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Progetto E-QUA: 15 criteri possibili per un Erasmus di qualità
Mobilità
 


(Nella foto, da sinistra: Maria Antonietta Confalonieri, Gian Luca Giovannucci, Emiliano Novelli, Caterina Avezzù)

Nel corso dell'incontro "La mobilità internazionale di qualità per l'occupabilità dei giovani" (2 luglio 2015) sono stati presentati i risultati del Progetto E-QUA (Erasmus QUAlity hosting framework), nato per realizzare una mobilità di qualità per la residenzialità e per i programmi di apprendimento dedicati agli studenti Erasmus. Come ha spiegato il presidente di EUCA (European University College Association) Gianluca Giovannucci, l'obiettivo di E-QUA è replicare su larga scala le buone pratiche delle residenze universitarie mettendole al servizio di Erasmus+.

Maria Antonietta Confalonieri (capofila del Progetto E-QUA e docente di Organizzazione politica europea nell'Università di Pavia) ha spiegato che l'obiettivo iniziale di Erasmus era di carattere economico (creare un mercato interno di lavoratori qualificati, riconoscere i titoli di studio) e politico (favorire lo sviluppo di un'identità europea). Alcuni obiettivi sono stati raggiunti: gli studenti Erasmus trovano più facilmente lavoro e con una retribuzione migliore, le loro competenze linguistiche sono di buon livello e sono apprezzati dai datori di lavoro. Ma quello che piace di più sono le qualità individuali che lascia questa esperienza, come la sicurezza di sé, la capacità di risoluzione dei problemi, la flessibilità nei rapporti umani. L'impatto è più controverso sul cosmopolitismo e sull'identità europea, dov'è sempre in agguato la cosidetta "boule Erasmus", la bolla Erasmus: è una bella esperienza di studio, ma pecca dal punto di vista di integrazione con la realtà ospite, al punto che paradossalmente finiscono per cristallizzarsi pregiudizi e stereotipi. Confalonieri ritiene molto importanti le istituzioni-ponte con la società come i collegi universitari, che svolgono questo ruolo da secoli. Le attività collaterali offerte dai collegi sono uno stimolo costante alla convivenza e all'inserimento: sport, iniziative culturali, pasti in comune, ambiente multiculturale, perfino attività di volontariato nella società ospite contribuiscono a far sentire gli studenti come parte integrante di un gruppo. Inoltre, i collegi sono sicuramente meno burocratizzati degli atenei e quindi più orientati a sperimentare e innovare; sono più disposti a fare rete e offrono numerose opportunità per la creazione di quelle soft skills il cui possesso è ormai requisito indispensabile per chi si affaccia nel mondo del lavoro.

Caterina Avezzù, coordinatore per i Collegi di Merito italiani nel Progetto E-QUA e direttrice della Residenza "I. Scopoli" del Collegio Don Mazza di Padova, ha illustrato i risultati di un questionario sui modelli di residenzialità e sul mondo del lavoro. Da un'analisi delle best practice dei collegi di merito risulta una complementarietà tra questi e le università per quanto riguarda l'offerta di attività formali e informali: i collegi offrono le stesse opportunità a tutti gli studenti. Inoltre, gli studenti in mobilità residenti nei collegi hanno una migliore integrazione sociale grazie alle attività comuni in cui vengono coinvolti.
Un gruppo composto da studenti, docenti, personale tecnico-amministrativo ha identificato 15 criteri per una mobilità di qualità. Sono emerse alcune criticità che riguardano alloggio, calendari accademici non compatibili, riconoscimento dei crediti, senso di solitudine e di spaesamento iniziali, difficoltà di integrazione: troppo spesso, infatti, gli studenti internazionali sono "isolati" in spazi a loro riservati, il che rende difficile se non impossibile integrarsi con il tessuto sociale del paese ospite. Alcuni di questi criteri individuati riguardano proprio i servizi residenziali, le opportunità per acquisire le soft skills, il collegamento con il modo del lavoro, etc. È stato inoltre proposto di riconoscere le esperienze di mobilità nel Diploma Supplement per costituire una sorta di "patente di qualità della mobilità" che evidenzi tanto le competenze informali quanto quelle formali.

«Le aziende cercano i giovani perché sono il futuro». Così ha esordito Emiliano Novelli, presidente del Gruppo Giovani Imprenditori di Assolombarda. Cosa cercano nei giovani  le piccole e medie imprese come le multinazionali? Competenze linguistiche, esperienze all'estero - preferibilmente abbastanza lunghe da riuscire a comprendere mentalità e mercati diversi -, soft skills. Un'esperienza Erasmus è sempre un valore perché significa vita associativa, autonomia, magari un'esperienza lavorativa. Quello che manca nelle nostre università è un ponte che colleghi lo studio al lavoro. Se si vuole ripartire dai giovani, si deve stimolarli a partire, ma soprattutto dare loro gli incentivi per tornare.

Come ha sottolineato Fabrizio Bitetto, presidente di Erasmus Student Network per l'Italia, Erasmus si è evoluto di anno in anno. Oggi, ad esempio, ci sono gli Erasmus Welcome Days,  giornate di accoglienza per i ragazzi che trascorrono in Italia un periodo di studio con un programma comunitario. Le attività di SocialErasmus, invece, sono un forte incentivo all'integrazione degli studenti internazionali attraverso attività di volontariato di vario genere. Spesso i ragazzi che hanno fatto un Erasmus vanno nelle scuole a raccontare la loro esperienza: questo dimostra l'importanza della collaborazione tra scuole, università e associazioni studentesche.

Al termine dell'incontro, Giovannucci ha riconosciuto il contributo di Erasmus per sconfiggere la crisi d'identità europea in atto. Bisogna lavorare insieme, fare rete per stimolare i giovani e abbattere i muri burocratici che ostacolano tante iniziative.

 

Isabella Ceccarini
(luglio 2015)

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