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Occupazione, in crescita il part time. Dottori di ricerca sempre più all’estero
Istat 2015
 


Il nuovo rapporto annuale dell'Istat, pubblicato a maggio 2015, riserva un intero capitolo al mercato del lavoro (Cap. 4), con un'ampia sezione dedicata ai laureati italiani.

Il tasso di occupazione nell'Ue è salito al 64,9% (+0,8% in un anno), mentre quello di disoccupazione è sceso al 10,2% (-0,6%). In Italia il tasso di occupazione è inferiore alla media europea: si attesta al 55,7% ed è cresciuto dello 0,2% rispetto allo scorso anno. A differenza dell'Ue, il tasso di disoccupazione in Italia è al 12,7% (+0,5% nell'ultimo anno). La vera differenza tra Ue e Italia sta nel tasso di mancata partecipazione al mercato del lavoro (disoccupati e inattivi disponibili a lavorare): 22,9% in Italia contro il 13,5% della media europea.

Sempre in Italia, il tasso di disoccupazione dei laureati nel 2014 è al 7,8%, mentre il tasso di occupazione si attesta al 75,5% (62,6% tra i diplomati e 42% tra i meno istruiti). A quattro anni dal conseguimento del titolo sono occupati nove dottori di ricerca su dieci: l'85% svolge una professione di tipo intellettuale, scientifico o di elevata specializzazione. In aumento la percentuale di dottori di ricerca che vivono all'estero: si è passati dal 7% per chi ha conseguito il titolo nel 2004 e nel 2006 al 13% per quelli che hanno concluso il terzo ciclo nel 2008 e 2010.

Nel 2014 è cresciuta l'occupazione (+88 mila unità rispetto all'anno precedente): ma la crescita riguarda soltanto le regioni del Centro-Nord. In un anno il Mezzogiorno ha perso circa 45 mila occupati (-0,8%).

L'unica forma di lavoro che continua ad aumentare dall'inizio della crisi è il part time. Nel 2014 sono stati oltre 4 milioni i lavoratori a tempo parziale, pari al 14,4% sul totale degli occupati. Più donne che uomini per questa tipologia contrattuale: rispetto ai maschi che si dividono in occupati standard a tempo pieno (83,5%), occupati standard a tempo parziale (6%) e occupati atipici - tempo determinato e collaborazioni (10,5%), le femmine hanno meno occupate standard a tempo pieno (60,2%), una buona percentuale a tempo parziale (26%) e il rimanente 13,8% con lavoro atipico. Il part time sta assumendo una funzione diversa rispetto all'idea originale: da forma flessibile capace di far conciliare vita e lavoro, esso è ormai uno strumento fondamentale alle strategie delle imprese per rispondere alla dinamica dei mercati (es. gli orari antisociali dei lavori part time: la sera, la notte o il fine settimana).

Nonostante l'aumento della disoccupazione, in Italia alcune professioni continuano ad essere "vincenti": in particolare sono le professioni definite "elementari", ovvero quelle che richiedono competenze basse, legate al settore dei servizi alle famiglie a non conoscere la crisi: badanti, operatori socio-sanitari, addetti alla pulizia. Buon risultato anche per le professioni specializzate non tecniche, ovvero le attività intellettuali di natura gestionale ed economico-amministrativa.



Danilo Gentilozzi
(giugno 2015)
 

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