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Atenei non statali: servizio pubblico alternativo per un sano pluralismo culturale
CRUI
 


Qual è il ruolo degli atenei non statali e quale posizione occupano nell'ambito del sistema di istruzione superiore e ricerca in Italia? Questi sono alcuni dei temi affrontati nel corso del  convegno Al servizio del Paese - Le università non statali nel sistema universitario italiano e internazionale organizzato a Roma il 3 dicembre 2014 dalla Conferenza dei Rettori delle Università italiane (CRUI).

Non atenei privati, ma atenei non statali che erogano un servizio pubblico, come ha precisato Marco Mancini, capo dipartimento del Miur per l'Università, l'Afam e la Ricerca. "Statale" e "non statale" sono due termini che identificano due realtà diverse ma complementari che lavorano per la crescita del Paese: la loro esistenza è un segno di pluralismo culturale che arricchisce il contesto democratico. Si rende sempre più urgente ridefinirne i requisiti di sostenibilità (decreto Miur 23 dicembre 2013, n. 1059) che devono essere maggiormente legati alla missione propria di queste istituzioni, alla loro offerta formativa, alla capacità di ricerca e di attrazione di nuovi studenti. Infatti, è bene ricordare che non si tratta di un "prodotto di nicchia", ma di una realtà consolidata che coinvolge decine di migliaia di persone tra studenti, docenti e personale tecnico-amministrativo.

A fronte di finanziamenti pubblici sempre più esigui (meno del 5% delle entrate), le non statali riescono a chiudere i loro bilanci in pareggio, se non in attivo, e reinvestono gli utili in ricerca, edilizia, biblioteche, incentivi per i giovani come borse di studio e assegni di ricerca: un elemento sul quale ha invitato a riflettere Giovanni Puglisi, presidente del Coordinamento nazionale delle università non statali e rettore dello IULM. Inoltre, anche se il contributo statale diminuisce, gli iscritti aumentano: segno di un consenso diffuso e crescente per il servizio svolto dagli atenei non statali che si ritengono, a buon diritto, al servizio del Paese.

Come ha evidenziato Stefano Paleari, presidente della Crui, la crescita delle non statali è significativa: nel 1950 per 35 atenei statali se ne contavano 4 non statali, nel 2010 il rapporto è di 67 a 18, a cui vanno aggiunte le 11 telematiche. In sede di scelte politiche bisognerebbe ricordarsi che a minori finanziamenti dovrebbero corrispondere minori lacci burocratici e una regolamentazione comunque diversa da quella degli atenei statali.

Puglisi, infine, ha fatto notare un aspetto più "materiale" che può sembrare secondario rispetto alla didattica, ma sul quale è utile soffermarsi: la manutenzione ordinaria. Tutte le strutture che ospitano gli atenei non statali sono in ottimo stato, «merito degli atenei, ma anche dei nostri eccezionali ragazzi, che sanno rispettare impareggiabilmente i loro beni! Sedi dignitose, alta qualità della didattica e della ricerca e, in sintesi, tutela della qualità della vita: è questa la cifra distintiva delle nostre università».

Chi volesse conoscere meglio il sistema degli atenei non statali può scaricare il rapporto "Il Sistema delle Università non statali in Italia. Un primo quadro descrittivo", presentato durante il convegno, di cui offriamo in lettura alcune parti della prefazione curata da Giovanni Puglisi.


 

Isabella Ceccarini
(dicembre 2014)

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