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Coaching e sviluppo delle soft skills
Massimo Tucciarelli
 


La Scuola, Brescia 2014
 Il libro di Massimo Tucciarelli è un testo di notevole pregio per molti motivi. Innanzitutto l’autore parla di qualcosa che conosce bene ed è frutto sia di studi e approfondimenti personali (in parte documentati nella vasta bibliografia finale), sia di un’esperienza vissuta e praticata quotidianamente, quella del coaching e dei processi formativi, che – come Tucciarelli stesso afferma all’incipit del libro – rappresenta una vera e propria passione: «Uno dei motivi per cui mi ritengo un uomo fortunato è che ho sempre avuto la possibilità di lavorare facendo ciò che mi appassiona».
Il volume rappresenta una «coerente ricomprensione del vissuto professionale» dell’autore che, come sottolinea Giuseppe Mari nella Prefazione, non solo fornisce una bella testimonianza di cosa significhi essere “professionista riflessivo” ma costituisce un’opportunità di crescita professionale e di maturazione personale per il lettore.
In secondo luogo, l’opera è adatta a un pubblico sia esperto che inesperto, che l’autore guida progressivamente alla scoperta del coaching e dello sviluppo delle soft skills.
Il libro è diviso in due parti: la prima dedicata alla categorizzazione delle soft skills, in modo da «coniugare la coerenza teorica con la funzionalità nell’applicazione pratica» (p. 10); la seconda allo sviluppo delle competenze traversali.
Nella prima parte l’autore parte dalle competenze emotive di Goleman per sviluppare una classificazione delle competenze trasversali che possa fornire un utile strumento per l’autovalutazione, una vera e propria mappa. A questo proposito distingue le competenze relazionali (interpersonali: assertività, accoglienza, fiducia, gestione del conflitto; comunicative: ascolto, rispecchiamento, feedback, incisività) da quelle gestionali (strategiche: creatività, apprendimento, progettualità, proattività; manageriali: motivazione, interazione, mediazione, formazione).
Nella seconda parte viene presentata la metodologia del coaching. A partire da un breve excursus storico, si delineano alcuni elementi essenziali del metodo: come opera il coach, gli strumenti che usa, le fasi del processo di coaching, per giungere poi all’applicazione del coaching allo sviluppo delle soft skills.
Punti di forza del libro sono l’accezione pedagogica che viene data alla metodologia del coaching, di cui viene dimostrata l’efficacia in particolare per lo sviluppo delle soft skills, e la restituzione di  uno spessore “etico” al termine competenza, trascurato in molti trattati di psicologia.
In merito a una possibile fruizione pedagogica del coaching, interessante è il capitolo finale, Il coaching come stile di rapporto, che ha l’obiettivo di estendere l’utilità di quanto detto anche ad altri target, in particolari a genitori, insegnanti ed educatori in genere. Già in precedenza l’autore aveva dimostrato l’efficacia del metodo per l’apprendimento. In particolare, nel capitolo 13, nel paragrafo intitolato Perché il coaching è più efficace del training per lo sviluppo delle soft skills, partendo da una citazione socratica – «non esiste insegnamento: esiste solo apprendimento» – Tucciarelli cerca di dimostrare che questo è tanto più vero per le soft skills che implicano «il cambiamento di comportamenti abituali, e quindi dei relativi abiti comportamentali. Il cambio di abiti richiede, come sappiamo, uno sforzo: occorre comprendere cosa e come, nella propria situazione, vada cambiato o integrato» (p. 227). Si tratta, come precisa l’autore nella prefazione, di quelle «componenti di base che hanno forti legami col carattere e nelle quali, per definizione, poco può essere codificato in astratto» (p. 11). Per questo motivo, afferma Tucciarelli, il training va bene solo per l’apprendimento degli aspetti più raffinati delle competenze trasversali, quelli che, presupponendo competenze di base già consolidate, possono essere oggetto di esercizi seguiti da un esperto in veste di trainer (p. 11).
La qualità del libro è rafforzata da uno stile che non è mai paludato o teorico, ma che adotta la tecnica dello storytelling come se si trattasse della narrazione di un romanzo, con aneddoti (personali e professionali) esempi, storie. Il capitolo 13, in cui sono forniti alcuni stralci di sessioni di coaching, è un vero capolavoro. Tutto il volume può essere sintetizzato nelle diadi che l’autore stesso descrive – in altro luogo – come essenziali della sua attività di coach: passione ed equilibrio, sogno e concretezza, flessibilità ed energia, creatività e metodo.
 
Elena Benetti
 
 
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