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Misure di promozione della parità di genere nel sistema d’istruzione superiore
OCSE
 


A marzo 2015 l'OCSE ha pubblicato il Rapporto "The ABC of Gender Equality in Education: Aptitude, Behaviour and Confiance", sui progressi registrati dagli Stati membri per colmare i divari di genere nel settore formativo universitario. L'indagine evidenzia come, nonostante i significativi passi in avanti degli ultimi vent'anni, esistano ancora ostacoli da superare.

Se all'inizio del XXI secolo la popolazione adulta dei Paesi OCSE annoverava mediamente una maggior presenza di laureati maschi, già nel 2012 le femmine hanno superato numericamente i colleghi. La tendenza è ancora più evidente tra i giovani di età inferiore ai 25 anni, come è in crescita il numero delle donne che partecipano a programmi di ricerca di alto livello. Le donne sono ancora sottorappresentate nello studio universitario della matematica, delle scienze fisiche, dell'ingegneria e dell'informatica, che rientrano poco nelle loro aspirazioni giovanili di carriera: sempre nel 2012, in media, solo il 14% delle immatricolate ha scelto studi scientifici rispetto al 39% dei nuovi studenti. La mancata predilezione per queste discipline, secondo i risultati dell'Indagine PISA (Programme for International Student Assessment), non è determinata da differenze attitudinali innate, ma piuttosto da pregiudizi di genere di genitori, docenti e datori di lavoro, che hanno influenzato scelte precoci di studio o di lavoro.

Anche se, in tutti i Paesi analizzati, la professione docente fino alla scuola secondaria è fortemente appannaggio femminile, la loro presenza diminuisce sensibilmente con l'aumentare del livello formativo fino a risultare in minoranza a livello accademico: 97% le docenti nell'istruzione materna, 83% nell'istruzione primaria, 68% nell'istruzione secondaria, 56% nell'istruzione secondaria superiore e 41% nell'insegnamento superiore. La scelta del settore di studio ha conseguenze a lungo termine sulla partecipazione femminile al mercato del lavoro e sulla crescita economica del Paese, dal momento che il livello formativo e l'area disciplinare hanno pure una incidenza sulla remunerazione.


Per favorire la possibilità che le giovani possano realizzare pienamente il loro potenziale di capacità innovative con positive ricadute sociali, molti Stati dell'OCSE hanno adottato appositi programmi di sostegno alla parità di genere sia sotto forma di benefici economici mirati che di varie agevolazioni:

- in Svizzera, lo Chancengleichheit von Frauen und Männern an den Fachhochschulen Programme - cui contribuisce finanziariamente il Governo federale - ha chiesto alle 7 Università pubbliche di Scienze Applicate di attivare azioni contro le diseguaglianze di genere;

- negli Stati Uniti, la National Science Foundation consente di ritardare o di sospendere il periodo di godimento delle borse alle ricercatrici che debbano assolvere urgenti compiti familiari di assistenza;

- in Australia, l'Australian Research Council corrisponde l'indennità di maternità alle borsiste;

- in Brasile, il programma Premio Construindo a Igualdade de Genero finanzia programmi di ricerca sulle discriminazioni, comprese quelle di genere.


Altre azioni sono state attivate soprattutto nelle discipline della matematica, delle scienze fisiche, dell'ingegneria e dell'informatica:

- negli Stati Uniti, dove la National Science Foundation ha attivato "ADVANCE", un programma di borse per accrescere la presenza femminile nelle carriere accademiche;

- in Germania è stato promosso il National Pact for Women in STEM Careers (Go MINT)

- in Australia, l'Australian Research Council incoraggia le immatricolazioni femminili in tali tipologie disciplinari.

 


Luigi Moscarelli
(aprile 2015)

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