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Global opportunities and challenges for higher education leaders: briefs on key themes
AA.VV.
 


 Laura E. Rumbley, Robin Matross Helms, Patti McGill Peterson, Philip G. Altbach (eds.)
 
Sense Publishers, Rotterdam-The Netherlands 2014, pp. 253

Le iniziative di cooperazione internazionale offrono interessanti opportunità di crescita culturale, ma al tempo stesso pongono una serie di sfide e di pressioni agli addetti ai lavori – siano essi decisori politici o accademici – perché sappiano comprendere tendenze, sviluppi e scopi dell’internazionalizzazione da adattare alle singole realtà locali.
Il volume – della serie specificamente destinata dall’American Council on Education (ACE) e dal Boston College Center for International Higher Education (CIHE) agli amministratori universitari – intende offrire loro concreti argomenti da approfondire e da analizzare, modalità ed esempi in positivo o in negativo da seguire o da evitare, per ampliare le conoscenze ed assumere le giuste decisioni. In particolare viene presentata al lettore un’ampia ma agile (ogni articolo non supera le 1.000 parole) rassegna di contributi di esperti del settore (rettori, docenti, amministratori, etc.), che si soffermano sui differenti aspetti del global engagement, prestando attenzione al contesto americano per poi spaziare all’applicabilità nel resto del mondo.
La pubblicazione – suddivisa in quattro parti oltre ad un’ampia introduzione –nel capitolo iniziale esplora le varie modalità di approccio e di sviluppo della cooperazione internazionale. Vengono evidenziati in particolare, oltre ai meccanismi più tradizionali di attività, le prospettive e le ricadute particolari, legate alla tipologia delle singole istituzioni (ad esempio, università propriamente dette, community colleges, etc.) e agli aspetti particolari relativi ai consorzi e alle reti internazionali, alla creazione di campus all’estero nonché al rilascio di titoli di studio accademici doppi o congiunti (in crescita soprattutto in Cina, Francia, Germania, Spagna e Stati Uniti). I rimanenti tre capitoli sono dedicati alla localizzazione nel panorama mondiale di alcuni modelli di partnership finora avviati in Cina, India e Sudamerica, che da soli originano circa un terzo degli studenti internazionali, ma i cui ampi e complessi sistemi di istruzione superiore rappresentano ancora un territorio inesplorato per molti operatori universitari.
La condivisione della propria attività con similari realtà formative oltre i confini nazionali offre generalmente ottimi risultati. Prioritariamente si richiede la definizione di un’adeguata strategia di politica estera, che per ogni singola istituzione disegni obiettivi, motivazioni, aspirazioni e aspettative delle iniziative da intraprendere. Le modalità di intervento non dovrebbero essere considerate come una responsabilità aggiunta a priorità correnti, ma piuttosto contrassegnate dall’integrazione e dalla connettività con attività preesistenti: per assicurare ad esempio l’internazionalizzazione di un curriculum non è indispensabile attivare nuovi corsi ad hoc, ma è sufficiente focalizzare o aggiungere una prospettiva internazionale ai corsi già attivati, enfatizzare l’attenzione alla qualità dell’esperienza all’estero e assicurare un miglior inserimento degli studenti internazionali all’interno dei campus e della vita sociale.
In tempi di ristrettezze universitarie di bilancio, l’internazionalizzazione può apportare innegabili ricadute positive anche sul fronte della ricerca attraverso la condivisione di risorse economiche e dell’investimento in capitale umano. Altrettanto positiva è l’espansione delle attività bi e multilaterali catalizzate dai consorzi, che comportano ad esempio accesso paritario ai fondi e forti economie di scala nelle spese amministrative. Più rischiosa l’apertura di sedi di un campus all’estero, che necessita preliminarmente di un’adeguata valutazione di tutti gli elementi in campo: non a caso il volume cita gli esperimenti falliti della Dubai International Academy City (espansione della statunitense Michigan State University) e della Johns Hopkins University a Singapore.
Analoga attenzione, infine, va riservata al profilo puramente commerciale della cooperazione – solitamente più presente nelle strategie anglo-sassoni rispetto a quelle europee – per evitare possibili tensioni fra i tradizionali valori accademici e le necessarie considerazioni finanziarie.
Maria Luisa Marino
 
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