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Corea del Sud: proteste dei docenti universitari contro valutazioni degli atenei e riforme istituzionali
 


Proteste a tutto campo in Corea del Sud contro i risultati delle valutazioni nazionali sui 298 istituti di istruzione superiore del Paese, volute dal governo nel tentativo di riformare l'istruzione universitaria e razionalizzare il numero e la distribuzione territoriale degli atenei. Il 18 settembre 2015 più di 1.000 docenti universitari hanno partecipato a una manifestazione a Seul nei pressi del Parlamento, accusando il ministro dell'Istruzione di «minacciare le università con misure amministrative e finanziarie» e chiedendo di «rinunciare al sistema di valutazione delle università e alla legge di riforma strutturale con la quale sta tentando di rafforzare il suo controllo illegale sulle università». 

Il processo di valutazione è iniziato nell'aprile 2014 ed è stato subito contestato dalle associazioni di categoria e sindacali dei docenti universitari. I toni si sono ulteriormente accesi a fine agosto, quando sono stati pubblicati i risultati della valutazione che porteranno a tagliare i finanziamenti agli istituti giudicati di bassa qualità formativa. In virtù di questa valutazione, gli atenei dichiarati "peggiori" non potranno più partecipare a programmi statali di ricerca, borse di studio e prestiti per gli studenti. Il processo mira a ridurre il numero di studenti nelle università coreane: a causa del declino demografico, si prevede che nel 2023 ci saranno 160.000 posti in più rispetto al numero effettivo dei diplomati. «La Corea è già entrata in una fase di rapido declino degli studenti, con una riduzione del loro numero di almeno 10.000 all'anno. Affrontare questo problema non è più in discussione» ha tagliato corto il vice ministro dell'Istruzione Kim Jae-Choon, come riporta "The Korea Herald". Il declino demografico coreano è iniziato nel 2003; nel 2012 è stato stimato che, nei successivi 12 anni, la riduzione degli iscritti all'università sarebbe stata del 40%, passando così dagli attuali 690.000 ai 420.000 del 2025.

I parametri della valutazione comprendevano: i risultati accademici degli studenti; il piano di studi; le specializzazioni; il tutorato; l'occupabilità dei laureati; i piani di sviluppo a lungo termine. Gli istituti sono stati classificati in cinque categorie (da A, le università migliori, ad E, le più scadenti) in base alle quali verranno allocate le quote di studenti. Il piano originario del Ministero mirava a ridurre il numero di studenti per tutti gli istituti tranne le 48 università entrate nella categoria A, e chiudere gli istituti finiti nel gruppo E.

La legge che permetterebbe una misura così draconiana è, però, ancora in discussione in Parlamento. Il Ministero quindi ha constatato come non possa far altro che indurre le 163 università che erogano corsi quadriennali e i 135 college con corsi professionalizzanti biennali a tagliare "volontariamente" i posti per gli studenti. Sia gli 82 istituti di categoria B che i 94 di categoria C dovrebbero tagliare le quote di iscrizioni dal 3% al 7% entro il 2017; i 53 istituti di categoria D dovrebbero ridurli di una quota tra il 7% e il 10%. Se queste "raccomandazioni" non verranno applicate, il governo impedirà a questi istituti di accedere ai fondi statali: ridurre gli studenti porterà inevitabilmente a un ridimensionamento degli istituti, che dipendono per il 75% dei loro budget dalle quote pagate dagli studenti che, come si è già visto, si prevedono in forte calo nelle università coreane.



Manuela Borraccino
(13 ottobre 2015)

 

(Fonte: University World News, 25 settembre 2015 - Discontent over university evaluations and reform)


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