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segnalato da Freeonline.it
La Scuola Normale di Pisa unica italiana nella “criticata” classifica delle migliori 100 università del mondo
 


Sebbene i ranking delle università internazionali non siano più visti di buon occhio dalla comunità scientifica, in quanto i criteri di attribuzione punteggio risultano spesso di difficile comprensione o non provati scientificamente, la Scuola Normale Superiore di Pisa entra per la prima volta nella classifica delle migliori 100 università del mondo.

Il ranking è quello pubblicato dal Times Higher Education. La Normale, unica italiana in classifica, balza al 63esimo posto grazie ai risultati ottenuti nella reputazione accademica e soprattutto grazie a un buon punteggio nelle citazioni delle ricerche. In un colloquio con Universitas, Phil Baty, direttore di Times Higher Education Ranking, spiega come il balzo dell'antica università toscana si deve ad una serie di ricerche molto citate di Fisica molecolare, Astrofisica e Nanotecnologia.

Al primo posto si trova per il quarto anno consecutivo il California Institute of Technology, seguito dalla Harvard University e dalla Oxford University. Gli Stati Uniti tengono saldamente in mano le redini del prestigio accademico mondiale, con 15 atenei tra i primi 20. Cresce il successo delle università asiatiche, con 24 istituzioni nelle prime 200 (in testa la giapponese University of Tokyo al 23esimo posto). Soffrono perdite di posizione per il taglio dei fondi la maggior parte delle università pubbliche, ma in Europa la Germania ha 12 università tra le prime 200 (il terzo più rappresentato paese del mondo dopo Stati Uniti e Regno Unito), seguito dalla Svizzera con ben 7 atenei.

"Tutte le istituzioni che partecipano al ranking - spiega Phil Baty - si sottopongono volontariamente a questo test fornendo alcuni dati istituzionali di base. La Scuola Normale Superiore di Pisa ha partecipato per la prima volta a questa ricerca e abbiamo visto come sia una piccola ma eccellente istituzione con un forte impegno nella ricerca. Quello che cerchiamo di ottenere con i nostri parametri è di fare in modo che piccole istituzioni ben incentrate su alcuni ambiti della vita accademica possano essere giudicate in modo sufficientemente obiettivo rispetto ad altre istituzioni molto più grandi e conosciute, come ad esempio la Caltech che resta al primo posto. Certamente il dibattito sul potere di conferire titoli accademici (Degree Awarding Power) è ben avvertito in alcune regioni, ad esempio nella relazione tra la University of London e i suoi college. In generale comunque cerchiamo di recensire quelle che nell'opinione pubblica vengono percepite come università a tutti gli effetti".

Per quanto riguarda le basse performance delle università italiane, secondo i dati della Thomson Reuters che ha aiutato a stilare la classifica, "gli atenei italiani riscuotono bassi punteggi negli indicatori basati sulla reputazione, e su come vengono percepite le loro performance dal resto della comunità accademica. Gli indicatori ci dicono che gli istituti italiani non sono molto conosciuti nella comunità accademica globale. Del resto, gli indicatori basati sui finanziamenti ci dicono che le università italiane sono poco finanziate in confronto alle università della «top 100»: la mancanza di fondi si traduce in una scarsa capacità di attrazione dei migliori docenti internazionali e di studenti talentuosi. La Scuola Normale Superiore di Pisa è un'eccezione: sebbene molto piccola, è un'istituzione che ha degli ottimi risultati sulla maggior parte dei parametri se si esaminano gli indicatori procapite".



Manuela Borraccino
(2 ottobre 2014)

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