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Horizon 2020: Regno Unito e Irlanda entrano nei primi 50 performer
 


In base a quanto riportato nello studio di Nikolaos Floratos Horizon 2020 Champions, Regno Unito, Paesi Bassi e Irlanda, hanno rafforzato la posizione dei propri atenei in Horizon 2020, il programma quadro dell'Unione Europea per la ricerca e l'innovazione che ha unificato in un solo strumento finanziario le tre precedenti versioni degli anni 2007-2013 (Settimo Programma Quadro -7PQ, Programma Quadro per la Competitività e l'Innovazione - CIP e Istituto Europeo di Innovazione e Tecnologia - EIT).

Dall'analisi comparata di Floratos, che prende in considerazione 4.190 progetti e 7.804 organizzazioni, emergono interessanti differenze rispetto al passato.

Nel Settimo programma quadro erano 12 i paesi rappresentati nelle prime 50 università: Regno Unito (14), Paesi Bassi (7), Germania (6), Svezia (5), Svizzera e Israele (4), Danimarca (3), Belgio (2), Italia (2), Spagna, Finlandia e Austria (una ciascuna). Al Regno Unito era andata la fetta più ampia del finanziamento europeo, tra Oxford (437 milioni), Cambridge (424 milioni) e lo University College London (352 milioni). Tra i primi 50 atenei comparivano le maggiori università in Europa: Manchester, Birmingham, l'Università Ludwig Maximilian di Monaco, la Katholieke Universiteit di Lovanio, Edimburgo e Copenhagen. Erano presenti anche realtà più piccole, quali la Vrije Universiteit di Amsterdam, il Karolinska Institutet di Stoccolma, l'Università di Nottingham e la Radboud University Nijmegen nei Paesi Bassi.

In Horizon 2020 sono 10 i paesi da cui provengono le prime 50 università: Regno Unito (16), Paesi Bassi (8), Germania (6), Svezia (5), Irlanda (4), Israele (3), Danimarca (3), Belgio (2), Finlandia (2) e Italia (1). Il Regno Unito ha rafforzato la propria posizione con tre nuovi atenei (Warwick, Glasgow e Cardiff), mentre il King's College di Londra non è riuscito ad entrare nella top 50. Escluse le quattro università svizzere presenti nella lista 7PQ (Politecnico Federale di Zurigo, Politecnico Federale di Losanna, Zurigo e Ginevra), così come l'università di Bologna, l'Università Tecnica di Vienna, l'Università Tecnica di Dresden e il Technion. Sono riusciti ad entrare nella top 50 quattro atenei irlandesi (Galway, Cork, Dublino e Trinity), mentre rappresentano new entry l'Università Tecnica di Berlino, l'Università di Aalto in Finlandia, l'Università di Brema in Germania e l'Università di Groninga in Olanda.

Secondo Thomas Estermann, direttore dell'Osservatorio su governance, autonomia e modelli di  finanziamento dell'EUA - European University Association, il minor numero di paesi rappresentati in Horizon 2020 e la collocazione degli atenei principalmente nell'Europa settentrionale e centrale rifletterebbe la situazione dei finanziamenti. Nell'ultimo report dell'EUA, pubblicato all'inizio di novembre, viene messo in luce un continuo declino dei finanziamenti nei 15 sistemi monitorati, iniziato all'indomani della crisi economica (Design strategies for efficient funding of universities in Europe).

Prezioso strumento di benchmarking per le istituzioni dell'istruzione superiore, le Champions list devono tuttavia essere usate con cautela. Non possono offrire una comparazione in toto di tutte le università, perché il ruolo di queste ultime differisce molto nei sistemi nazionali, ma costituiscono un ottimo strumento di confronto tra gli atenei di un dato paese, per verificare quali orientamenti strategici funzionano e quali necessitano una revisione.

E' previsto per marzo 2016 il prossimo Report di monitoraggio della Commissione europea, che includerà sia il Settimo programma quadro, che vedrà la conclusione dei progetti nel 2018, che il primo ciclo di Horizon 2020.

 

 
Elena Cersosimo
(14 dicembre 2015)


(Fonte: UK and Ireland gain in Horizon 2020 top 50 performers, University World News - 30 ottobre 2015)

 

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