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Università italiana 2014: calano le immatricolazioni ma si riducono gli abbandoni
Statistiche CENSIS
 


La 49° edizione del Rapporto CENSIS 2015 sulla situazione sociale del Paese conferma il quadro della poca attrattività dell'istruzione superiore italiana. Tra il 2010 e il 2014 gli immatricolati sono diminuiti del 4,9% (circa 12.000 unità), con un significativo divario geografico: Mezzogiorno e Isole (-11%), Nord Ovest (+4%), Nord Est (-3,6%) e Centro (-5,2%).

Si registra anche una progressiva riduzione del numero di corsi universitari con iscritti, che sono passati nell'ultimo anno accademico da 10.355 a 10.020 e di quelli con immatricolati (da 2.398 a 2.385). Molteplici le cause: calo demografico, indebolimento della condizione occupazionale dei laureati, persistenza della crisi economica e conseguenti difficoltà finanziarie delle famiglie. In compenso, però, nell'ultimo triennio è aumentata la percentuale di studenti che non ha abbandonato gli studi intrapresi all'atto del passaggio tra il primo e il secondo anno (dall'84,3% all'89,8%), che non ha cambiato classe di laurea né Ateneo: sintomo positivo, che, pur con analoghe differenziazioni geografiche, è frutto delle azioni di prevenzione e di contrasto adottate dalle singole Università (ad es. le azioni di orientamento e tutorato).

I nuovi studenti sono aumentati nell'area geografica settentrionale dove, nel 2013, si è concentrato il 60% dei finanziamenti pubblici rispetto al 40% destinato alle Università del Centro e del Mezzogiorno. I piccoli Atenei, pur impegnando soltanto una quota residuale pari al 7,3%, investono molto di più sulla voce "orientamento e tutorato" rispetto alle istituzioni di classe superiore, riuscendo a farne un punto di forza della loro offerta formativa, congiuntamente ai vantaggi ambientali.

Quasi la metà (44,2%) degli immatricolati continua a concentrarsi nei mega Atenei, ma nell'ultimo triennio si è verificato un calo in quest'ultimi (-35,4%) e un aumento delle iscrizioni verso i piccoli, che hanno registrato un incremento pari al 42,4%. Mentre il Paese vive in un clima di mediatica attesa e di annuncio della ripresa, c'è grande bisogno di capitale umano da valorizzare, sia italiano che immigrato. Il confronto internazionale, in base alle statistiche Eurostat, disegna la netta differenza nella quota di popolazione laureata tra l'Italia (18,8% gli uomini e 29,1% le donne) e gli altri maggiori paesi europei (Regno Unito, Germania, Francia, Spagna che oltrepassano la soglia del 40%).

Un ulteriore passo negativo (-1,5% tra il 2012 e il 2013) segna anche gli investimenti per la ricerca scientifica e lo sviluppo, che andrebbero invece vigorosamente sostenuti per assicurare la modernizzazione del sistema universitario, liberando conseguentemente energie utili alla crescita del Paese. Senza trascurare, evidenzia il Censis, l'adozione di altre possibili e preziose ricette quali l'introduzione di un criterio meritocratico effettivo nella selezione e nella carriera universitaria, l'apertura di spazi di opportunità dedicati alle giovani leve di ricercatori, nonché il rafforzamento delle politiche per il diritto allo studio e la didattica con l'ausilio dei risultati del sistema nazionale di valutazione.

 

Antonella Lorenzi
(14 dicembre 2015)

 

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