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Trends 2015: Learning and Teaching in European Universities
Andrée Sursock
 


Eua, Brussels 2015, pp. 133
 
Il sistema universitario europeo sta vivendo da alcuni anni una stagione di riforme che si accompagnano a profondi cambiamenti socio-economici e tecnologici. Ma in che modo le università hanno cercato di adattarsi al nuovo contesto?
Prendendo le mosse dal Rapporto del 2010 – che aveva descritto il decennio 1999-2010 come il più turbolento e foriero di significativi cambiamenti – Trends 2015: Learning and Teaching in European Universities si basa sulle risposte a un questionario da parte di 451 istituzioni di insegnamento superiore in rappresentanza di 10 milioni di studenti di 46 Paesi e di 48 sistemi universitari. Un campionario rappresentativo di istituzioni rispondenti, in larga parte relativamente giovani (tra il 1910 e il 2010), equamente distribuite tra piccole, medie e grandi istituzioni, per la quasi totalità (92%) statali, il 7% non statali non profit e l’1% non statali con finalità economiche. Lo studio, completato da una ricca bibliografia, è strutturato in 5 parti che descrivono dettagliatamente l’orientamento strategico attuale. Più in particolare:
·      nella prima parte è considerato l’impatto della crisi finanziaria, il cui perdurare accresce – secondo alcune Conferenze dei Rettori – l’aspettativa di rimpiazzare i fondi nazionali tagliati con quelli UE, specialmente di Horizon 2020 anche se la debolezza economica ostacola a sua volta la partecipazione ai programmi comunitari e accresce la disoccupazione giovanile. In Europa si registrano in generale invecchiamento della popolazione e scarsa natalità, mentre si sono intensificate le partenze di cittadini UE per altri Paesi (+4% rispetto al precedente Rapporto). Nel quinquennio per oltre metà dei rispondenti (53%) sono cresciute la competizione e la cooperazione internazionale, sotto la spinta dei ranking, ritenuti un valido strumento di promozione per circa i due terzi (69%);
·      nella seconda parte viene evidenziato come il panorama stia diventando più vario e frammentato, dal momento che le scelte dei Paesi privilegiano più le tradizioni nazionali che l’individuazione di soluzioni comuni nello spirito dello Spazio europeo dell’istruzione superiore. Altrettanto variegato risulta il gradimento per l’applicazione degli strumenti originati dal Processo di Bologna per rimuovere le problematiche del riconoscimento, che rappresentano ancora il secondo ostacolo – dopo i fattori economici – alla mobilità. Poco più della metà (58%) delle istituzioni intervistate utilizza regolarmente il National Qualifications Framework per promuovere la trasparenza e la comparabilità dei titoli. Maggiore interesse si registra per il controllo di qualità (interna ed esterna) e per i programmi congiunti;
·      nella terza parte vengono analizzate le politiche di accesso agli studi superiori. Secondo i dati Eurostat (2014) circa la metà dei Paesi UE aveva già all’epoca raggiunto l’obiettivo del 40% di laureati tra i giovani in età 30-34 anni. Non è del tutto chiaro se le immatricolazioni, influenzate da molteplici fattori, aumentino con il crescere della disoccupazione giovanile. Si riscontra comunque un maggiore interesse per gli studi più professionalizzanti e in molti casi la crescita studentesca è stata catalizzata dalla più ampia partecipazione al reclutamento internazionale;
·      nella quarta parte sono considerati i cambiamenti che hanno interessato le fasi dell’insegnamento e dell’apprendimento alla luce dei cambiamenti tecnologici in atto e dei più diffusi processi di internazionalizzazione. I tre livelli di insegnamento promossi dagli accordi di Bologna sono ormai un aspetto ampiamente generalizzato anche se il Diploma Supplement sembra ancora relegato a mere funzioni amministrative disconnesse da ulteriori sviluppi. In alcuni paesi sono stati organizzati i bridging courses, corsi passerella per accompagnare i diplomati della scuola secondaria superiore verso gli studi universitari. In altri sono stati rafforzati i servizi a favore degli iscritti ovvero a supporto degli studenti adulti. Appaiono ancora a macchia di leopardo i corsi online, che sono parte di un più ampio cambiamento che ridisegna la relazione docenti-studenti.
Ovviamente è difficile ipotizzare, in un panorama in continuo mutamento, quali delle tendenze delineate saranno destinate a consolidarsi in futuro, ma il Rapporto prevede che molti dei cambiamenti evidenziati impatteranno man mano anche sull’organizzazione interna e sul management istituzionale.
 
Maria Luisa Marino
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