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Turchia: mercato del lavoro a rischio per l’eccessivo aumento di laureati
 


Più di 2 milioni di giovani turchi hanno partecipato all'esame di accesso all'università nazionale (ÖSS) ad aprile 2015. Molti di loro saranno ammessi ai corsi accademici di 2 o 4 anni, andando ad aggiungersi ai 6 milioni di studenti ad oggi presenti nelle 170 università turche. Negli ultimi anni si è verificato un aumento sostanziale (91%) nel numero di studenti nelle università e nelle altre istituzioni d'istruzione superiore turche, passato dai 3,5 milioni del 2008 ai 6,7 milioni del 2013.

Al termine del percorso accademico, tra quattro anni, un numero di giovani laureati ben più ampio rispetto agli anni precedenti prenderà letteralmente d'assalto il mercato del lavoro: ma sarà in grado di assorbire tali numeri, oggi e nei prossimi tre anni? Basandoci sulle attuali condizioni economiche e sui tassi di crescita attesi appare assai improbabile.

Paesi come Iran o Corea del Sud hanno affrontato crisi simili in anni recenti. In Iran, a causa delle politiche dell'istruzione superiore concentrate sulla crescita quantitativa, il numero di studenti universitari è cresciuto dai 2.3 milioni del 2005 ai 4.5 milioni del 2013: gli esperti hanno predetto che accederà al mercato del lavoro nel periodo 2015-17 una media di 1,5 milioni di studenti universitari per anno. Anche in Turchia, dove si sta registrando un tasso di disoccupazione più alto tra i laureati rispetto ai diplomati, la situazione potrebbe subire un rapido aggravamento.

Sarà necessario predisporre delle politiche economiche che favoriscano la creazione di nuovi posti di lavoro, sia nel settore pubblico che in quello privato. Il Governo dovrà anche aiutare e sostenere psicologicamente i giovani laureati e le loro famiglie, attraverso programmi di consulenza ad hoc. L'incapacità di trovare un'occupazione potrebbe sfociare in frustrazione o, nei casi più gravi, la rabbia generata potrebbe essere canalizzata in comportamenti distruttivi. Occorre approntare un monitoraggio costante e attento del mercato del lavoro, onde evitare il proliferare di episodi di sfruttamento da parte di datori di lavoro senza scrupoli.

I policy maker avranno il difficile compito di decidere, quindi, se incoraggiare o diassuadere i datori di lavoro dall'assumere laureati per lavori che non richiedono particolari competenze. A fronte di lavori che possono essere eseguiti da diplomati potrebbe essere richiesto il titolo della laurea, senza che peraltro vengano offerti salari più alti. Se, da una parte, questo creerà maggiori opportunità di lavoro per i laureati inoccupati, dall'altra accrescerà il tasso di disoccupazione tra i diplomati e costringerà alcuni di loro a continuare gli studi.

 

Elena Cersosimo
(10 settembre 2015)

(Fonte: University World News, Jobs market faces a tsunami of university graduates, 15 maggio 2015)


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