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segnalato da Freeonline.it
Define thematic report: university mergers in Europe
E. Bennetot Pruvot, T. Estermann, P. Mason
 


EUA - European University Association, 2015, pp. 61
University mergers in Europe è il secondo Rapporto EUA - European University Association che idealmente segue quello sul finanziamento dell’eccellenza, nell’ambito del Progetto Define, destinato a offrire ai decisori politici e agli amministratori universitari validi suggerimenti per utilizzare al meglio i finanziamenti pubblici.
La pubblicazione descrive un’ampia varietà di processi di fusione e di concentrazione tra istituzioni universitarie, realizzati a partire dal 2000 con crescente intensità in 25 sistemi europei di istruzione superiore. Focalizzandone l’efficienza, sono presentate e analizzate come best practice alcune realizzazioni – specifiche per fattori storici e/o geografici – che hanno prodotto una concentrazione con riduzione numerica dei preesistenti atenei ovvero la creazione di poli universitari (hub) federati. Ne è un necessario presupposto il volontario processo improntato alla mutua fiducia – il cosiddetto CAM spectrum (collaboration, alliances e mergers) – al termine del quale almeno una delle istituzioni coinvolte perde la propria individualità giuridica per originare una nuova realtà.
L’indagine distingue innanzitutto le tipologie di fusione per:
·      grandezza: in orizzontale tra istituzioni aventi scala di grandezza similari (ad esempio, in Francia tra grandi atenei), che comporta la difficoltà di unificare i rispettivi brand ovvero in verticale (dal 2005 ne è un esempio l’Università di Tallin in Estonia) con il conseguente assorbimento delle istituzioni piccole da parte della più grande che mantiene e accresce la propria visibilità;
·      tipologia istituzionale: ad esempio, tra istituzioni complementari o similari (in Svezia le Università Växjö e Kalmar hanno dato vita alla Linnaeus University) o tra università aventi differenti connotazioni accademiche (in Francia, l’Università di Strasburgo è nata dalla fusione delle preesistenti aree disciplinari scientifiche, umanistiche e giuridiche);
·      intensità del processo integrativo: con mantenimento del proprio status giuridico, ovvero nella tipologia federativa che facilita la condivisione delle risorse disponibili (in Spagna, la creazione di Ramon Llull University a Barcellona e in Italia viene menzionato l’intento di 6 università del sud di originare nel 2011 una federazione);
·      forme atipiche: per motivazioni legate soprattutto all’omogeneità dei settori di studio (Eurotech University Alliance ) o alla vicinanza geografica (in Germania, la Ruhr University Alliance, nata dalla fusione dei preesistenti tre atenei della regione.
 A livello statale le fusioni sono particolarmente diffuse in Danimarca, che in pochissimi anni ha ridotto i suoi atenei, creando nel 2009 una nuova mappa di università della ricerca.
Dall’inizio del secolo la discussione sull’innovativa architettura istituzionale sta guadagnando posizioni nell’Agenda dei principali sistemi europei di istruzione superiore. Numerosi esempi pilota sono stati avviati con crescente interesse anche in Belgio, Croazia (creazione di 3 nuove università in un sistema tradizionalmente frammentato in storiche facoltà indipendenti), Danimarca, Finlandia, Estonia, Francia, Ungheria (in meno di due decenni riduzione delle università da 50 a 28), Lettonia, Lituania, Norvegia e Svezia. Altrove (Repubblica Ceca, Germania, Islanda, Italia, Polonia, Portogallo e Slovacchia) le fusioni rappresentano ancora un fenomeno isolato.
Altrettanto variegate appaiono le motivazioni alla base delle fusioni analizzate. Tra le principali, indicate dalle Conferenze Nazionali dei Rettori coinvolte nell’indagine, figurano, oltre alle intese geografiche per evitare possibili esodi di studenti nazionali:
·      l’accrescimento della qualità e il consolidamento del sistema in termini di reputazione e di competitività, conseguenti all’accorpamento di talenti, di infrastrutture e di risorse finanziarie concentrate con maggiori opportunità di condurre ricerche interdisciplinari in un più ampio ventaglio di discipline accademiche:
·      i risparmi derivanti dalle economie di scala nella fornitura dei servizi, grazie alla razionalizzazione dell’offerta formativa, che evita inutili duplicazioni ed elimina i programmi didattici di scarsa qualità.
La riduzione dei costi è un elemento importante da valutare ma non il principale, sia in relazione alla particolarità della missione universitaria sia perché la fusione è un processo a lungo termine che non dà un immediato ritorno finanziario. Indipendentemente dal grado di autonomia universitaria accordato e dalle dinamiche istitutive avviate, ogni progetto di fusione presuppone il coinvolgimento statale: preventivo (ad esempio, le università del Belgio fiammingo e gli accorpamenti realizzati in Francia per lo più correlati alle iniziative governative per l’eccellenza) o successivo (norvegese Università di Tromsø sottoposta a postuma ratifica governativa).
Per il raggiungimento ottimale degli obiettivi fissati vanno curati con particolare attenzione i preliminari organizzativi: pianificazione delle varie fasi attuative, che coinvolgano in un clima di mutua fiducia tutte le componenti delle istituzioni universitarie coinvolte, senza trascurare quella studentesca; governance del processo che ponga le basi per la costituzione della futura leadership, prevedendo la transizione dei poteri dalla vecchia alla nuova dirigenza; attività di comunicazione e di marketing, che riesca a esternare la nuova identità istituzionale sapendo riconoscere e rispettare l’eredità delle realtà preesistenti.
Luigi Moscarelli
 
Per scaricare il Rapporto 
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