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Università: il decreto sui parametri per l’assunzione di docenti e ricercatori per il 2015
 


Via libera alle assunzioni di docenti e ricercatori nelle Università: lo stabilisce il Decreto Ministeriale 907/2014 sui cosiddetti "punti organico", firmato dal ministro Stefania Giannini. I nuovi parametri utilizzati dal Miur premiano soprattutto l'Università di Bologna, seguita dalle milanesi Statale e Politecnico. Al quarto posto la Sapienza di Roma.

Il provvedimento distribuisce un migliaio di posti per l'assunzione di personale a tempo indeterminato e di ricercatori a tempo determinato. Anche per quest'anno, il turn-over si attesta sulla soglia del 50% a livello nazionale. I parametri utilizzati concernono, in particolare, la sostenibilità finanziaria dei costi del personale e dell'indebitamento. Sono tre, in particolare, le ipotesi previste dal decreto: per le università con un indicatore di spese di personale superiore o uguale all'80% e con un indicatore delle spese per indebitamento superiore al 10%, il Ministero attribuisce un «contingente assunzionale» pari al 10% delle cessazioni avvenute nel 2013; tale contingente sale al 20% nel caso in cui l'indicatore di spese di personale rimanga invariato e l'indicatore delle spese per indebitamento sia inferiore al 10%.

Le Università più premiate sono invece quelle con un indicatore di spese di personale inferiore all'80%, cui è attribuito, oltre a un contingente assunzionale base pari al 20% delle cessazioni 2013, una quota aggiuntiva calcolata sulla base del rapporto tra entrate, spese per «fitti passivi», spese di personale, oneri di ammortamento.

Si disegna così una sorta di mappa virtuosa degli atenei italiani, di cui il Decreto fornisce un ritratto analitico che consente di individuare la geografia del merito e degli sprechi dell'accademia italiana. Il Sud continua a essere maggiormente penalizzato da parametri di valutazione che non tengono conto delle specificità territoriali, scientifiche e didattiche di ciascun ateneo. Tra le più penalizzate vi sono Cassino, con un indicatore di spese di personale pari all'89,45%, seguita dal Sannio (89,01%), Molise (88,13%) e Seconda Università di Napoli (86,60%).

Si conferma, per il secondo anno consecutivo, il fenomeno delle risorse stornate da molti atenei del centro-sud e da alcuni atenei del centro-nord a favore delle istituzioni ad ordinamento speciale (Pisa Normale, Pisa Sant'Anna, Trieste Sissa), delle Università per stranieri (Siena e Perugia) e dell'Università di Roma "Foro Italico", che la normativa vigente esenta dal rispetto di molte rigidità legislative.

Critico il giudizio degli studenti e dei dottori di ricerca, che contestano sia la soglia del 50%, troppo bassa per arginare la carenza di personale, sia le scelta di legare i finanziamenti alla sostenibilità finanziaria degli atenei piuttosto che al fabbisogno, sia alla decisione di conteggiare il parametro di spese per il personale, che avrà ricadute sulla tassazione studentesca, destinata ad aumentare:

«L'utilizzo di questo tipo di indicatori economici - puntualizza Alberto Campailla, portavoce di Link - Coordinamento universitario  - ha già creato, ed è destinato ad aumentare, le sperequazioni tra atenei a seconda del contesto sociale in cui si trovano. Gli studenti delle diverse regioni hanno infatti capacità contributive molto diverse e questo favorisce gli atenei che possono aumentare la tassazione studentesca perché si trovano in regioni economicamente più avvantaggiate». Stesso tono per il Segretario nazionale dell'Associazione dei dottorandi e dottori di ricerca italiani (Adi), Antonio Bonatesta, che invoca «un ripensamento complessivo del sistema assunzionale dell'università italiana che sia diretto al superamento del sistema dei punti organico».

 

                                                                                                                       
Andrea Lombardinilo
(29 gennaio 2015)

                                                                                                                       

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