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Immatricolazione senza test d’ingresso ad anni successivi al primo? Sì con riserva
Facoltà di Medicina
 


Il Consiglio di Stato si è pronunciato in modo definitivo[1] a favore del possibile rientro in Italia degli studenti, iscritti a Medicina presso Università estere, agli anni successivi al primo pur in assenza del previsto test d'ammissione. Unici criteri d'ammissione: il rigoroso vaglio dei crediti formativi da parte dell'università italiana ospitante e il limite dei posti annualmente disponibili per i trasferimenti.

Chiamato direttamente in causa dal Consiglio di Giustizia Amministrativa della Regione Siciliana (su ricorso dell'Università di Messina), il Consiglio di Stato ha posto fine alla difficile questione che nel corso degli anni aveva annoverato diverse e contrapposte posizioni dei TAR e differente orientamento dello stesso collegio giudicante[2].

L'ultima decisione è stata assunta con particolare attenzione al diritto dell'UE: l'ordinamento europeo garantisce, infatti, il riconoscimento dei soli titoli di studio e professionali e non anche delle procedure di ammissione che non siano armonizzate. Ciò significa che il possesso dei requisiti di ammissione a un ateneo europeo non presuppone un automatico diritto al trasferimento. Nella sentenza del Consiglio di Stato prevale il convincimento che una veduta troppo restrittiva della limitazione da parte di uno Stato membro (in questo caso l'Italia) risulta contrario al diritto dell'Unione europea nel principio di libertà di circolazione e soggiorno[3], non irrilevante nel settore dell'istruzione, tenuto conto delle competenze in materia di formazione attribuite dall'Unione agli Stati membri e degli obiettivi miranti a favorire la mobilità degli studenti.

La modalità selettiva indicata dal Consiglio di Stato, anche per iscrizioni ad anni successivi al primo, non può essere considerato uno strumento congruo ad accertare le capacità di tale categoria di candidati, a garanzia di un'elevata qualità dell'istruzione universitaria nazionale. Gli standard formativi dei futuri studenti di Medicina possono infatti essere utilmente accertati - in sede di riconoscimento dei crediti formativi acquisiti presso l'università estera - mediante un rigoroso controllo in relazione ad attività di studio compiute, frequenze maturate ed esami sostenuti. Si dovrebbe tenere conto della completezza, esaustività e corrispondenza dei corsi da accreditare con gli omologhi corsi nazionali.

Come secondo criterio rimane il rispetto quantitativo dei posti disponibili per trasferimento, fissato dall'ateneo in sede di programmazione in relazione a ciascun anno di corso e sulla base della sua concreta potenzialità formativa. Tale criterio mira a ridurre al minimo il controverso fenomeno delle migrazioni all'estero e della elusione della normativa nazionale per l'ammissione alla facoltà di Medicina.

 


Antonella Lorenzi
(febbraio 2015)

 

 



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