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AlmaLaurea 2015: timidi segnali di ottimismo
Occupazione
 


"Il XVII Rapporto AlmaLaurea registra timidi segnali di inversione di tendenza nel mercato del lavoro che fanno sperare in un 2015 più roseo. Il lungo periodo di recessione ci consegna un pesante fardello e conferma delle persistenti difficoltà occupazionali di coloro che si sono laureati a cavallo della crisi. Si tratta di una gravosa eredità, che potrebbe condizionare le opportunità retributive e di carriera di questi laureati anche nella fase di ripresa dell'economia e in un orizzonte di medio-lungo termine", queste le parole di Francesco Ferrante, del Comitato Scientifico di AlmaLaurea, a conclusione della presentazione dei dati del XVII Rapporto AlmaLaurea sulla condizione occupazionale dei laureati svolta a Milano, presso l'Università Milano Bicocca, il 16 aprile 2015.

L'indagine mostra una sostanziale tenuta del tasso di occupazione ad un anno dal conseguimento del titolo. Considerato l'alto tasso di prosecuzione degli studi (il 54% continua con la laurea magistrale) e tenendo conto solo di quanti non risultano iscritti ad un altro corso di laurea, emerge che il tasso di occupazione è pari al 66% per i laureati triennali, 70% per i laureati magistrali e 49% per i laureati magistrali a ciclo unico (ovvero i laureati in architettura, farmacia, giurisprudenza, medicina, veterinaria). In quest'ultimo caso si tratta di una realtà molto particolare, caratterizzata da un'elevata prosecuzione degli studi con formazione non retribuita propedeutica all'avvio delle carriere libero professionali (ad esempio, praticantati, specializzazioni, tirocini).

Ferrante segnala che la stabilità (lavoro autonomo effettivo o dipendente a tempo indeterminato) risulta leggermente in calo per i laureati triennali e magistrali (rispettivamente di 2 e 1 punto percentuale rispetto alla precedente rilevazione). Rispetto all'indagine 2008, la stabilità lavorativa ha subito una significativa contrazione, pari al 12% tra i triennali, 6% tra i magistrali, stabile invece tra i colleghi a ciclo unico. Contrazione legata in particolare al vero e proprio crollo dei contratti a tempo indeterminato (-17% tra i laureati triennali, -9% tra i magistrali e -6% tra quelli a ciclo unico). Nell'ultimo anno si è registrata una confortante diminuzione dei lavori non regolamentati da alcun contratto, che riguardano il 10% dei laureati a ciclo unico (-3% rispetto alla precedente rilevazione); il 7% tra i magistrali biennali (-1,5) e il 7,5% tra i triennali (quasi un punto percentuale in meno). Le retribuzioni ad un anno dalla laurea risultano in lieve aumento e superano, seppure di poco, i 1.000 euro netti mensili.

Esperienze che risultano premianti sul mercato del lavoro, ad un anno dalla conclusione degli studi e a parità di ogni altra condizione sono l'effettuazione di uno stage e soprattutto una esperienza all'estero: i laureati (di primo livello e magistrali) che hanno effettuato stage curriculari hanno il 10% di probabilità in più di lavorare rispetto a chi non vanta tale esperienza formativa; l'aver svolto un soggiorno di studi in un altro paese permette ai laureati di aumentare le chance di trovare lavoro, già ad un anno dal titolo, del 20%.

A cinque anni, l'occupazione, indipendentemente dal tipo di laurea, è prossima al 90%, anche se risulta in calo rispetto alla precedente rilevazione: nel dettaglio, per i laureati triennali e per i laureati magistrali è pari all'86%, rispettivamente in calo di oltre due e un punto percentuale rispetto all'indagine condotta l'anno prima; per i magistrali a ciclo unico è l'87%, in calo di tre punti percentuali. Nel lungo periodo cresce anche la stabilità del lavoro (contratti a tempo indeterminato o attività autonome vere e proprie): a cinque anni riguarda oltre il 73% dei laureati triennali e quasi il 78% dei magistrali a ciclo unico

Tra uno e cinque anni dal titolo si registra un miglioramento del tasso di occupazione per tutti i gruppi disciplinari indagati. Focalizzando l'attenzione sui soli laureati magistrali biennali emerge che l'occupazione è superiore alla media, a cinque anni dalla laurea, per i laureati delle professioni sanitarie (97%) e di ingegneria (95%); seguono i gruppi chimico-farmaceutico e economico-statistico (90%). Al di sotto della media si posizionano i laureati dei gruppi insegnamento (80%), geo-biologico (79%), giuridico (77%) e letterario (75%).

Permangono le differenza geografiche e di genere: a cinque anni dal conseguimento del titolo lavorano 78 donne e 85 uomini su cento e a parità di condizioni gli uomini guadagnano in media 167 euro netti mensili in più delle loro colleghe; tra Nord e Sud il differenziale occupazionale è di 11,5 punti percentuali (lavora l'86% dei laureati residenti al Nord, mentre al Sud l'occupazione coinvolge il 75% dei laureati).

 

Simona Miano
(aprile 2015)

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