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Rapporto italiani nel mondo 2014
Fondazione Migrantes
 


Tau Editrice, Todi (PG) 2014, pp. 536, € 20,00

La Fondazione Migrantes (Organismo Pastorale della Conferenza Episcopale Italiana) ha presentato la nona edizione del Rapporto Italiani nel Mondo 2014. Al volume hanno collaborato 55 autori con 47 contributi ed approfondimenti dall’Italia e dall’estero.
Il Rapporto presenta un quadro articolato della mobilità italiana con dati dell’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (AIRE), alcune riflessioni sull’emigrazione interna, sulla mobilità per studio e formazione e uno Speciale Eventi diviso in due parti: la prima è dedicata alla Giornata mondiale del migrante e del rifugiato; la seconda ospita, in previsione dell’Expo di Milano del 2015, una serie di saggi che testimoniano la storica presenza della Chiesa alle esposizioni nazionali e internazionali, nonché l’impegno e il legame dell’Italia emigrata con la ristorazione e il cibo.
Nel mondo sono 4.482.115 i cittadini italiani residenti all’estero iscritti all’AIRE al 1° gennaio del 2014. L’aumento in valore assoluto rispetto al 2013 è di quasi 141mila iscrizioni, il 3,1% nell’ultimo anno. La maggior parte delle iscrizioni sono per espatrio (2.379.977) e per nascita (1.747.409).

Chi sono i nuovi migranti italiani?
Il dato più significativo del Rapporto è il numero di italiani che si sono trasferiti nel 2013 all’estero: 94.000 persone – un dato superiore ai flussi dei lavoratori immigrati in Italia. Nel 2012 si erano trasferiti all’estero 78.941 italiani, con un saldo positivo di oltre 15 mila partenze (una variazione in un anno del +16,1%). I minori sono il 18,8%.
Dal 2012 al 2013 si registra una crescita generale delle migrazioni del 19,2%, che sembra non fermarsi. A livello regionale, al primo posto si colloca la Lombardia (16.418), seguita dal Veneto (8.743) e dal Lazio (8.211).
Dall’Italia, dunque, non solo si emigra ancora, ma si registra un aumento nelle partenze. «Oggi – afferma mons. Gian Carlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes – c’è un nuovo revival della mobilità italiana: siamo di fronte a un fenomeno che chiamiamo con lo stesso nome, ma che è profondamente diverso perché diversi sono i protagonisti, pur partendo dalla medesima condizione di necessità a seguito di crisi occupazionale, recessione economica e disagio di vita».
I recenti migranti italiani sono soprattutto giovani, con qualifiche medio-alte o privi di un titolo di studio. Per la maggior parte sono uomini sia nel 2013 (56,3%) che nel 2012 (56,2%), non sposati nel 60% dei casi; tra le fasce di età al primo posto c’è il gruppo tra i 18-34 anni (36,2%), seguito da quella tra i 35 e i 49 anni (26,8%).
Il Regno Unito, con 12.933 nuovi iscritti all’inizio del 2014, è il primo Paese verso cui si sono diretti i recenti migranti italiani con una crescita del 71,5% rispetto all’anno precedente. Seguono la Germania (11.731, +11,5% di crescita), la Svizzera (10.300, +15,7%), e la Francia (8.402, +19,0%).  
Una delle forme di mobilità di cui si parla di più riguarda chi decide di svolgere all’estero l’intero percorso di studi o una parte di esso. Per quanto concerne il Programma Erasmus, dall’a.a. 2000-01 all’a.a. 2004-05 la mobilità ha riguardato 75.697 studenti italiani. Nell’ultimo anno con dati disponibili (2011-12), l’Italia si colloca al quarto posto nella classifica europea per numero di studenti in mobilità. Molti sono anche gli studenti mobili che scelgono (+31,7%) – attraverso il Programma Erasmus placement – di effettuare un tirocinio lavorativo in Europa.
I dati sulla mobilità degli studenti italiani degli ultimi anni accademici sono molto chiari: nell’a.a. 2011-12 circa 23.377 studenti hanno partecipato all’Erasmus, con un incremento di oltre il 6%; dalle prime proiezioni per l’a.a. 2012-13 si parla di 24.862 studenti italiani in mobilità (di cui: 21.744 per studio e 3.118 per tirocinio), con un aumento del 6,3% rispetto all’anno accademico precedente.
L’universitario italiano in mobilità mediamente si sposta intorno ai 23 anni per circa un semestre ed è per il 58,6% di sesso femminile (ma la percentuale sale ad oltre il 60% per i tirocini lavorativi).
I tempi cambiano per quanto concerne la mobilità per placement: il periodo non supera i 4 mesi, mentre  l’età in cui si inizia il tirocinio si fa più alta, salendo fino a 25 anni.
Francia, Spagna, Germania e Regno Unito hanno ospitato nell’a.a. 2011-12 quasi il 66% degli studenti italiani in mobilità Erasmus, con un picco di oltre il 30% di presenze nelle università spagnole, ma aumentano le richieste per le università di Portogallo, Irlanda, Turchia, Ungheria, Lituania ed Estonia.
«Solo quando ci si convincerà delle opportunità che un italiano fuori dall’Italia ha di arricchire e valorizzare il Paese in cui è nato, probabilmente si capirà cosa significa effettivamente parlare di “risorsa migrazione”, dove per ricchezza non si intende solo quella economica, ma anche tutto ciò che di positivo ritorna in termini culturali: un immenso patrimonio che molti ci invidiano» ha ricordato Mons. Perego.
 
Luca Cappelletti

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