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Si accende il dibattito sulle tasse universitarie in Europa
Diritto allo studio
 


Il 2014, e in particolare l'ultima parte dell'anno, è stato caratterizzato dai dibattiti sulle tasse universitarie e sulla loro introduzione.

Secondo alcuni, l'introduzione o l'aumento delle tasse sarebbero la naturale conseguenza della crisi finanziaria. Sempre più esempi, tuttavia, dimostrano il mancato nesso tra i due eventi: in molti casi aumentare o introdurre le tasse universitarie costituisce parte di un pensiero politico basato sul consumismo, più che una possibile via per risolvere la crisi economica. Altri evidenziano come le tasse nascano da una necessità dettata dalla politica stessa che sta spingendo il mondo universitario a trasformare gli studenti in clienti.

Se il compito dell'università è di insegnare ed essere al servizio della società nella sua interezza, un comune pregiudizio è quello secondo cui far pagare le tasse agli studenti consentirebbe di aumentare i finanziamenti per l'istruzione. Nella realtà accade sovente proprio il contrario: nei sistemi che prevedono le tasse universitarie diminuisce il finanziamento pubblico, in modo sostanziale in molti paesi, e il denaro raccolto viene unicamente impiegato in attività e progetti volti ad aumentare il prestigio e la reputazione degli atenei. Si guadagnano posizioni nei ranking internazionali ma non si migliora la qualità dell'istruzione.  

 
I falsi miti dell'aumento degli studenti universitari e dei finanziamenti
L'aumento del numero degli studenti non deve trarre in inganno. Non rappresenta il segno di un sistema d'istruzione superiore sempre più accessibile ed inclusivo.

Uno studio sul Portogallo, presentato al secondo Funding Forum della European University Association (EUA), rivela che allo stato attuale più di un terzo degli studenti si considera "benestante" e la classe media e quella alta rappresentano insieme più dell'80% della popolazione studentesca, una cifra cresciuta in maniera esponenziale dall'introduzione delle tasse. I livelli di reddito delle famiglie, tuttavia, ci dicono poco sulla composizione del corpo studentesco. Degli studenti con disabilità, quelli appartenenti a minoranze etniche o provenienti da famiglie con bassi livelli d'istruzione sappiamo ben poco se non che rimangono uno zoccolo duro. Pensando proprio a quest'ampia fetta di popolazione c'e ancora molta strada da fare, per la quale sono necessari finanziamenti e sistemi di supporto che includano e non escludano.

Risulterà ancor più chiaro se si mettono a confronto gli obiettivi e le dinamiche sociali dei paesi del nord Europa con gli Stati in cui sono presenti le tasse universitarie.


Il contributo dell'European Students' Union
All'inizio del 2015 l'ESU - European Students' Union ha rilasciato una dichiarazione ufficiale sulla revisione di medio termine delle strategie EU2020 e ET2020.

Uno dei punti su cui appare perentorio il monito dell'ESU è la richiesta alla Commissione europea di non incoraggiare il ricorso alle tasse universitarie come opzione per finanziare l'istruzione superiore. Le tasse, che vengono definite come "nocive per l'accesso all'istruzione superiore", porterebbero a un decremento nella mobilità sociale e ad un aumento del debito studentesco. Inoltre, secondo la dichiarazione, non rientrerebbero in un ambito di stretta competenza della Commissione.


L'Università non è un'azienda
Per offrire un'istruzione superiore di qualità e creare una comunità di studiosi e "coproduttori" di conoscenza, in cui convivano insieme studenti, docenti e ricercatori non basta trasferire le nozioni dai docenti agli studenti. E' necessario adottare un approccio che si concentri sulla comprensione, sul background, sulle esperienze e sul processo di apprendimento del corpo studentesco, coinvolgendolo e dandogli la possibilità di influenzarlo. Il presupposto di base è che tutti gli attori nella comunità accademica siano alla pari.

Considerare, invece, gli studenti come clienti e i docenti come fornitori di un servizio significa cambiare completamente le dinamiche, abbassare la qualità di ciò che viene appreso e la possibilità di un apprendimento reciproco. La competizione tra istituzioni, professori, docenti e ricercatori, al fine di attrarre studenti, è assai controproducente per lo sviluppo della conoscenza e indebolisce la capacità dei sistemi d'istruzione superiore di portare a termine i propri molteplici intenti.

L'istruzione superiore, sia la ricerca che l'insegnamento, costituisce un bene pubblico e una responsabilità pubblica. E' essenziale per lo sviluppo democratico, culturale e sociale che tutti nella società possano goderne. I benefici hanno maggior importanza dei costi. Le persone che hanno un'istruzione superiore hanno una salute migliore, votano di più, commettono meno crimini. Se si desidera una società e un futuro migliore è necessario favorire l'accesso all'istruzione e garantire alti livelli qualitativi a tutte le parti della società e non solo quelle che possono permettersela economicamente.


Per un ampio dibattito sulle tasse universitarie, si rimanda al numero 135 della rivista Universitas in uscita a metà aprile. 




Elena Cersosimo
(marzo 2015)


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Unione europea: l'impatto dei modelli di finanziamento pubblico e privato dell'istruzione superiore su studenti e istituzioni

 

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