecco, Axa, Facebook, Ernst&Young, Google, Twitter); in Italia hanno aderito in 12 (Accenture, Arti Grafiche Reggiane, DHL Supply Chain, Dimension Data, DS Smith, FM Italia, Gi Group, Inalca, Nielsen, Praesidium, Publicis e Sit Group). I partner si sono impegnati a elaborare iniziative individuali e congiunte per consentire ai giovani di fare esperienze lavorative e formative di qualità. A livello europeo, gli “alleati” parteciperanno all’iniziativa della Commissione Europea European Alliance for Apprenticeships.

Alliance for YOUth costituisce uno dei pilastri per promuovere l’occupazione in Europa insieme a Nestlé needs YOUth (rivolto a laureati e laureandi under 30 che prevede la creazione in Europa di 20.000 opportunità tra apprendistato, stage e posizioni professionali entro il 2016) e Readiness for Work (orientamento professionale e workshop per avvicinare la scuola al mondo del lavoro).

Veniamo alle cifre: negli ultimi otto mesi Nestlé ha creato circa 8.000 opportunità di lavoro e stage in tutta Europa (400 in Italia). Gli inserimenti hanno riguardato diversi settori: produttivo, amministrativo, risorse umane, vendite, marketing, finanziario, tecnico e ricerca & sviluppo.

Alliance for YOUth punta anche a promuovere la collaborazione tra impresa, politica e istruzione per migliorare la formazione professionale dei giovani e prepararli all’ingresso nel mondo del lavoro. La collaborazione è sollecitata a tutti i livelli: i partner dell’Alleanza chiederanno infatti ai propri dipendenti di assumere un ruolo attivo nella formazione al lavoro fornendo ai giovani consigli pratici, affiancandoli nella redazione del curriculum e dando loro suggerimenti su come affrontare un colloquio di lavoro.

Leo Wencel, capo mercato del Gruppo Nestlé in Italia, ha sottolineato che la disoccupazione è un problema troppo grave per essere delegato solo ai singoli o alle istituzioni. Anche le imprese devono fare la loro parte: il che suona come un invito affinché altri potenziali partner si uniscano al gruppo.

Giacomo Piantoni, direttore Risorse Umane del Gruppo, ha spiegato come la partecipazione all’iniziativa abbia coinvolto sia l’azienda internazionale che la piccola impresa, e quindi «dimostri l’eterogeneità dell’impresa e del fare impresa in Italia».

Se il problema della disoccupazione giovanile è forte, quello dei Neet non è da meno (in Europa sono circa 2milioni e 400mila i giovani che non studiano, non lavorano né seguono corsi di formazione): richiede non solo l’offerta di posti di lavoro, ma un grande sforzo per motivare giovani rassegnati e quindi passivi, ha messo in evidenza Maurizio Tringali di Italia Lavoro.

Il 70% degli occupati dichiara di aver trovato lavoro secondo canali di conoscenza informali. Quindi bisogna rimboccarsi le maniche sul fronte del job placement nelle università, e forse qualche movimento positivo potrà venire anche dal piano europeo per la lotta alla disoccupazione giovanile Garanzia Giovani. Il vice presidente di Confindustria Giovani, Vincenzo Caputo, ha dichiarato nel corso dell’incontro che la sua Associazione vuole orientare i giovani al lavoro andando nelle scuole a fare tutoring, a spiegare che quello dell’imprenditore è un lavoro impegnativo, ma molto stimolante. Caputo ha riconosciuto che i ministri Poletti (Lavoro e delle Politiche sociali) e Giannini (Istruzione, Università e Ricerca) si stanno spendendo molto a favore dell’alternanza scuola-lavoro, quindi è giusto che anche il mondo dell’impresa si metta in prima fila.

A monte di tutto, però, c’è il problema della necessità di una svolta culturale. Il ministro Giuliano Poletti ha messo sul tavolo alcuni punti fondamentali: 1) in Italia l’impresa viene “sopportata”, nella convinzione che serva solo a sfruttare il lavoratore. Invece bisogna capire che l’impresa crea ricchezza, lavoro e innovazione, è un’infrastruttura sociale per la crescita: quindi anche lo Stato può lavorare insieme alle imprese per il bene del Paese; 2) i risultati si ottengono con una programmazione politica di lungo periodo: cambiamo ora, anche se i risultati arriveranno tra dieci anni, oggi dovremo sostenere dei costi e affrontare dei rischi, ma domani raccoglieremo i frutti di questo impegno; 3) d’accordo che bisogna imparare a imparare, ma bisogna anche imparare a fare per mettere l’apprendere in relazione con l’agire; 4) ulteriore, ma non ultimo, gli scontri sull’articolo 18 distolgono l’attenzione da altri problemi – non meno importanti – che riguardano il lavoro (la tutela della maternità, la conciliazione, etc.). Sono anni che non si riesce a fare una riforma del mercato del lavoro perché ogni volta ci si impunta su qualcosa. Proviamo a cambiare approccio, affrontando il tema del lavoro nel suo complesso, poi si passerà agli aspetti particolari.

Michele Tiraboschi, ordinario di Diritto del Lavoro nell’Università di Modena e Reggio Emilia e presidente di ADAPT, ha mostrato il suo apprezzamento per Alliance for YOUth perché «manda un messaggio di fiducia e concretezza ai giovani che hanno bisogno di essere motivati e di trovare nel lavoro un obiettivo. Scommettere sui giovani è scommettere sul futuro dell’impresa, perché anche loro contribuiscono a innovare le aziende. In Italia l’impresa non è considerata un valore, invece può essere una sede di crescita della persona».

A conclusione di questo incontro ci sentiamo di sottolinearne la portata innovativa: Nestlé ha riunito aziende diverse per interessi, dimensioni e nazionalità e le ha convinte a impegnarsi concretamente per raggiungere insieme un obiettivo comune. Inoltre sembra aver risvegliato il mondo istituzionale da un torpore pluriennale: anche questa non è impresa da poco, e ci auguriamo che dalla politica non arrivino solo belle parole, ma che finalmente sappia passare ai fatti. Ci auguriamo che venga finalmente superato lo stantio pregiudizio verso le imprese, specie quelle come Nestlé – che per qualcuno ha pure la grave “macchia” di essere una multinazionale – e che altri ne seguano l’esempio. Per una volta guardiamo ai fatti: c’è qualcuno che si è rimboccato le maniche, ha messo in piedi un’alleanza contro la disoccupazione giovanile e in pochi mesi ha già dato lavoro e speranza a molti giovani. Sorge legittima una domanda: perché la politica non trae ispirazione da questa capacità operativa per abbattere il muro della burocrazia e varare quelle riforme urgenti di cui il Paese ha disperato bisogno per ripartire?
 

Isabella Ceccarini
(settembre 2014)
 
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