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segnalato da Freeonline.it
Pubblicato il numero 133
Universitas
 


All’inizio del nuovo anno accademico restano inascoltati i frequenti appelli che dal mondo universitario – dai singoli docenti o da gruppi e associazioni e dalle sedi di rappresentanza quali il Cun e la Crui – sono stati rivolti ai politici in tema di finanziamento, di valutazione, di concorsi alla docenza, di diritto allo studio. Appelli dai quali trapela un’accentuata sfiducia, il senso d’impotenza, la consapevolezza di quanto sia difficile districarsi  in un tempo ragionevole dai grovigli che appesantiscono l’istituzione universitaria.

Il declino riguarda un po’ tutti i comparti della vita degli atenei. Li ha elencati in una recente lucida analisi Mario Morcellini: la didattica si è polverizzata e «gli adempimenti formali hanno finito quasi per sostituire la relazione docenti-studenti»; la generale contrazione della popolazione accademica – specie studentesca – è sintomo preoccupante fra l’altro di «un diminuito accesso all’istruzione superiore di studenti provenienti da famiglie più deboli dal punto di vista delle chances»; la mancanza di programmazione nel ricambio della docenza mette a rischio la continuità didattica e della ricerca. Si tratta di un insieme di criticità esposte in denunce dai toni spesso concitati, dalle quali però non trapela un disegno di prospettiva, un progetto plausibile per il futuro dell’università.

In questo numero della rivista sono documentati alcuni aspetti della situazione degli atenei: un’analisi sugli esiti della riforma del 2010 sulla governance delle università, le statistiche riguardanti le immatricolazioni che palesano non solo la diminuzione ma anche la diversa distribuzione fra sedi universitarie e settori disciplinari; un bilancio del dottorato di ricerca a trent’anni dalla sua istituzione e un’indagine sulla mobilità dei dottori di ricerca italiani.

Obiettivo mai trascurato di Universitas è di documentare le cosiddette buone pratiche che danno lustro all’istituzione e consentono una visione più ottimista del suo futuro. Il collegio diffuso, innovativa forma di residenzialità in corso di applicazione e sperimentazione da parte della Fondazione Rui, è ampiamente descritto da Simona Miano e Mirela Mazalu, mentre nella rubrica Ieri e oggi si ripresentano le peculiarità e l’attualità dei collegi di merito già illustrati alcuni decenni fa in articoli della rivista.

Di là dalle buone pratiche, tuttavia, per restituire all’istituzione universitaria l’idealità alta secondo il modello originario, occorre che essa conservi la sua sovranità: «Muore – afferma lo storico Paolo Prodi in un’intervista dal taglio assai stimolante – se si sottomette al dominio di una tecnologia che sotto le spoglie della modernità diventa uno strumento per dominare l’uomo nella sua totalità».

Universitas è da sempre attenta all’apertura internazionale degli atenei; in questo numero presenta la nuova legge di cooperazione allo sviluppo che con inusuale solerzia il Parlamento ha approvato in sostituzione della normativa del 1987. Dedica, inoltre, la sezione monografica alla cooperazione europea in Africa, Continente che ha l’urgente necessità di creare una classe dirigente autoctona che sappia evitare di accogliere in forma acritica i modelli occidentali. La trasposizione dei contenuti del cosiddetto Processo di Bologna a quella realtà – peraltro assai frastagliata e diversificata secondo le regioni che la compongono – è un obiettivo che gli enti nazionali e interafricani stanno perseguendo con l’ausilio dell’Unione Europea e di altri organismi internazionali in un’ottica – appunto – rispettosa dei valori identitari.


Pier Giovanni Palla
direttore Universitas
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