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La riduzione dei finanziamenti all’Università non è solo colpa della crisi
Education at a Glance 2014
 


La nuova edizione del Rapporto OCSE Education at a Glance 2014 è stata presentata in Italia il 9 settembre 2014 con il contributo organizzativo dell'Associazione Treellle. Il Rapporto, per la prima volta, vede la partecipazione di Colombia e Lettonia e pone sotto la lente di ingrandimento anche i risultati dello studio PIAAC (Programme for the International Assessment of Adult Competencies) sulle competenze degli adulti, analizzando i molteplici influssi del grado di istruzione dei genitori sullo sviluppo economico, sullo stato di salute dei singoli e soprattutto sulla mobilità degli studenti internazionali. Anche quest'anno i dati dell'OCSE sull'istruzione non sono molto positivi, anche se una speranza di ripresa imminente sembra filtrare dalle pagine della pubblicazione. I temi rilevanti del rapporto sono: l'accesso all'università, le differenze di genere, l'occupazione, la mobilità internazionale, il finanziamento dell'istruzione (Leggi la sintesi dei dati per l'Italia).

Accesso all'università
Soprattutto nei Paesi emergenti, si è notata la trasformazione dell'istruzione universitaria in un processo formativo, diffuso e generalmente non rallentato dalla crisi economica, perché considerato un investimento che vale la pena sopportare. Le economie mondiali richiedono maggiori competenze: l'80% degli adulti laureati ha migliori prospettive occupazionali e redditi più alti rispetto al 70% dei diplomati. A tal fine hanno influito anche fattori quali l'armonizzazione dei sistemi, favorita dal Processo di Bologna, o l'introduzione di istituzioni e di programmi di studio più flessibili, rivolti ad una popolazione studentesca fortemente eterogenea precedentemente esclusa. In Italia, invece, le difficoltà occupazionali stanno demotivando i giovani nei confronti dell'Università: negli ultimi anni i tassi di iscrizione hanno segnato una fase di ristagno o sono diminuiti al punto che, se persistessero gli attuali andamenti, l'OCSE ne stima il valore attorno al 47% rispetto alla media pari al 58%. Nonostante l'aumento registrato nel primo decennio del secolo, il nostro Paese si colloca al quart'ultimo posto per il tasso dei laureati in età 25/34 anni.


Differenze di genere

Aumenta il numero delle donne laureate (più forte in Austria, Repubblica Ceca, Repubblica Slovacca e Slovenia) mentre rimangono in prevalenza uomini i dottori di ricerca, nonostante le numerose iniziative intraprese a favore dell'eguaglianza di genere, e i laureati nelle aree scientifiche, dove solo 5 Paesi (Repubblica Ceca, Germania, Portogallo, Repubblica Slovacca e Svizzera) hanno registrato progressi. L'Italia, con il suo 40% di donne laureate in Ingegneria rispetto al 22% della Germania e al 23% del Regno Unito, presenta differenze di genere meno accentuate rispetto ad altri Paesi.


Occupabilità dei laureati

Il rendimento della laurea, in termini di ritorni dell'investimento effettuato, indica maggiori ricadute sociali (benessere, fiducia negli altri, stato di salute) per le donne laureate. Per quanto riguarda reddito e contributi sociali sono in vantaggio gli uomini: a parità di formazione, le laureate guadagnano mediamente il 75% rispetto ai colleghi (l'80% in Belgio, Slovenia, Spagna e Turchia, il 65% in Brasile, Cile e Ungheria). Si calcola che il conseguimento della laurea nei Paesi OCSE richieda, in media, a livello individuale - per costi diretti e indiretti - un investimento pari a 40 mila euro (ma in Giappone, Paesi Bassi e USA la media è 80 mila euro) e generi, nel corso della vita lavorativa, un ritorno in termini fiscali per gli Stati di appartenenza pari a circa 145 mila euro per gli uomini e a poco meno di 100 mila euro per le donne.


Mobilità internazionale

Gli studenti esteri sono complessivamente aumentati di 100.000 unità rispetto all'anno precedente, passando in valori assoluti da 4,4 a 4,5 milioni di unità: il 53% proviene dall'Asia (Cina, Corea, India). I Paesi OCSE accolgono il triplo di studenti internazionali rispetto ai loro studenti nazionali: di questi, l'1,6% degli studenti internazionali ha la cittadinanza italiana.


Finanziamenti per l'istruzione superiore

La spesa media per l'istruzione universitaria nei Paesi OCSE (circa 11 mila euro) supera del 75% quella per l'istruzione primaria. Dopo la costante crescita registrata nel periodo 1995/2011, a partire dal 2008 - in due terzi dei Paesi analizzati - c'è stato un decremento pro capite non tanto a causa della crisi economica, ma piuttosto a causa della crescita numerica delle immatricolazioni. L'Italia è l'unico paese OCSE che registra una diminuzione del finanziamento e degli investimenti pubblici in istruzione nel periodo 2000/2011, in parte compensata dai finanziamenti privati (per l'Università ben un terzo proviene da fonti private) e da un bilanciamento a favore degli Atenei delle somme pubbliche inizialmente destinate agli altri livelli formativi.

 


Maria Luisa Marino
(ottobre 2014)

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