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Rapporto UNESCO “Towards 2030”: tendenze e priorità dello sviluppo scientifico mondiale
 


L'UNESCO Science Report "Towards 2030", indagine sulle tendenze emerse nel quinquennio 2010-2015 cui hanno contribuito 50 esperti internazionali, offre un quadro puntuale delle problematiche e delle priorità che orienteranno lo sviluppo scientifico mondiale nell'immediato futuro. Come evidenzia nella prefazione Irina Boskova - Direttore generale dell'Unesco, il volume (qui in sintesi) si inquadra idealmente nello spirito della 2030 Agenda for Sustainable Development, appena approvata dall'Assemblea Generale dell'ONU, che per la prima volta ha esplicitamente riconosciuto il ruolo della scienza, della tecnologia e dell'innovazione come guida vitale per la sostenibilità.

Molti i cambiamenti rispetto alla precedente edizione (2005-2010).

Nonostante le difficoltà finanziarie, la spesa globale per ricerca e sviluppo è cresciuta (1.478 miliardi di dollari nel 2013 rispetto ai 1.132 del 2007), anche più rapidamente dell'aumento del PIL (1,70 nel 2013 rispetto all'1,57 del 2007). Si spera che, nonostante il minore coinvolgimento dei bilanci pubblici, da ciò possano derivare futuri benefici correlati ai maggiori investimenti.

Il recente panorama scientifico è stato rimodellato da significativi avvenimenti geopolitici (ad es. primavera araba), sociologici e ambientali (ad es. catastrofe nucleare di Fukushima). Un numero crescente di Paesi sta riservando all'innovazione scientifico-tecnologica una posizione di riguardo nelle agende nazionali per ridurre la dipendenza economica e muovere verso un'economia della conoscenza per lo sviluppo sostenibile (inclusi i cambiamenti climatici).

Ne consegue una maggiore collaborazione mondiale Nord-Sud e Sud-Sud con la crescente creazione di reti interuniversitarie (CEDEAO in Africa occidentale, SADC in Africa australe, UNASUR in Sudamerica). L'aumento dei ricercatori (+21% rispetto al 2007) e delle pubblicazioni scientifiche è costante. L'Unione Europea conta da sola circa il 22% di tutti gli addetti alla ricerca scientifica, seguita dalla Cina (19,1%) che dal 2011 ha quantitativamente superato gli Stati Uniti (16,7%), mentre hanno registrato un calo il Giappone (8,5% nel 2013 rispetto al 10,7% del 2007)  e la Russia (5,7% rispetto al 7,3% dello stesso arco temporale). L'Unione Europea guida anche l'ideale classifica numerica delle pubblicazioni (34%), immediatamente seguita dagli Stati Uniti (25%), la cui produzione è diminuita nel quinquennio per far posto all'ascesa della Cina, prossima a raggiungere il 20% della produzione mondiale di nuove conoscenze. Grosse differenze connotano però la distribuzione per area disciplinare. I Paesi dominanti prevalgono nel campo dell'astronomia: c'è interesse negli USA e nel Regno Unito per scienze sociali, scienze biologiche e medicina, mentre in Giappone per la chimica. Più equilibrata è la distribuzione disciplinare delle pubblicazioni cinesi, mentre Brasile e Malesia focalizzano rispettivamente il settore agrario e quello dell'ingegneria e dell'informatica.

Si va intensificando la mobilità dei ricercatori (specie a livello di dottorato) e la concorrenza nel loro reclutamento per soddisfare crescenti ambizioni di sviluppo, nonché per motivazioni demografiche (ad es. nell'Unione Europea e in Giappone bassi tassi di natalità e invecchiamento della popolazione) e politiche. I ricercatori provenienti da Paesi a reddito basso cercano opportunità di carriera all'estero, ma non mancano Stati colpiti dall'esodo, in grado di attrarre a loro volta altri ricercatori in mobilità. Secondo l'Unesco avranno maggiori probabilità di effettuare studi di dottorato all'estero i provenienti dall'Asia centrale, dall'Africa sub sahariana e dall'Europa occidentale, incoraggiati peraltro da appositi programmi nazionali e regionali di finanziamento.

Le donne si confermano ancora in minoranza nel mondo scientifico: hanno un accesso più limitato ai finanziamenti, occupano minori posizioni decisionali e sono meno rappresentate nelle Università più prestigiose. Si registra comunque una maggiore disponibilità degli Stati a rivedere le loro attitudini in materia di parità di genere, adottando politiche ad hoc (in Giappone nei criteri di selezione dei borsisti, in Germania nell'inclusione nei consigli di amministrazione ecc.). Tra le Regioni che vantano una forte rappresentanza femminile tra i ricercatori: La Regione che vanta una forte rappresentanza femminile tra i ricercatori è l'Europa Sud Est (49%), seguita da Caraibi, Asia Centrale e America latina (44%); più staccate Africa Sub sahariana (30%) e Asia Meridionale (17%). 


 

Luigi Moscarelli
(11 dicembre 2015)

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