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La società dell’incertezza
Zygmunt Bauman
 


Il Mulino, Bologna 2014, pp. 150
 
Una società perennemente instabile, sospesa tra rischio e disagio. È la fotografia scattata da Zygmunt Bauman in questo libro edito per la prima volta nel 1999, ristampato dal Mulino nel 2014.
Da osservatore attento dei fenomeni sociali e delle pratiche culturali, Bauman prende in consegna l’analisi delle tendenze comportamentali più in voga nella società dell’incertezza, legata a doppio a filo alla società del rischio (di Ullrich Beck) e alla società del disordine (di Raymond Boudon).
Sullo sfondo si stagliano le conseguenze della modernità indagate sul finire degli anni Novanta da Anthony Giddens, in una fase storica caratterizzata da mutamenti socioculturali, politici ed economici di ampia portata, favoriti dall’azione centrifuga e centripeta allo stesso tempo della globalizzazione. L’incertezza assurge a chiave di volta di un impianto interpretativo efficacemente proposto da Bauman, attento come pochi a cogliere i processi evolutivi di una società sottoposta ad un’inesorabile azione di logoramento, nonostante l’avvento delle comunicazioni reticolari, delle nuove tecnologie e delle metodologie innovative dell’apprendimento, inserite all’interno di contesti interazionali paradossalmente più labili rispetto al passato.
La società dell’incertezza come riflesso o conseguenza della modernità liquida che viviamo nell’era della rapida deperibilità delle relazioni, dell’ansia esperienziale, della provvisorietà degli universi simbolici, del declino dei paradigmi interpretativi tradizionali. Tutto questo si traduce in un’inestricabile condizione di instabilità e di spaesamento, aggravata dalla rapidità con cui si concretizzano possibilità di consumo inimmaginabili fino all’immediato dopoguerra, allorquando l’emergenza della ricostruzione poneva istanze etiche, sociali e civili ben differenti.
Bauman pone al lettore una riflessione suggestiva sulla dialettica tra modernità e postmodernità, destinata ad acuirsi nell’epoca della complessità di sistemi funzionali, sempre più determinanti nello svolgimento della vita quotidiana. Le opinioni pubbliche riflessive enunciate da Jürgen Habermas si formano e tramontano a una velocità impressionante, agevolata anche dalla digitalizzazione delle prassi comunicative e dalla dematerializzazione delle pratiche di scrittura, destinate così a non lasciare traccia storica nelle pratiche quotidiane, se non nell’alveo fluttuante e insondabile della rete.
Il messaggio di fondo è che nel mondo postmoderno non trovano spazio né la stabilità né la durata, sopraffatte dal divenire vorticoso dei fatti sociali: la postmodernità come proiezione dell’anelito identitario degli attori contemporanei, impegnati nella sfida (sempre più difficile) di definire pratiche di decrittazione simbolica della realtà in grado di fornire un ubi consistam esegetico al passo con i tempi che cambiano.
 
Andrea Lombardinilo
 
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