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Ocse: entro il 2030 metà degli studenti laureati saranno cinesi e indiani
OCSE
 


L'indagine OCSE Global Talent pool in 2030 evidenzia la forte crescita della popolazione mondiale con titolo di studio elevato: nel 2013, un quarto dei 55-64enni aveva conseguito una laurea, 40% per la fascia di età 25-34anni.

Se nel XX secolo il capitale umano più qualificato era prevalentemente concentrato negli Stati Uniti e in alcuni Paesi europei, il primo decennio degli anni Duemila sta registrando una tumultuosa crescita di nuovi attori sullo scenario mondiale: la Cina ha già superato gli Stati Uniti per numero di iscritti all'istruzione terziaria e per quantità di laureati (Cina 17%, USA 14%), mentre le proiezioni al 2030 fanno prevedere che Cina (27%) e India (23%) conteranno insieme la metà della popolazione mondiale laureata (rispetto all'8% degli Stati Uniti).

Difficile ipotizzare al momento scenari a lungo termine, che saranno delineati dall'impatto della nuova ripartizione globale delle competenze disponibili e dalla rapidità  di alcuni processi di modernizzazione. Espansione ed accesso di massa risulteranno contrapposti all'eccellenza accademica di molti Paesi industrializzati. Al momento, l'unica certezza è che la crescita del capitale umano rappresenta la sola strategia sostenibile per affrontare le sfide dei nostri giorni in termini di ricerca, innovazione e collaborazione.

The Global Talent Index Report: The Outlook to 2015, indagine curata da The Economist Intelligence Unit, analizza la capacità dei singoli Stati di sviluppare, attrarre e trattenere i talenti, considerati una componente essenziale della competitività stessa. Nelle economie occidentali la loro disponibilità è destinata a ridursi per motivi demografici mentre la ripresa economica apparsa all'orizzonte li reclamerebbe in accresciuta quantità.

L'indagine estende l'esplorazione dai 30 Paesi dell'edizione 2007 ai 60 del 2015, sottolineando le sostanziali differenze rilevate sia a livello internazionale che sotto il profilo aziendale. Gli Stati Uniti guidano l'ideale classifica dei Paesi più attrattivi, annoverando tra i punti di forza:

- l'eccellenza degli Atenei;
- l'alto livello qualitativo della forza lavoro;
- un ambiente meritocratico che libera talenti, incoraggiandone l'espressione

Seguono i Paesi del Nord Europa (Danimarca, Finlandia, Norvegia e, nell'ultima rilevazione, la Svezia) grazie ai loro consistenti sforzi di investimento a tutti i livelli formativi. Stabile l'Italia al 23° posto, anticipata da tutti gli altri Paesi maggiormente industrializzati. Guadagnano posizioni il Canada (dalla 14° all'8° posizione), la Germania (dalla 13° all'11°) e la Francia (dalla 19° alla 16°). Significativi avanzamenti anche per Cile, Turchia, Brasile e Cina.

Tenuto conto che i talenti risultano più presenti nelle economie sviluppate con sistemi politici di stampo liberale - democratico, è emerso che i manager aziendali intervistati ripongono maggior fiducia nella possibilità di assicurarsi le risorse umane necessarie utilizzando la leva della retribuzione e di altri benefits (quali la formazione, l'accesso al top management, le opportunità di carriera, l'autonomia decisionale ecc.), e sollecitando l'orgoglio di appartenenza ad un importante brand industriale. Tra le skills più richieste dalle aziende, al primo posto è la creatività (per rispondere alle sfide in atto), seguita dalla flessibilità e dall'abilità di adattamento alle situazioni mutevoli.

 

Maria Luisa Marino
(luglio 2015)

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