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Horizon 2020: 16 miliardi per progetti nel biennio 2016-2017 con focus su immigrazione e cambiamenti climatici
 


Per il biennio 2016-2017 la Commissione europea investirà 16 miliardi di euro su Horizon 2020 per finanziare ricerca e innovazione, con particolare accento su immigrazione, cambiamenti climatici, energia pulita e tutela della salute.

Il nuovo programma di lavoro, nell'ambito delle priorità strategiche dell'Agenda Juncker (proposte dell'attuale presidente della Commissione prima della sua nomina), offre opportunità di finanziamento attraverso una serie di inviti a presentare proposte, appalti pubblici e altre azioni (ad es. i premi Horizon), che complessivamente coprono quasi 600 temi. Facilitando la sinergia con altri programmi europei (ad es. l'ESIF - European Structural and Investment Funds), l'azione sosterrà una serie di iniziative trasversali:

- ammodernamento dell'industria manifatturiera (€ 1 miliardo); 

- tecnologie e norme per la guida automatica (€ 100 milioni);

- internet degli oggetti per sostenere la digitalizzazione delle industrie dell'Unione Europea (€ 139 milioni);

- industria 2020 ed economia circolare per sviluppare economie forti e sostenibili (€ 670 milioni);

- città intelligenti e sostenibili per migliorare l'integrazione delle reti ambientali, digitali, dei trasporti e dell'energia negli ambienti urbani (€ 232 milioni).

Con 2.000 borse ERC - European Research Council e 1,6 miliardi di euro dedicati al Programma Marie Curie verranno finanziate anche iniziative trasversali dei ricercatori, che proporranno nuovi ambiti di ricerca senza necessarie immediate ricadute applicative per la società.

Una recente indagine condotta da Nikolaos Florates dal titolo "Learn from the Champions in Horizon 2020", elaborando i dati CORDIS (Community Research and Development Information Service) relativi a 4.190 progetti e 7.804 Istituzioni finanziate, delinea un ideale bilancio della partecipazione a Horizon 2020 nel 2015. L'indagine evidenzia che, sulla base delle contribuzioni ottenute, al top delle prime 100 organizzazioni figurano il Max Planck Institutes per la Germania e il Centre National français de la Recherche scientifique (CNRS). Per l'Italia, che complessivamente ottiene il 4° piazzamento per il numero dei progetti finanziati e il 5° per l'entità della contribuzione ricevuta, figurano:

- al 12° posto il Consiglio Nazionale della Ricerca (circa € 35 milioni);

- al 34° posto il Politecnico di Milano (oltre € 18 milioni);

- all'86° posto il Politecnico di Torino (oltre €11 milioni);

- al 92° posto l'Università di Bologna (circa €11 milioni).

Più in generale emerge come Regno Unito, Irlanda, Finlandia e la Germania hanno rafforzato la loro partecipazione rispetto a quella del 7° Programma Quadro. Ovviamente una comparazione sulla base dei soli risultati partecipativi è molto problematica perché le differenze notevoli, che contraddistinguono il ruolo delle Università nei sistemi scientifici nazionali, non permettono di identificare chiaramente le strategie attuate.

Secondo l'EUA (European University Association) però, la fattispecie che le migliori 50 Istituzioni siano concentrate in soli 10 Paesi - soprattutto del Nord e Centro Europa - sarebbe strettamente legata alle politiche finanziarie attuate. La ricerca di eccellenza necessita di interventi duraturi, di personale e di strutture adeguati. I tagli finanziari conseguenti alla crisi, maggiormente avvertiti nell'area dell'Europa meridionale e orientale, hanno invece ridotto la capacità degli Atenei ad essere competitivi nei Programmi UE, orientandone le strategie verso Consorzi con il mondo produttivo ed altri attori sociali.


 

Maria Luisa Marino
(3 dicembre 2015)

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