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Paesi scandinavi: tasse universitarie come parte del social welfare, ma gli studenti internazionali sono svantaggiati
 


I cinque Paesi del Nord Europa - Svezia, Danimarca, Norvegia, Finlandia e Islanda - vantano una forte tradizione di eguaglianza che, applicata al settore educativo, si propone di offrire pari opportunità educative a tutti, indipendentemente dal sesso e dalla condizione economico-sociale.

L'istruzione superiore viene considerata non solo un bene economico, ma anche un diritto civile e un servizio pubblico a vantaggio dello sviluppo dell'intera società, tendenzialmente senza oneri per il singolo. In tale ottica l'intera area scandinava dedica una parte significativa del PIL al sistema di finanziamento della popolazione universitaria (nel 2012 è stato superiore allo 0,2% in Norvegia, Svezia e Islanda), che è parte importante del social welfare. Oltre alla mancata tassazione, è attivata un'efficace rete di aiuti finanziari, basata essenzialmente sui prestiti (totali e parziali) e sulle borse di studio.

La Danimarca ha il sistema più favorevole dei prestiti: vengono concessi finanziamenti per 12 mesi l'anno (equivalente a $ 18.900) per la durata massima di 6 anni - di cui va ripagato soltanto il 33% al termine degli studi. Svezia, Islanda e Norvegia concedono il beneficio soltanto per 10 mesi l'anno, mentre la Norvegia ne estende la durata ad un massimo di 8 anni e concede, a determinate condizioni, il 40% dell'ammontare a fondo perduto sotto forma di grants.

Sono ovunque generalizzate anche forme di aiuto aggiuntivo per gli studenti con figli e forti riduzioni per coloro che restano nella casa paterna (in Svezia solo il 2% vive con i genitori dopo i 30 anni). Nonostante tutto, considerato l'elevato costo delle abitazioni, specialmente a Stoccolma, Copenaghen e Oslo, il supporto governativo si rivela spesso insufficiente, cosicché gli studenti scelgono di lavorare durante le vacanze oppure mentre studiano, o entrambe le soluzioni assieme, con risultati negativi sul percorso formativo intrapreso.

Discorso diverso per gli studenti internazionali: nei paesi scandinavi sono generalmente previsti meccanismi di aiuto anche per gli studenti provenienti da Paesi non UE e non EEA (European Economic Area). Nel 2006, però, la Danimarca ha introdotto un sistema di tassazione specifica per tale tipologia di studenti, mentre la Svezia ha seguito l'esempio danese a decorrere dal semestre autunnale del 2011: in entrambi i casi è stata riscontrata una forte diminuzione delle immatricolazioni estere negli ultimi due anni (-80%). La Corte Europea di Giustizia si è già pronunciata nel 2013 nei confronti della Danimarca per stabilire che, ai sensi del Trattato UE, i cittadini europei hanno diritto, alla pari dei nazionali, al supporto studentesco se lavoratori in quel Paese.   

Finlandia, Norvegia e Islanda hanno recentemente scelto di non applicare alcuna tassazione specifica, al termine di accesi dibattiti interni tra chi temeva che la modifica del regime di tassazione degli studenti internazionali avrebbe potuto intaccare anche quello dei nazionali e quelli più interessati a ricavare una fonte aggiuntiva di reddito. Hanno prevalso coloro che hanno considerato l'immigrazione qualificata come una spinta alla competitività.

 

 
Antonella Lorenzi
(31 marzo 2015)

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