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Le diseguaglianze di accesso all’istruzione superiore nel mondo
Focus OECD
 


Secondo uno studio dell'OECD la percentuale degli adulti laureati è sensibilmente aumentata nel corso degli ultimi decenni: nel 2012 circa un adulto su tre ha conseguito la laurea e tale rapporto ha raggiunto il 39% tra i giovani in età 25/34 anni. L'innalzamento delle possibilità di studio si accompagna all'aumento della mobilità ascendente ed evidenzia come le nuove leve raggiungano una formazione superiore a quella dei genitori con innegabili ricadute sociali e di benessere individuale.

Eppure il titolo di studio e le competenze acquisite dai genitori continuano ad influenzare il livello formativo dei figli, dimostrandosi un fattore determinante sia per l'accesso agli studi superiori che per la riuscita nel percorso universitario. Un giovane ha quasi 5 volte in più la possibilità di seguire gli studi universitari se almeno uno dei genitori è laureato: tale probabilità sale a 7 volte negli Stati Uniti e a 10 volte in alcuni Paesi, tra cui l'Italia e la Polonia.

L'origine socio-economica giovanile risulta essere la variante con più forte incidenza sugli abbandoni e in definitiva sul tasso di riuscita. Le diseguaglianze osservate nell'istruzione terziaria riflettono però in larga misura quelle accumulate nelle tappe anteriori della scolarità e dimostrano che l'espansione del sistema universitario non equalizza di per sé le possibilità formative. Rendendo più difficoltoso l'accesso dei gruppi culturalmente più svantaggiati e socialmente più vulnerabili, si rischia di lasciare inesplorata una preziosa riserva di capitale umano con elevati costi di ordine socio-economico, e di giustizia morale.

Secondo l'OECD, per molto tempo l'opinione prevalente dei decisori politici ha ritenuto che tale forma di diseguaglianza dipendesse solo da questioni finanziarie e ha concentrato gli sforzi sulla garanzia di un accesso gratuito. Da uno studio comparato in una decina di Paesi è emerso però che se le tasse universitarie possono rivelarsi un ostacolo alla prosecuzione degli studi, il loro abbassamento non determina un automatico ampliamento del numero di studenti. Sotto la pressione delle restrizioni legate alla crisi finanziaria - che ha obbligato i Governi a stabilire le priorità di azione - tali strumenti di compensazione finanziaria tendono ad avere un impatto limitato con efficacia solo nel segmento più basso della distribuzione reddituale.

Alle diseguaglianze per l'accesso concorrono piuttosto meccanismi culturali, conseguenti a motivazioni personali e aspirazioni di riuscita. Politiche attive di reclutamento e più stretti legami con la collettività possono rivelarsi a lungo andare approcci strategici più promettenti. Ne sono un esempio le differenti politiche nazionali di accesso adottate in alcuni Paesi economicamente più sviluppati: il Brasile ha adottato nel 2012 una legge che riserva un quarto dei posti delle Università federali e delle Istituzioni di istruzione superiore (spesso i più prestigiosi e selettivi) ai diplomati di istituzioni pubbliche della scuola secondaria superiore, con reddito familiare inferiore a testa di una volta e mezza il salario minimo.

Altrove non mancano esempi a livello istituzionale di procedure alternative di ammissione a favore degli studenti economicamente svantaggiati: Sciences Po, prestigiosa Università per la formazione di élite politica e amministrativa francese, ha adottato dal 2002 una procedura di ammissione destinata a promuovere l'equità sociale in quanto riservata a studenti provenienti da licei situati nelle periferie più degradate, classificati come zone di educazione prioritaria dal Ministero dell'Istruzione. Molti Atenei perseguono altresì l'obiettivo del miglioramento dei tassi di riuscita mediante l'offerta gratuita di tutoraggio agli studenti di prima generazione e di corsi intensivi di lingue per i figli degli immigrati.


 

Maria Luisa Marino
(novembre 2015)

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